Ry Cooder - Live In San Francisco (Nonesuch Records, 2013)

La prima cosa da precisare è che questo, è il primo live del grande Ry Cooder in più di trentacinque anni di carriera. E’ stato registrato durante due concerti con i Corridos Famosos, e una sezione fiati di dieci elementi alla Great American Music Hall. Il disco è chiaramente prodotto da Ry Cooder, ci mancherebbe altro. Ma, chi è Ry Cooder? Ry Cooder è un cantante e chitarrista americano dal piglio scientifico ma appassionato, una figura di musicologo militante che ha registrato e composto musiche negli ambiti più svariati ridonando alla parola musica popolare, nella sua distinzione popular music, il suo significato più nobile e meno implicato con significati politici. Anche questo è un disco fortemente politico, e se ascoltate l’intro a “El Corrido de Jesse James” capirete che quando c’è da parlare chiaro, basta farlo, laddove il nostro si augura che Jesse James, dal Cielo, ascolti la sua preghiera dedicata a quelli che hanno preso i soldi di tutti per darli alle banche. Ho incontrato Ry Cooder grazie al mio spacciatore di fiducia, spacciatore di vinili si intende. Lui, grande amante della musica vera, ed armonicista supremo, frequentava il bar che mio padre aveva nei primi anni 70. Una volta capito che avevo un interesse quasi maniacale per la musica, mi dava questi vinili che sono qui dietro di me mentre scrivo. Uno di questi era una stampa italiana di “Chicken Skin Music” e, alla mia domanda circa chi fosse questo Ry la sibillina risposta fu: “Uno che fa grande Musica”. Vero, caro Franco, assolutamente vero… Ry Cooder ha messo nei suoi dischi, covers fatte con amore di pezzi di Elvis Presley, Johnny Cash e Woody Guthrie allargando lo spettro dei suoi interessi alla musica indiana col meraviglioso lavoro dedicato all’India, fino alla collaborazione estemporanea col supergruppo dei Little Village (visti dal vivo a Correggio in un concerto straordinario), fino alla colonna sonora delle colonne sonore, quel “Paris, Texas”, che con tre note ha fatto capire che il minimalismo è una strada percorribile. Questo “Live In San Francisco” è suonato col cuore, e la “voce” chitarristica di Ry può far male nella sua intensità intensa, e purtroppo, ci fa capire quanto ci siamo persi mettendo dei significati alla musica che essa non deve avere. Sto parlando della popular music, come bandiera della psudo-sinistra anemica e mercificata. La musica di Ry Cooder non è un comizio dove l’artista tenta di convincerci con le sue idee politiche, ma piuttosto è una disciplina artistica che deve essere libera. Questo “Live In San Francisco” è fatto per durare, in un mondo che divora ogni cosa con spaventosa immediatezza. Così mi sento di consigliare col cuore questo disco, e lo dico come uno che ha avuto la vita migliorata dall’incontro con questo grande artista. Del resto anche Keith Richards ha imparato da Ry Cooder a suonare con l’accordatura aperta!


Antonio "Rigo" Righetti