Dignità Autonome Di Prostituzione, Lanificio, Roma, 27 Settembre 2013

Replicato con grande successo ininterrottamente dal 2007 a quest’anno, “Dignità Autonome di Prostituzione” di Luciano Melchionna, è uno spettacolo teatrale originale, ed unico nel suo genere nel quale protagonista assoluta è l’arte, per la quale in scena prende vita un bordello, come quelli che c’erano in Italia prima delle legge Merlin, una casa chiusa dove l’attore è alla marcé degli spettatori. Dopo aver calcato i palchi più prestigiosi di tutta Italia, lo spettacolo di recente è stato ospitato nella particolare cornice del Lanificio, a Roma, una vecchia fabbrica della lana, trasformata in un laboratorio creativo, che rivestendosi di scenografie quasi burlesque, è stato trasformato per l’occasione nella casa chiusa dell’arte. Lo spettacolo comincia già ai botteghini, dove insieme al biglietto l’ignaro spettatore viene rifornito di un fascetto di “dollarini”, moneta locale che si scoprirà necessaria per pagare le performance degli attori. La sorpresa vera però arriva una volta entrati nell’area riservata all’inizio dello spettacolo, un salone ampio, che rimanda a quelli in cui si aggiravano le maitresse, invogliando gli avventori ad approcciare le signorine che offrivano le loro grazie. 
Dopo essere stati accolti da una strana famiglia di tenutari e di maitresse, entrano in scena gli attori e in breve tempo lo spettatore si trova catapultato in uno postribolo, in cui non si vende il sesso, ma dove protagonista è solo l’arte. La prima parte dello spettacolo è collettiva, e vede protagonista il monologo “Il Macellaio” su testo di Luciano Melchionna e con musiche di Momo, e nel quale si accusa senza mezzi termini chi ha sminuito e ridotto in miseria l’arte nel nostro paese. Presentate anche le grazie della casa, con i vari attori che vengono fatti sfilare ad uno ad uno, prendono il via le contrattazioni e man mano gruppi di dieci, quindici spettatori filano via in altri locali del Lanificio, per godersi l’arte a pagamento. Intanto nel grande salone, la protagonista è assoluta è la musica con la “pianista” Carla Petrachi, “la nave scuola” Emanuela Gabrieli e “la bambola rotta” Her che insieme o singolarmente offrono agli spettatori un repertorio vario che spazia da “Vecchio Frak” di Domenico Modugno a “Rosamunda” di Vinicio Capossela fino a toccare la pizzica e brani originali composti per l’occasione. 
Pian piano dal piazzale ai loft dedicati alle mostre, al montacarichi, e agli uffici di produzione, ogni luogo del Lanificio diventa luogo dove si consumano le prestazioni. In un via vai continuo di adescamenti, provocazioni e contrattazioni, si assiste alle varie pièce teatrali della durata di dieci, quindici minuti in cui gli attori si appartano con un piccolo gruppo di spettatori e trasformano anomali spazi in piccoli teatri, in cui viene abbattuto il limite del palco, dando vita a particolari forme di metateatro. A caratterizzare il tutto c’è la complessa ed originale regia di Melchionna, che ha curato nei minimi dettagli le varie performance, in cui nulla è lasciato al caso in questo approccio al teatro del tutto nuovo. In un vortice di gioiosa e sorprendente provocazione, ci capita di assistere al racconto di vita di Anja, prostituta slovacca interpretata da Betta Cianchini dal passato triste e ancora pieno di dolore, o allo splendido soggetto cinematografico raccontatoci in un buio rischiarato da sole candele da Gabriele Guerra, o ancora a Davide Gallarello, che vestendo i panni dell’Inquisitore recita uno stralcio de “I Fratelli Karamazov” di Dostoevkij. 
Mentre le varie performance si vanno concludendo, per noi c’è ancora tempo per il monologo “La Ritrattista” della talentuosa attrice Irene Grasso, che ci conduce verso il gran finale nel salone, in cui protagonista è il cast al gran completo, che invita e sollecita il pubblico a ballare, a divertirsi, in nome e in difesa di quell’arte, celebrata durante tutta la serata. “Dignità Autonome Di Prostituzione” è dunque uno spettacolo coinvolgente, che si nuove su piani artistici differenti dalla musica alla danza fino al teatro, cuore pulsante dell’azione scenica; uno spettacolo quasi contagioso, che non si esaurisce in una sola serata, ma che in ogni sua replica riserva sorprese sempre nuove, restituendo all’arte quella naturalezza e quella dimensione prettamente creativa che sembrava da tempo smarrita. 


Salvatore Esposito