Storie Di Cantautori: Zibba e Almalibre, Giorgia Del Mese, Max Arduini, Antonio Pignatiello, Adriano Tarullo

Zibba e Almalibre – E Sottolineo Se… (Mescal, 2013) 
Ad appena un anno di distanza da “Come Il Suono Dei Passi Sulla Nave”, che gli ha fruttato il Premio Tenco come “Disco dell’Anno 2012”, Zibba e Almalibre tornano con “E Sottolineo Se”, disco tributo “sui generis” che non solo omaggia la memoria di uno dei più grandi autori di canzoni in Italia, Giorgio Calabrese, ma getta nuova luce su una delle stagioni più belle del cantautorato nella nostra penisola. Si tratta infatti di una raccolta di dieci brani, tra cui alcuni successi di caratura internazionale, che pescano dai repertorio di artisti del calibro di Mina, Adriano Celentano, Giorgio Gaber e Ivano Fossati. Complice la partecipazione al Premio Bindi dello scorso anno, nel corso del quale interpretò “Se Ci Sei”, scritta da Umberto Bindi e Giorgio Calabrese, è nata l’idea di realizzare questo disco, che ha il pregio di non essere semplicemente un tributo, ma piuttosto una raccolta di reinvenzioni e riletture dei brani composti dall’autore genovese, attraverso la peculiare cifra stilistica di Zibba e Almalibre. Durante l’ascolto così apprezziamo una bella versione waitsiana di “Ciao Ti Dirò” , o la versione dai toni quasi noir di “Pioggia Di Marzo”, o ancora “Il Disertore” di Boris Vian, che viene riproposta in una veste lenta, sofferta ed evocativa. Non manca qualche incursione nel jazz e nello swing come nel caso di “I Sing Ammore” dal repertorio dell’indimenticato Nicola Arigliano” o la brillante “Diano Marina” di Bruno Lauzi, impreziosita da un assolo di sax sul finale. Nel complesso, dunque, “E Sottolineo Se…” riattualizza e getta nuova luce sulle canzoni di Giorgio Calabrese, facendone emergere tutta la modernità e il fascino, e non è un caso che a brillare in modo particolare siano proprio i brani in cui l’opera di riscrittura è stata più incisiva, ed in questo senso vale la pena citare la rilettura reggae di “E Se Domani” e il divertissment “O Frigideiro” per sola voce e sax. 

Giorgia Del Mese – Di Cosa Parliamo (Radici Music/Egea, 2013) 
Talentuosa cantautrice salentina, Giorgia Del Mese si è segnalata negli ultimi anni come una delle promesse della canzone d’autore al femminile, dapprima vincendo il premio della critica all’edizione 2007 del Premio Bianca d’Aponte e successivamente raccogliendo consensi in tutti i principali contest nazionali dal Tenco Ascolta, al Mei d’Autore passando per il Premio Bindi e il Biella Festival. Dopo aver debuttato nel 2011 con “Sto Bene”, quest’anno ha dato alle stampe il suo secondo disco “Di Cosa Parliamo”, prodotto da Andrea Franchi e nel quale ha raccolto dieci brani autografi, che affondano le loro radici negli stilemi classici della migliore canzone d’autore italiana. Canzoni toccanti, intense, caratterizzate da melodie dirette ed essenziali, come il pop-rock d’autore di “Stanchi” che apre il disco e in cui spicca la partecipazione di Alberto Mariotti (King Of The Opera) o la successiva “La Mia Casa”. Il disco, durante l’ascolto, ci regala brani di grande pregio come la ballata “Agosto” in cui troviamo come ospiti Fausto Mesolella e Alessio Lega, e la riflessiva “Imprescindibili” in cui fa capolino la voce di Paolo Benvegnù, ma il meglio arriva quando la voce della Del Mese incontra il rock come nel caso di “Spengo”, o “Vabbè” in cui ammicca a certe composizioni più cantautorali di Vasco Rossi. Ogni brano nasce da una riflessione interiore, e si svela in tutta la sua sincerita, quasi fosse una confessione a cuore aperto, che pian piano diventa un fiume in piena, regalandoci una cantautrice interessante, da tenere d’occhio per gli anni a venire. 

Max Arduini – Vivo In Praticantato, Best Of 2002/2012 (Radici Music/Egea, 2013) 
L’incontro con RadiciMusic, deve essere stato per Max Arduini uno snodo importante per la sua carriera di cantautore, perché l’etichetta toscana è una di quelle che nonostante la crisi ha continuato testardamente a lottare per la buona musica, regalandoci bei dischi (in tutti i sensi, tanto per il contenuto, quanto anche per l’estetica del packaging) e sempre interessanti proposte. Quando lo scorso anno recensimmo “Cauto e Acuto” il primo disco di Arduini per RadiciMusic, sottolineammo come la svolta verso la canzone d’autore dell’etichetta, potesse dirsi vinta come scommessa, e quest’anno con la pubblicazione di “Vivo In Praticantato, Best Of 2002/2012” del cantautore ravennate ci sentiamo assolutamente di confermarlo. Attraverso i diciannove brani contenuti nel disco, infatti, si ha modo di toccare con mano di che pasta è fatto il cantautorato di Max Arduini, in grado di mescolare temi personali e spaccati di vita vissuta, il tutto mescolando rock, canzone d’autore e poesia. Le canzoni del cantautore ravennate, come scrive lui stesso nella presentazione fanno parte parte di quella schiera di composizioni che non arrivano al primo ascolto, infatti bisogna ascoltarle con attenzione, cogliendo ogni sfumatura, ogni parola, per comprendere a fondo la radice ispirativa che le ha generate. Durante l’ascolto così non si può non apprezzare brani come l’intesa “Camera Oscura”, o la personalissima dedica alla sua città natale “E’ Ravenna” cantata in duetto con Teura Cenci, o ancora le altrettanto belle “La Ballata Della Formica Rossa” e “L’Impagliatore”, che evidenziano come la produzione di Arduini in questi dodici anni si sia caratterizzata per un continuo crescendo qualitativo. Insomma, per chi non conoscesse questo cantautore, questo interessante best of è un giusto compendio per comprendere tutto il suo talento, e siamo certi che sarà un ottima base di ripartenza per la sua carriera futura. 

Antonio Pignatiello – Ricomincio Da Qui (Controrecords, 2013) 
“Ricomincio Da Qui” è il disco di debutto di Antonio Pignatiello, “cantastorie notturno” come lui stesso ama definirsi, che ha deciso di ripercorrere la strada verso casa, verso la sua Irpinia, e ripartire da quel luogo per trovare le ispirazioni delle sue canzoni. “Sono partito dalla carta e dalla strada, dalla vita ascoltata o vissuta, poi mi sono accomodato vicino al pianoforte e ho cominciato a scrivere: ho lasciato un biglietto dentro una bottiglia lanciata sul mare e sono tornato a casa”, scrive lui stesso e a queste parole c’è da credergli davvero, quando ascoltando il disco, pubblicato dall’etichetta torinese Controrecords, scopriamo tutta la maturità e la profondità delle sue canzoni. Ogni brano infatti nasce da un incrociarsi di ispirazioni che spaziano da Italo Calvino a Pier Paolo Pasolini, passando per Cesare Pavese e Charles Bukowski, fino a toccare John Fante, e l’indimenticato Pier Vittorio Tondelli, il tutto intrecciato a sonorità che mescolano Tom Waits con la migliore tradizione cantautorale italiana di Paolo Conte, Fabrizio De André e Luigi Tenco. Ad accompagnarlo in quest’avventura un folto gruppo di musicisti in cui spiccano Giuliano Valori al pianoforte, con cui Pignatiello ha scritto gli arrangiamenti, e il sassofonista jazz Pasquale Innarella, ma anche la Banda di Lacedonia, il cantore Carmine Acocella (mandolino), Rocco Melillo (tromba), Pasquale Innarella (sax), Paolo Camerini (contrabbasso), Margherita Musto (violino), Luigi Pistillo (chitarra), e la voce di Franco Armino, che compare in “25 Anni Dopo”, dedicata al terremoto che colpì l’Irpinia negli anni ottanta. Antonio Pignatiello con il suo pianoforte ci guida così attraverso brani di rara intensità come “Folle”, canzoni dalle sonorità old time (“Camere Separate a Paris” e “Viali Della Verità”) e spaccati di puro lirismo “Ninna Nanna Di Rocchetta Sant’Antonio”, tuttavia a brillare in modo particolare sono “Non Torna” e “Ricomincio Da Tre” in cui i suoni della sua terra si mescolano alla poesia di un songwriting genuino e sincero. Di pregevole fattura sono poi anche le riletture di “Parigi” di Paolo Conte e “Tu No” di Piero Ciampi, che evidenziano bene quale sia il DNA artistico di Pignatiello, un cantautore dalle radici musicali solide, e dalla vena creativa non banale. “Ricomincio Da Qui” è, dunque, un disco curato come se ne sentono ben pochi in questo periodo, e siamo certi che nel prossimo futuro si ritaglierà uno spazio di primo piano nella scena cantautorale italiana. 

Adriano Tarullo - Anche Io Voglio La Mia Auto Blues (Autoprodotto, 2013) 
Cantautore abruzzese di belle speranza, Adriano Tarullo vanta un percorso musicale di tutto rispetto che lo ha portato negli anni ad incidere tre album, che mescolando la tradizione e il dialetto della sua terra, incrociavano la sua ispirazione con il blues e il folk-rock americano. Il suo nuovo album “Anch’io Voglio La Mai Auto Blues”, nasce dalla collaborazione co Michele Avolio, musicista e ricercatore dei Discanto, e raccoglie tredici brani, incisi insieme ad un folto gruppo di strumentisti che lo hanno affiancato durante le session, e la cui partecipazione caratterizza in modo significativo ogni brano. La tradizione popolare abruzzese anche in questo disco è molto forte, e ritorna qua e là, impreziosendo ogni brano, così come l’uso del dialetto, mai sfoggiato, ma piuttosto utilizzato con misura e rispetto. L’ascolto ci regala brani di ottima fattura come l’iniziale “Felicità a(p)pagamento”, o ancora “Suonerò Tutta La Notte” e la title-track, che evidenziano molto bene quale sia stato il processo creativo alla base di ogni singola composizione. Il vertice del disco arriva però con le splendide “Cimerose”, “Lamenti” e “Canto di Mietitura”, tre canti tradizionali della sua terra, e le cui esecuzioni si ispirano direttamente alle registrazioni degli anni settanta di Diego Carpitella. Creando un ponte ideale tra il blues americano e la tradizione della sua terra, Adriano Tarullo ha caratterizzato in modo originale la sua cifra stilistica, affondando le radici del suo songwriting in quei canti della terra, che ancora oggi hanno tanto da raccontarci. 


Salvatore Esposito