Intervista con Francesco Grillo

Muovendosi tra la musica contemporanea, la musica classica e il jazz, Francesco Grillo è tra i pianisti e compositori più apprezzati del momento, non solo per la sua solida formazione spesa tra il Conservatorio Verdi di Milano e le Accademie di Imola e Cremona, ma anche per i suoi dischi, “HighBall” del 2011, in cui spiccava la partecipazione di Stefano Bollani, “Otto” a cui hanno collaborato Enrico Rava e Nico Gori, e il recentissimo “Frame”, pubblicato per Sony Classical. Proprio in occasione della pubblicazione di quest’ultimo, che raccoglie quattordici brani autografi, lo abbiamo intervistato per approfondire con lui il suo vissuto artistico, il suo processo creativo e le sue ispirazioni, senza dimenticare le tante influenze che hanno caratterizzato la sua cifra stilistica. 

Ci puoi parlare del tuo percorso di formazione musicale? 
Ho studiato pianoforte e composizione al Conservatorio G. Verdi di Milano poi alle Accademie di Imola e Cremona. Parallelamente ho coltivato e approfondito la passione per il Jazz. 

Quali sono le tue principali influenze stilistiche? 
Credo di aver preso molto dai pianisti compositori dell’800 come Chopin e Schumann, sicuramente dai russi Rachmaninov, Scriabin, Prokofiev ma anche dai francesi (Ravel in primis) passando ovviamente dai grandi pianisti Jazz come Bill Evans e Bud Powell. 

Come hai cominciato a dedicati a composizioni originali? 
Ho cominciato da bambino poco dopo aver intrapreso lo studio del pianoforte. Studiando i grandi maestri l’esigenza di creare è stata immediata e naturale. 

Ci puoi parlare del tuo processo creativo? 
Non è sempre uguale: a volte nasce da un’improvvisazione al piano, a volte penso ad una melodia anche passeggiando o guidando l’automobile. Poi ovviamente tutto viene sviluppato al pianoforte.

Nel 2011 ha debuttato con “HighBall” in cui compare come ospite anche Stefano Bollani. Ci puoi parlare di questo disco e di questa collaborazione? 
“Highball” è un disco anch’esso dedicato integralmente al pianoforte in una sorta di antologia di composizioni piu’ o meno recenti in cui vi sono anche tre duetti con Stefano Bollani. Collaborare con lui è fantastico. Stefano è un grandissimo e poliedrico artista e da straordinario pianista quale è si è plasmato perfettamente e con gran naturalezza alla musica che ho scritto. 

Le collaborazioni con Enrico Rava e Nico Gori caratterizzano invece “Otto” il tuo secondo disco. Qual’è il tuo rapporto con il jazz.. 
“Otto” è un disco di mie composizioni Jazz. Vi sono musicisti straordinari quali: Enrico Rava, Nico Gori, Andrea Dulbecco, Yuri Goloubev e Asaf Sirkis. Collaborare con loro è stato altrettanto meraviglioso. 

Venendo più direttamente a Frame, come nasce questo disco? 
Avevo in mente di fare un disco di piano solo in cui mi raccontavo liberamente. Ne è nato un lavoro con diverse sfaccettature in cui gli stili e gli stati d’animo variano continuamente. 

Ogni brano di Frame, sembra come suggerisce il titolo il fotogramma di un viaggio emozionale, come nascono questi brani? Quali sono le ispirazioni? 
I titoli di “Frame” danno già l’idea di quello che descrivo musicalmente nel brano. Ogni composizione nasce da una emozione differente. 

Il disco presenta quattordici brani attraverso i quali sperimenti il dialogo tra musica classica e jazz? Com’è nata questa idea di confronto tra due generi musicali in apparenza differenti? 
Non è stata un’idea. E’ avvenuto tutto molto naturalmente. Amo dello stesso amore John Coltrane e Rachmaninov, Bach e Art Tatum. Cio’ ha dato vita ad uno stile compositivo personale dove si fondono entrambe le tradizioni. 

Qual’è il brano di questo disco a cui ti senti più legato? 
Non posso sceglierne qualcuno, sono tutti nati dal cuore. Posso pero’ dire che amo molto i brani lenti.  

In "Egloga" la matrice classica è più incisiva, ci parli di questo brano? 
E’ una composizione che sento molto, come dicevo prima è uno di quei brani in cui mi racconto.

Concludendo quali sono i tuoi progetti futuri? 
Ho tanti progetti in mente, uno di questi è scrivere un concerto per pianoforte ed orchestra. 


Salvatore Esposito