Unavantaluna - Isula Ranni

Nel Segno Della Grande Isola

Intervista con Francesco Salvadore, voce degli Unavantaluna, Compagnia di Musica Siciliana 

Unavantaluna è la condivisa origine siciliana e la risolutezza nel mettere in relazione il portato tradizionale isolano con il presente, è la dialettica del confronto tra tecniche, stili e materiali musicali tradizionali e comunicatività contemporanea. L’ensemble acustico, dotato di uno strumentario di corde, legni e pelli che provengono in larga parte dalla tradizione isolana, fa trapelare richiami alle musiche popolari del mare nostrum, ma senza eccedere nell’abusata retorica pan-mediterranea. Se scorriamo all’indietro la linea del tempo del folk revival, troveremo sicuramente modelli a cui paragonarli: nulla nasce dal nulla, ben inteso, ma va detto che gli Unavantaluna hanno costruito negli anni un sound personale e una credibilità che va ben oltre la limitata discografia. 
Il quintetto è formato da Pietro Cernuto (zampogna a paro, friscaletto, marranzano e voce), Carmelo Cacciola (lauto cretese e voce), Luca Centamore (chitarra), Francesco Salvadore (voce e tamburello), Arnaldo Vacca (tamburi a cornice). Al compiere dei dieci anni di attività, la band di siciliani della capitale pubblica “Isula Ranni” (Finisterre), doppio CD di cui il primo dischetto, intitolato “Ritta”, contiene un florilegio di classici provenienti dall’enorme corpus tradizionale raccolto da ricercatori e riproposto negli scorsi decenni da indimenticabili personalità vocali siciliane, come a voler ricomporre l’immaginario culturale della terra natìa. Gli undici brani del secondo dischetto, “Manca”, presentano il coté compositivo di Unavantaluna, rappresentato soprattutto dal maestro fiatista Pietro Cernuto; qui la sicilianità musicale assume una portata più ampia, attraverso canzoni, danze e suite strumentali che tratteggiano paesaggi sonori contemporanei, puntano la barra verso territori dell’anima, raccontano storie d’oggi con strumenti antichi. Di “Isula Ranni”, disco solido e maturo, parliamo con Francesco Salvadore, sin da giovane dentro le forme del tradizionale cuntismo per le piazze della Sicilia orientale, vocalist e autore del quintetto. 

Partiamo dalle origini: come nasce Unavantaluna? 
Unavantaluna nasce nell'autunno del 2003 con improbabili prove fra me e Pietro dentro una Lancia Delta nera targata Messina sulle rive del lago di Albano. A ben guardare, in quelle origini ci sono tutte le ragioni che per dieci anni hanno animato il nostro sodalizio: non è stato un incontro casuale, né facile! Ci siamo caparbiamente cercati per "suonare in siciliano". Quattro personalità nette e distinte, quattro visioni della musica e del mondo, ma con un modo di intendersi siciliani e cosmopoliti assai simile! Ne è nata una ricetta genuina e complessa, come nella migliore tradizione culinaria dell'Isola... E dopo dieci anni abbiamo ancora appetito! 

Qual è il vostro retroterra musicale? 
Da giovanissimo ho fatto parte del Coro Popolare Siciliano-Teatro Folk, un gruppo di ricerca attivo per più di trent'anni a S. Teresa di Riva, il mio paese d'origine in provincia di Messina. Lì ho assorbito, a contatto con musicisti e cantori eccezionali, oltre a un repertorio sterminato, la meticolosità e il rispetto per la tradizione musicale popolare siciliana e il piacere di diffonderla e vivificarla con gusto. Poi, come tanti, ho amato il rock e la canzone d'autore. Pietro Cernuto ha affrontato due percorsi paralleli e complementari: da un lato quello della tradizione più pura, provenendo da una famiglia di zampognari, ha avuto un‘assidua frequentazione dei luoghi e dei volti della musica popolare messinese, dall'altro ci sono stati gli studi accademici, la laurea al Conservatorio di Messina, le specializzazioni, i tanti concorsi vinti come sassofonista, la musica per Banda, ecc...ecc... Da ragazzo, Carmelo Cacciola è stato chitarrista rock e R&B di numerose band messinesi. Poi ha preso parte a vari progetti più squisitamente siculi sotto l'egida del guru etno-sperimentale messinese Orazio Corsaro. Poi, negli anni, l'incontro con il Mediterraneo e la musica araba e, soprattutto, con l'universo Grecia, la musica di tradizione e la rebetika. Luca Centamore negli anni '80 è stato bassista e mandolinista del gruppo catanese di riproposta Meridiano15, poi nel tempo ha molto amato il rock e, da dieci anni a questa parte, il fatale incontro con il chitarrismo e le armonie della musica brasiliana. 

Cosa ha apportato un musicista del calibro di Arnaldo Vacca? 
Innanzitutto, Arnaldo ha condiviso da subito le premesse, anche le più "identitarie" e implicite, del nostro progetto; poi ha arricchito la capacità immaginativa del gruppo, sia in termini musicali, quando si prova, si arrangia o si registra, sia in termini di auto-rappresentazione del gruppo: con lui "in più'" ci immaginiamo con meno zavorre. Infine, il suo virtuosismo e la sua esperienza, che in lui fanno tutt'uno con l'entusiasmo e la disponibilità, ci hanno fatto assumere una dimensione dal vivo che qualche anno fa, prima del suo arrivo, non avevamo. Insomma, la nostra Trinacria, prima molto "orientale" sull'asse Messina-Catania, aveva necessità di bilanciarsi con un palermitano! 

Da non residenti nell’isola, qual è il vostro rapporto con la Sicilia. 
Viviamo tutti e cinque a Roma, scelta o necessitò maturata prima di incontrarci, e per alcuni di noi già da qualche decennio. Abbiamo risposto a una domanda simile già otto anni fa, quando a porla fu Roberto Sacchi dalle colonne di FolkBullettin, e mi rendo conto che posso rispondere ancora come allora: il rapporto che abbiamo con la Sicilia ci consente di dipingere dei quadri sonori di un topos immaginario; che però poi fatalmente incontra un immaginario più vasto di tanti e tante, fuori e dentro l'Isula Ranni! È un equilibrio dinamico, dove la terra non è più terra ma non è ancora mare... Equilibrio che tuttavia va accudito con svariate migliaia di Km/anno sulla Salerno-Reggio Calabria!

Scorriamo la vostra discografia… 
Nel gennaio del 2005 è uscito "Unavantaluna" con la Finisterre, registrato all'O.A.S.I. Studio di Roma, disco acerbo e immortale come certi poeti romantici... Se mi soffermo, mi viene da pensare: “Che bel’esordio!” Ci sono alcuni brani di quel CD che ancora oggi, ai nostri concerti, il pubblico canta insieme a noi… E sono soddisfazioni! Nel 2009 è uscito "Novi jorna e novi misi", per l'Heliconia, un CD che racchiude i brani musicali dello spettacolo omonimo che dal 2008 portiamo in giro nel periodo di Natale, un "oratorio popolare" imperniato sulla tradizione della Novena natalizia e sul mistero della maternità. In quel periodo io mancavo dal gruppo, c'era però il nostro amico Andrea Piccioni e proprio con questo disco è iniziata l'avventura con Arnaldo Vacca. E adesso, nel novembre dell’anno appena concluso, è uscito il nostro nuovo disco, l'ultimo nato, quello che sembra che ci somigli di più, frutto di tanti concerti, di lunga maturazione e tanta creatività! E - indovinate un po'?- di nuovo con la Finisterre di Erasmo Treglia e di nuovo in studio all'O.A.S.I. di Paolo Modugno! Sostanzialmente, in tre foto: incoscienza, fede e maturità. 

 L’“Isula Ranni” è la vostra Sicilia… 
 Isola grande, grande non tanto per la superficie, quanto per la vastità, i contrasti (a volte le contraddizioni), la varietà dei tipi, dei paesaggi, delle città... Secondo noi questo titolo esprimeva bene la caratteristica del disco, molto vario, molto siciliano, molto cosmopolita e molto "suonato"! D’altra parte la Sicilia è grande anche per il suo ingombro, nel Mediterraneo non la potresti mettere da nessun’altra parte. Così essere siciliani e come portare un cognome molto famoso: spesso ti aiuta, a volte può essere un po’ ingombrante. 

Parliamo di un doppio album, addirittura. Il primo dischetto, “Ritta”, contiene brani tradizionali o di autori siciliani entrati nel novero tradizionale, il secondo, “Manca”, è composto da vostre composizioni. Come dire? “Ecco da dove veniamo, ecco dove vogliamo andare…”
Questo è ciò che pensiamo della world music: radici forti e salde, e rami e fronde a sfiorare il cielo! Pensiamo che un’identità sicura non possa temere l'avventura! Sai, i siciliani sono 5.000.000 sull'isola e più di 10.000.000 in giro per il mondo, assolutamente siciliani, parlanti il siciliano, eppure in massima parte perfettamente integrati nei nuovi Paesi dove sono approdati! E così, nel primo CD, “Ritta”, abbiamo nuotato a riva, con dei classici che vorremmo trasformare in originali; nel secondo, “Manca”, abbiamo preso il largo, con degli originali che aspirerebbero...! 

Come avete scelto i brani del primo disco? Sono brani memorabili, come “La pampina di l’alivu”, “Mi Votu e mi rivotu” e “Pirati a Palermo”, “Signuruzzu miu faciti bon tempu”. 
È stata una scelta di gusto guidata, per ciascun brano, da motivi differenti e ciascuno valido di per sé; molti di questi pezzi ci accompagnano da anni, qualcuno da sempre, un paio sono delle nuove entrate nel nostro repertorio: in tutti è prevalsa la voglia della reinterpretazione svincolata da legacci filologici. Lungi dall'essere un'antologia, ci sembra che se ne ricavi l'impressione di materia viva, in cui il respiro del "classico" e il "copyright" Unavantaluna sono entrambi evidenti e riconoscibili al primo ascolto. 

Come avete affrontato questi classici? 
Affrontare dei classici è una prova molto stimolante della propria maturità. Ci siamo fatti guidare dalle suggestioni che ogni brano ci suggeriva e abbiamo provato a renderle con le nostre sonorità più tipiche. Ha prevalso il rispetto: il classico con noi ha viaggiato, ha fatto un sogno, si è vestito dei nostri suoni; quando lo si forzava non camminava e quando era contento e si sentiva elegante ci sorrideva... E fino ad ora, solo riscontri appassionati! 

Ci sono modelli a cui guardate? O che vi hanno influenzato? 
Penso che molto di ciò che ciascuno di noi ascolta lascia delle tracce che si traducono nel proprio modo di fare musica... Forse modelli veri e propri no, influenze tante e varie, ma anche tanta voglia di dire cose autentiche e originali. 

Il secondo disco si apre con “Isuli”, brano che ha vinto il Premio Parodi. Di cosa parla il testo? Che mi dite dell’esperienza del Parodi? 
“Isuli” ha tre livelli di lettura: uno molto soggettivo e personale, che ho provato a tenere sullo sfondo cercando di lasciar libero ciascuno di proiettarci il proprio immaginario; uno più decifrabile, che racconta una condizione tipica dei siciliani, sempre in bilico fra la partenza e il ritorno, fra la terraferma e il mare, fra il possibile e le possibilità; l'ultimo è quello della musicalità della lingua, della sua poeticità sonora, che spero possa arrivare anche a chi non afferra il significato delle parole. Al Premio Andrea Parodi abbiamo ricevuto il primo premio assoluto, il premio per il miglior testo ex-aequo e quello per il miglior arrangiamento! Crediamo quindi che la canzone sia arrivata diretta in tutti i suoi aspetti! E' stata un'esperienza unica, la più' importante per Unavantaluna all'immediata vigilia dell'uscita di “Isula Ranni” e del decennale di attività del gruppo! Una gioia vera! 

Il secondo disco contiene composizioni di ampio respiro, con richiami alla canzone, ma si caratterizza anche per il lavoro strumentale… 
Sugli strumentali ci mettiamo più alla prova come musicisti che nei pezzi dove l’uso della voce è in evidenza e si rimane al suo servizio...È negli strumentali che l’intenzione prende il posto della parola e la musica diviene la colonna sonora di un film muto, di cui ogni ascoltatore è regista e sceneggiatore. 

Non mancano i collaboratori e gli ospiti di diversa provenienza culturale… 
Avere tanti amici a suonare per noi è già un motivo di orgoglio e di divertimento. In alcuni casi, poi, si è trattato di vere e proprie perle, interventi che hanno impreziosito e connotato i pezzi. È proprio il caso di chiamarla...world music! E comunque sono quasi tutti amici e soprattutto compagni di mille e mille serate nei peggiori locali di Caracas...! 

Vorrei soffermarmi su tre “canzoni” del secondo disco. La prima è “Petra Niura”… 
“Petra Niura” è un brano che ho scritto con Maria Serena De Masi, una splendida cantante salentina. È il tratteggio di uno stato d'animo particolare, nel momento in cui si ha l'intuizione che le proprie emozioni e i propri sentimenti sono il tramite per una comprensione più' grande. E, detto con qualche pudore, è un tentativo di fare una canzone su qualcosa di impalpabile e evocativo. Il pianoforte di Rocco De Rosa sta lì quasi a sottolineare la particolarità di questo tentativo. 

Poi “Genti di ‘na vota”… 
È lo specchio fedele della considerazione e il rispetto che Pietro ha per la tradizione musicale popolare e per le persone che ce la tramandano. E' un omaggio agli anziani e un'assunzione di responsabilità, è una viva nostalgia del presente, è un inno. 

Infine, “Cala U Suli”… 
Uno di quei brani che ci accompagna da tanti anni. Lo suonavamo 10 anni fa, lo abbiamo ripreso due anni fa per una nostra partecipazione al concorso Musicultura, e adesso ha trovato questa forma. Credo che sia proprio nelle corde di Unavantaluna. È un inno gioioso alla donna e all'amore. “Cala u suli, quando apparve lei…”, nei versi e nel contenuto riecheggia il famoso brano arabo “Lama Bada”, pezzo, tra l’altro, molto in voga fra i musicisti del giro “etnico" romano. 

Quanto è diverso un concerto di Unavantaluna dal disco? 
Noi ci esprimiamo soprattutto dal vivo. Siamo un gruppo che si manifesta e si nutre nella dimensione del concerto. E' un fatto fisico. Sia fra di noi che con il pubblico. Tra l'altro è un aspetto che molti potranno appurare il 10 Gennaio a Roma, in occasione della presentazione ufficiale di “Isula Ranni” all'Auditorium Parco della Musica! L'esibizione live e un disco sono due cose molto distanti... Però, con questo disco, forse per la prima volta in studio, l'aspetto della nostra fisicità si coglie, soprattutto in alcune tracce. E siamo soddisfatti anche di questo! 

Programmi per questo 2014? 
Portare “Isula Ranni” in ogni dove e farlo ascoltare a quante più persone sia possibile. Fare 1095 concerti (3 al giorno).Tornare a trovare tutti gli amici e le piazze che ci hanno ospitato in questi anni. Continuare a divertirci, emozionare, divertire ed emozionarci, come abbiamo sempre voluto fare! E alla fine di dicembre 2014 rispondere alle domande di Blogfoolk sul nostro primo disco "O Vivu!". Baciamu li mani!!!  



Unavantaluna - Isula Ranni (Finisterre, 2013) 
Sin dagli esordi la Cumpagnia Ri Musica Sixiliana si è mossa in una terra di mezzo: tra versante autorale e rivisitazione del patrimonio folk locale. Con questo doppio album (testi e note disponibili sul sito del gruppo: www.unavantaluna.com; il lavoro è venduto al prezzo di un CD singolo) ribadisce il connubio efficiente, senza mai cedere in impatto emotivo, con eccellenti musicisti ospiti chiamati a condividere il cammino nell’isula ranni. “Ritta” (50’42’’) è una sequenza di motivi tradizionali, aperta dalla suggestiva introduzione per friscaletto e lauto cretese, che preparano l’ingresso del marranzano di accompagnamento al canto “A la surfatara”. Si compenetrano le movenze del cifteteli (in cui Ashraf Ahmad Mohamed aggiunge la sua darbuka) e i melismi de “A la carrittera”. Nella polivocalità di “A la Gghianisa” si avverte la lezione dei fratelli Mancuso, mentre il successivo set di evergreen popolari è strappato allo stereotipo folkloristico. Ecco di seguito “La pampina di l’alivu”, balcanizzata dall’archetto dell’albanese Elvin Dhimitri e dalla scansione asimmetrica del tamburo davul del musicista-fonico-produttore Paolo Modugno; il canto propiziatorio delle donne “Signuruzzu miu faciti bon tempu”, un felice ordito di voci, friscaletto e zampogna; la celeberrima “Mi votu e mi rrivotu”, a cui il bouzouki di Yannis Vassilakos imprime sfumature greche. La tradizione del cuntu entra in gioco nella buttittiana “Pirati a Palermo”, compartecipe la voce dell’attore Gaspare Balsamo. Né ci si fa mancare la canzone a ballo “Abballati”. Si prosegue con “A la Vicariota”, che ha un passo andaluso, e con “A Santaluciota”, dove entra un frammento registrato dell’organetto di Sebastiano Ciulia di Fiumedinisi (ME). Avvincente e compatta nel suono d’insieme “A virrinedda” , mentre “Sant’Antuninu” è una ninna nanna proveniente dalla raccolta di Favara. Il CD di nuove composizioni, “Manca” (52’17”), inizia con “Isuli”, firmata da Francesco Salvadore, canzone in cui convivono lirismo ed apertura al ballo. “Cumpari” ha il friscaletto come primadonna, ma un solido spazio se lo ritaglia anche la fisarmonica di Fabrizio Mannino, mentre insuperabile è il finale tamarro con il vespone smarmittato che si invola… “Ora si balla” è luminoso gioco di corde e fiati, con la presenza della chitarra di Cecilia Salsone, il sax di Pierluigi Pensabene che interseca friscaletto e marranzano e i tamburi di Vacca a punteggiare il ritmo con la consueta destrezza. Seguono i due movimenti (Andante e Allegro) della “Sonata per zampogna”: pratica e maestria strumentale di Pietro Cernuto e del tenore al servizio del folk, Nando Citarella, che valorizza la linea del canto. In “Petra Niura” il pianoforte di Rocco De Rosa entra a suggellare profondità di coscienza. Un rinnovato omaggio ai maestri della tradizione arriva in “Genti di na vota” in cui cantano: “Genti di na vota ognunu ca so’ storia/ esperienzi a nnui cuntati chi ssignaru a nostra vita /generazioni di cristiani chi purtroppu si nni vannu/ tradizioni antichi e sani chi ormai stannu scumparennu/ speramu almenu nui carusi mi ‘nsignamu cocchi cosa/ in modu tali di 'sta genti non si perdi mai a mimoria /e quannu e nostri figghji ci parramu di st’anziani/ cu ll’occhi aperti hann'ascutari pirchi’ hannu sulu di ‘nsignari […]. Melodia suadente portata dal friscaletto che ci culla, morbidi intarsi di corde e voci, tamburi a cornice a scandire il tempo nell’onirica “Chirene” (non è un antico nome magno-greco, ma la crasi di Chiara e Irene, figlie di Pietro Cernuto). Il sud della Spagna si affaccia di nuovo in “Putiferiu” (ancora dedicata ad una bimba da poco arrivata: questa volta quella di Francesco), ancora percussioni e fiati a creare un luogo musicale di confluenze sonore. Rotta verso la sponda sud del Mediterraneo in “Cala U Suli”, un altro brano storico della band, che sottolinea la potenza d’insieme della band e gli apprezzabili solismi. I cinque minuti conclusivi di “Cornamusando” sono l’emblema di quello sguardo sonoro dinamico di Pietro Cernuto, in equilibrio fra tradizione ciaramiddara peloritana e background colto. Complimenti a tutta la Cumpagnia! 


Ciro De Rosa