OTEME – Il Giardino Disincantato (Strapontins/Ma.Ra.Cash Records, 2013)

L’ensemble OTEME (Osservatorio delle Terre Emerse) nasce nel 2010 dall’esigenza del musicista lucchese Stefano Giannotti (voce, chitarra classica, chitarra elettrica, banjo, componium, teponatzli, armonica, metallofono) di dare forma e sostanza musicale alle sue composizioni, brani che partendo dalla canzone d’autore spaziano attraverso generi musicali differenti dall’art-rock alla musica classica fino a toccare il prog. Negli anni il gruppo ha assunto sempre di più i tratti di un vero e proprio laboratorio musicale, che ruota intorno ad un gruppo stabile di nove strumentisti, composto da Valeria Marzocchi (flauto, ottavino, voce), Nicola Bimbi (oboe, corno inglese), Lorenzo Del Pecchia (clarinetto, clarinetto basso), Maicol Pucci (tromba, flicorno), Valentina Cinquini (arpa, voce), Emanuela Lari (piano, tastiere, voce), Gabriele Michetti (basso, contrabbasso, voce), Matteo Cammisa (batteria, xilofono, timpani), a cui di volta in volta si aggiungono vari collaboratori ad arricchire il sound. Recentissima è invece la pubblicazione del loro disco di debutto “Il Giardino Disincantato”, nel quale sono confluiti non solo composizioni recenti, ma anche materiali che risalgono addirittura a ventiquatto anni prima, segno evidente di come l’idea alla base di questo ensemble sia maturata lentamente fino ad avere una forma compiuta. Mescolando King Crimson, sonorità alla John Cage, con la musica classica e contemporanea, Giannotti ha dato vita ad un esperienza sonora di grande suggestione, in cui ogni brano si svela in tutto il suo sorprendete fascino, come nel caso de “Dal Recinto” in cui brilla il dialogo tra le cinque voci e la tessitura sonora delle chitarre acustiche, o ancora lo strumentale “Terre Emerse” che mescola atmosfere classicheggianti con ammiccamenti al prog. Tra i momenti più intensi vanno segnalati certamente “Mattino” in cui, tra originali cambi ti tempo, brilla la glass harmonica suonata da Thomas Bloch e “Per Mano Conduco Matilde” nella quale spicca ancora il pregevole uso delle voci e il suono evocativo del componium, un carillon a scheda perforata. Non manca anche un ammiccamento alla world music con “Tema Dei Campi” in cui il piccolo oboe e il clarinetto disegnano una struttura melodica di grande pregio, così come piace la dolce ma allo stesso tempo sofferta “Palude Del Diavolo” in cui le quattro voci si stendono sulla tessuto sonoro dei fiati. Questo disco di debutto degli OTEME è insomma una ventata di freschezza per la scena prog-rock in Italia, non solo per l’originalità della ricerca musicale compiuta negli anni da Stefano Giannotti, ma anche per la capacità di aver superato ogni tecnicismo fine a se stesso. 


Salvatore Esposito