Her Pillow – Four Green Fields (Helikonia, 2013)

Nati nel 1992 gli Her Pillow, pur non avendo goduto dello stesso successo e della stessa fama di Birkin Tree e Whisky Trail, hanno rappresentato una delle realtà più vive dell’Irish Folk in salsa italiana, e in vent’anni e più di carriera hanno macinato concerti non solo nella loro Roma, ma anche in tutta la penisola. Sul loro sito internet è affascinante leggere la loro storia, fatti di amicizia, passione comune, fisiologici alti e bassi, e due tour in Irlanda che hanno rappresentato una svolta importante per il loro percorso artistico. Nonostante i vari cambi di line-up, il gruppo è rimasto sempre unito e solido intorno al nucleo principale, ed attualmente è formato da Fabio Magnasciutti (voce, chitarra e armonica), Roberto Magnasciutti (chitarre, mandolino, bouzuki e fisarmonica), Nicola Mancuso (basso), Luca Forte (banjo), Luca Galloni (chitarre), Carlo Pescarolo (batteria), Emiliano Camertoni (flauti), a cui si aggiungono Ludovica Valori (trombone e fisarmonica), David "Davo" Scagnetti (uillieann Pipes) e Luca Mereu (mandolino). A caratterizzare la cifra stilistica della irish band romana, è l’intreccio tra le sonorità della tradizione irish con il rock e il punk, un approccio che rimanda ora ai Pogues ora ai Clash, il tutto condito da una bella dose di energia, che sul palco diventa la loro arma segreta. A quattro anni da “La Kapra Kampa”, gli Her Pillow hanno di recente dato alle stampe il loro settimo disco, “Four Green Fields” che raccoglie quattordici brani tra riletture e traditional, che mettono molto bene in luce tutte le loro qualità di esperti performer. Ciò lo si nota tanto nella travolgente versione dal vivo “Irish Rover”, tratta da un concerto del 2000 ed impreziosita dal violino di Rodrigo D’Erasmo, già componente del gruppo, quanto anche nei brani più trascinanti come la title-track, “Nancy Wiskey” e nel crescendo di “In Heaven There Is No Beer”. Il disco presenta comunque altri momenti di grande interesse come nel caso della bella versione di “Come Out Ye Black ‘n’ Tans” di Dominic Behan, qui proposta in un intreccio tra atmosfere irish e sonorità western, o l’evocativa “Back Home In Derry” su testo di Bobby Sands arrangiato da Christy Moore, o ancora la strepitosa versione di “Green Fields Of France” di Eric Bogle, qui interpretata magistralmente da Fabio Bagnasciutti, che sfoggia un cantato degno dello Shane MacGowan dei periodo migliori. Sebbene “Four Green Fields” segua sentieri già battuti, all’ascolto si svela in tutto il suo essere sanguigno, potente, intenso e sincero, come capita poche volte di ascoltare. 



Salvatore Esposito