Aedo – Saluto Al Nemico (Ululati/Lupo Editore, 2013)

Moderni cantori di un nuovo epos, quella della vita di tutti i giorni, dell’amore per le proprie radici e la propria gente, gli Aedo sono una band salentina, nata nel 2010, che nella sua cifra stilistica coniuga l’amore e il legame per la loro terra d’origine, con i suoni, i ritmi e i colori del mediterraneo. Guida del gruppo, nonché autore di tutte le canzoni è Giovanni Saccomanno (voce e chitarra acustica), a cui si aggiungono Eleonora Pascarelli (voce), Mauro Pispico (chitarra classica), Chiara Arcadi (violino), Francesco Spada (organetto), Giuseppe Donadei (percussioni) e Giorgio Kwiatkoswski (basso), a formare una sorta di ensemble aperto, a cui di volta in volta si aggiungono strumentisti di varia estrazione. Il loro primo disco, “Saluto Al Nemico”, raccoglie dieci brani originali, registrati, mixati e masterizzati da Valerio Daniele, ed incisi con la collaborazione di alcuni ospiti come Antonio Aprile (violoncello), Gianpiero Coppola (viola e violino), Claudio Prima (organetto), Roberto Pinna (diamonica e cori), Ecnegru (didgeridoo e cori), e Giuseppe Tornesello (voce). Ogni brano di questo disco evoca nell’ascoltatore più attento la figura quasi sacra per la tradizione greca degli aedi, coloro che cantavano, e non è un caso che questi giovani salentini, abbiano scelto questo nome per la loro band. Ascoltando le loro canzoni, infatti, non solo si apprezza tutta la loro sensibilità artistica, tanto singolare e profonda da sembrare fuori dal tempo, ma si riscopre il potere del canto come strumento di riscatto, riscatto di una speranza, che traspare da ogni canzone, che vibra nella convinzione che un altro mondo è possibile. Durante l’ascolto spiccano brani come “Le Orecchie Del Re” in cui cantano contro la “piramide del potere”, in un intreccio di suoni che spaziano dalla tradizione popolare salentina alla canzone d’autore, o “La Banda” in cui il loro canto si leva alto in difesa della propria terra, tema che ritorna prepotente ne “La Pancia Del Mostro”, in cui il verso “Le industrie di sogni producono veleni / siamo già morti bianche”, evoca chiaramente il disastro ambientale ed economico dell’ILVA di Taranto. Passato, presente, futuro, sono dunque per il gruppo salentino, la base della loro ispirazione, che mira a dar vita a brani dal messaggio forte, che tocca la sensibilità di ogni ascoltatore, tenendosi ben lontano da ogni retorica. Il finale del disco con “Penelope” è l’emblema della speranza in un riscatto, nella sua tela infatti c’è l’attesa “senza paura” del ritorno di Ulisse, l’alba di un nuovo giorno, di una nuova primavera. L’approccio alla canzone d’autore in chiave world degli Aedo, ponendo sulla scia di esperienze quali Adria e Bandadriatica, rappresenta un segnale importante per una scena musicale ricca, come quella salentina, che troppo spesso si tende ad identificare solo ed esclusivamente con i gruppi di riproposta di materiali tradizionali. 


Salvatore Esposito