La Zampogna – Festival Di Musica e Cultura Tradizionale, Maranola (LT), 17 – 19 Gennaio 2014

Se riannodare i fili della memoria popolare, di cui soprattutto gli zampognari sono la personificazione, è l’obiettivo principe di un festival come “La Zampogna” – beninteso tra i più longevi del panorama folk italiano, nonché l’unico appuntamento italiano inserito nella rete dell’European Forum of World Music Festivals – non stupisce che a raccogliere il premio alla carriera 2014 sia stato il lucano Antonio Infantino, memoria della fase più fertile del folk revival nostrano, che con i Tarantolati di Tricarico ha tessuto trame solide tra passato e presente. Come ogni anno, a metà gennaio, nonostante l’incostanza del clima e il rischio elevato di precipitazioni, ma salvaguardando un rapporto diretto con la tradizione rituale stagionale del suono degli otri popolari – come hanno più volte ribadito le due menti organizzatrici, Ambrogio Sparagna ed Erasmo Treglia, che con un buon numero di volontari, locali e forestieri, fanno sì che tutto si compia – nel borgo del basso Lazio si radunano suonatori, costruttori e liutai, cultori delle musiche tradizionali ed accademici mentalmente aperti (non gli autoreferenziali avvitati nella loro scienza), turisti culturali e semplici curiosi attirati dalla presunta autenticità e semplicità dei suoni popolari. 
Ci si inerpica lungo le viuzze di un paesino dalla grazia appartata, si indugia cercando scorci panoramici tra un arco e una scalinata in ciottoli, si visita qualche bottega artigiana o di vendita di produzioni gastronomiche locali, si visitano le belle chiesette, ci si perde volentieri in un’atmosfera rilassata e un po’ sospesa nel tempo. Considerando il festival nel passare degli anni, abbiamo assistito al progresso dei suonatori locali e al sempre crescente numero di zampognari che prendono parte alla manifestazione sin dal corteo “rituale” della domenica mattina: parliamo di esponenti ultimi del mondo agro-pastorale e di giovani – ma anche molti attempati ormai – suonatori cittadini. Non meno significativo il numero di giovani costruttori, per la cui entusiastica iniziativa imprenditoriale il festival si è tradotto in un catalizzatore. Naturalmente, le presenze di pubblico oscillano, come pure quelle dei costruttori con gli stand alla mostra mercato, degli operatori dei media, e del numero di concerti proposti nell’arco della manifestazione. 
Ciò è fisiologico, dovendo “La Zampogna” fare i conti, di anno in anno, con il problema dei finanziamenti, con i gusti, il consumo effimero, la crisi economica. Insieme a eventi collaterali quali la mostra di acquerelli di Brunella Spalletta nella restaurata sede comunale, i suggestivi appunti di viaggio lungo il Cammino di Santiago e la presentazione (unico avvenimento tenutosi a Formia) del volume “Trillillì nel paese con le ali” di Annarita Colaianni e Ambrogio Sparagna, illustrato da Alessandro Ferraro, la XXI edizione del festival ha proposto un cartellone ricco di musica. Si è cominciato con la bella cena-concerto “zampogne e cicerchie”, imperniata su numerose jam all’aperto e sull’assaggio di prelibatezze locali. Il mattino domenicale è iniziato con la processione all’edicola mariana (anch’essa testimonianza del processo del farsi tradizione del festival) e con i canti votivi di due dei quattro musicisti portoghesi presenti al festival: Sara Vidal (voce) e João Pratas (adufe), che hanno intonato “Senhora dos Remedios” e Senhora do Almurtão”, canti religiosi della regione di Beira Baixa. 
Più tardi, mentre nello spazio antistante Torre Cajetani si susseguivano session tra i musicisti, che animavano gli stand dei costruttori, nella sala del Centro Studi si proiettavano le puntate di “L’Italia che Risuona”, il programma prodotto da Ambrogio Sparagna per Rai educational. Al pomeriggio, si sono tenuti tre seminari dedicati a strumenti musicali. Si è iniziato con la presentazione dell’appassionato lavoro di costruzione del doppio flauto campano (di canna e di legno), portato avanti con dedizione da Giovanni Saviello. Si è proseguito con il viaggio nel mondo degli scacciapensieri condotto da Luca Recupero (protagonista anche di uno stage di avviamento al marranzano siciliano e di una piccola mostra sugli scacciapensieri allestita negli stessi locali del centro studi): il suono del suo marranzano accoglie ritmi e tecniche di diversa provenienza: dalla sua isola alla estrema Siberia, dai Balcani al subcontinente indiano, con un piglio da fare invidia ad un furente rockettaro. 
Finale con le launeddas di Bruno Loi, musicista della scuola del grande Dionigi Burranca, con cui si è entrati nell’affascinante mondo dell’aerofono a canne sardo. La chiesa di San Luca Evangelista ha ospitato i concerti pomeridiani e serali. Di scena il giovane e più che promettente gruppo molisano Patrios, composto da dotati solisti; il quartetto portoghese di cui fanno parte  musicisti impegnati anche nel secondo ciclo del progetto FolkMus. Oltre i già citati Sara Vidal (voce, pandeireta, adufe), già voce dei galiziani Llar Na Lubre, e João Pratas (gaita, flauto, conchiglie), il gruppo annovera Manuel Maio (mandolino e voce) e Luis Fernades (flauto traverso, voce, conchiglie); i quattro hanno proposto un set di canti e strumentali tradizionali, soprattutto dell’area mirandese. Non è facile vedere in Italia musicisti folk portoghesi, come è accaduto qui a Maranola, tanto per sfatare il cliché di una musicalità del paese iberico spesso ricondotta unicamente al canto urbano lisboeta o di Coimbra. 
Con quella estemporaneità che è tipica di una manifestazione informale come quella del festival laziale, ecco unirsi a loro Eleonora Bordonaro, potente e versatile vocalist di Paternò. Il trittico di concerti è stato degnamente concluso, in una chiesa gremita, dal concerto degli Unavantaluna, in versione quartetto, alle prese con la presentazione di “Isola Ranni” (il nostro disco del mese di gennaio), ospite un magistrale Nando Citarella. La band siciliana, pur priva delle genialità percussive di Arnaldo Vacca, ha dato prova di compattezza sonora degna del migliore folk revival europeo, nonostante i problemi causati da qualche sbavatura fonica dell’impianto. Il Bordone Finale è il consueto concerto del vespro, del commiato: è la sintesi del festival, che diventa passerella degli zampognari presenti: dai Monti Aurunci alle Mainarde, dagli Ausoni alla Lucania. 
All’interno dell’esibizione si è svolta anche la premiazione di Antonio Infantino che non ha rinunciato ad un canto propiziatorio. Si è finito in crescendo con il toccante omaggio che Citarella ha dedicato allo stesso Infantino e il ritorno sul palco del quartetto portoghese e della Bordonaro, quest’ultima già esibitasi in un duetto impromptu al fianco di Luca Recupero. C’è stato l’entusiasmo del pubblico che ha sfidato le nefaste (ma rivelatesi fallaci) previsioni meteorologiche: si parla di oltre 2000 presenze, cè stata la qualità degli artisti che non manca mai, c'è stato il parossismo sonoro delle tante session che hanno animato la kermese. "la Zampogna", piccolo grande festival, prosegue senza ostentazioni e nel rigore di chi ha a cuore il valore della cultura popolare, Ci vediamo a Maranola l'anno prossimo, folks!



Ciro De Rosa