Nuances 4tet – River (Felmay Records, 2013)

Luigi Faggi Grigioni e da Giacomo Rotatori, rispettivamente trombettista e fisarmonicista, sono il nucleo originario del Nuances 4tet. I loro primi passi insieme risalgono al 2002, allorquando diedero vita ad un progetto in duo, nel quale esploravano insieme gli spazi improvvisativi del confronto tra il lirismo della tromba e la ritmicità della fisarmonica. Era quello l’inizio di un percorso di ricerca sonoro molto originale, nel quale proponevano l’accostamento di questi due strumenti dal punto di vista timbrico, interpretando riletture di brani di Astor Piazzolla e Richard Galliano, nel concerto “Variazioni Sul Tango”. Cinque anni più tardi, in occasione di un concerto realizzato per una rassegna dedicato al tango, al duo originario si aggiungono altri due musicisti, Andrea Morandi (batterista) e Roberto Gazzani (contrabbassista), l’alchimia sviluppata insieme è tale che in poco tempo prende vita e forma il Nuances 4tet. Arriva così una lunga serie di concerti in Italia come all’estero, e pian piano al fianco delle tante reinterpretazioni, arrivano i primi brani originali, nei quali il tango viene lasciato sullo sfondo, facendo emergere tutta l’originalità della loro proposta musicale. In questo senso è stata fondamentale anche la diversa formazione che caratterizza il vissuto dei vari musicisti con Giacomo Rotatori, che vanta numerose collaborazioni nell’ambito della musica da camera, Luigi Faggi Grigioni che invece suona in Banda Olifante e con Raphael Gualazzi, mentre Andrea Morandi e Roberto Gazzani hanno grande esperienza in ambito jazz. Il confronto tra diversi background artistici, la capacità di scrittura dei singoli strumentisti, ma soprattutto la sensibilità di ognuno di essi, ha dato vita così a nove brani di pregevole fattura che compongono “River”, disco di debutto del Nuances 4tet. Si tratta di brani nati ora da improvvisazioni, ora da composizioni maggiormente studiate, in cui spicca il superbo interplay tra la fisarmonica e la tromba, supportate in modo eccellente dalla sezione ritmica. Durante l’ascolto spiccano brani come l’iniziale “Il Circo” con le sue atmosfere quasi scanzonate che ci introducono alle altrettanto fascinose “Girando” e “I Don’t Know” fino a toccare la trascinante “Funktango” e la fascinosa “Waltzestrasse”. Chiude il disco una superba versione jazz di “Io Che Amo Solo Te”, che suggella un disco pregevole, in cui la ricerca sonora diventa base ispirativa per la composizione. 


Salvatore Esposito