Cantata: La Danza Incontra Il Potere Delle Voci

Il 7 e l’8 novembre 2013, sul palco del Teatro San Carlo di Napoli, a chiusura della IV edizione di Autunno Danza, andrà in scena “Cantata”, una coreografia di Mauro Bigonzetti, su musiche originali e tradizionali delle Assurd feat. Enza Pagliara, presentata per la prima volta con musiche dal vivo al Ballet Gulbenkian nel 2001 e più volte presentato sia in Italia che all’estero. Tra i più interessanti coreografi italiani del momento, Mauro Bigonzetti ha dato vita ad uno spettacolo di grande suggestione, che mescolando la sua gestualità passionale e viscerale rievoca la bellezza mediterranea e selvaggia del Sud Italia, ed in parallelo racconta anche il rapporto uomo-donna: dalla seduzione alla passione, fino alla gelosia. Il balletto, rendendo omaggio alla cultura e alla tradizione musicale italiana si regge su un tessuto sonoro senza tempo, in cui i suoni e i ritmi della tradizione diventano la base di partenza delle composizioni di Cristina Vetrone. Lo spettacolo si basa su una struttura di quindici brani che spaziano dalla struggente ninna nanna “Nunna Nunna” alla splendida “Cantata ‘Mpruvvista” ispirata da una poesia di Raffaele Viviani, passando per brani tradizionali come la “Pizzica Salentina”, “Fimmene Fimmene” e “Gargano”. Ogni brano si caratterizza per arrangiamenti essenziali ma allo stesso tempo eleganti, nonché per una particolare attenzione alle timbriche e agli intrecci vocali delle quattro voci, che ora all’unisono, ora dialogando, riportano alla mente gli antichi canti “alla stisa”. Cantata è, dunque, l’occasione non solo per assistere ad uno spettacolo coreutico di grande originalità, sotto il profilo delle coreografie e dell’allestimento, ma anche per riscoprire una parte importante del repertorio vocale femminile della tradizione musicale del Meridione D’Italia. Per approfondire la genesi di questo spettacolo e per offrirne ai nostri lettori una piccola anticipazione, abbiamo realizzato una doppia intervista con il coreografo Mauro Bigonzetti, e Cristina Vetrone delle Assurd. 

Le Suggestioni Della Danza, Intervista a Mauro Bigonzetti 

Come nasce l’idea di “Cantata”... 
L’idea di “Cantata” nasce tredici anni fa sia da alcune fortunate coincidenze sia da un discorso più mirato. L’idea era quella di approfondire alcune tematiche della musica tradizionale italiana, che ha grande suggestione ed emotività. E’ un tipo di musica che richiede molta ricerca, e non può essere limitata al solo ambito perfomativo, perché è ricca di storia, di contenuti antropologici. Siccome nella danza, una quindicina di anni fa c’era un po’ questa moda di andare a recuperare i suoni dal mondo, e parlo di flamenco, tango, e altri generi musicali, cose bellissime dal punto di vista musicale, ma anche da quello ballettistico e di danza, ho pensato che anche la nostra tradizione non fosse inferiore a quella di altri paesi. Così un po’ per rivendicare questa radice italiana, che veniva poco valorizzata a differenza di quella di altre culture, venne fuori questa idea, per dare un significato forte a quella che era la nostra storia musicale. Ebbi la fortuna di fare una chiacchierata con degli amici su queste tematiche, e loro mi consigliarono di ascoltare un gruppo, che si poteva adattare perfettamente a quelle che erano le mie esigenze. Tramite Roberto Monari, che era uno dei collaboratori tecnici delle Assurd, le ascoltai e nacque subito un grande innamoramento artistico. 

Dopo l’ascolto, è nata l’idea di creare le coreografie del balletto. Come hai lavorato in questo senso? Quanto ti hanno influenzato le forme coreutiche popolari… 
Ho frequentato molto le ragazze, sono stato un po’ di tempo con loro nel sud Italia per partecipare e vedere le varie serate, le varie feste di paese, tutte cose che in parte già conoscevo, ma loro mi hanno allargato gli orizzonti, facendomi toccare con mano la tradizione. Sulla base di questa esperienza, ci sono stati poi tutti i filtri stilistici e delle rivisitazioni dal punto di vista proprio del movimento e della grafica del movimento, ma è rimasta molto forte l’energia e la carica emotiva, questa trance del corpo e della voce, che caratterizza le danze del sud Italia. Tramite processi di riflessioni e confronti, è nata questa “Cantata” che è sicuramente tra le cose più tradizionali che ho fatto, ma allo stesso tempo riesce ad essere anche uno degli spettacoli più moderni del mio percorso. 

Quali sono le difficoltà che hai incontrato per la realizzazione di questo balletto? 
Le difficoltà all’inizio sono state soprattutto di approccio, perché si tratta di musiche, che nascono da certe esigenze siano esse religiose, pagane, o di lavoro nei campi, ed all’inizio sembrava davvero che non ci fosse modo per coreografarle, perché erano pregne di simboli, significati ed energie, che rendevano tutto il lavoro estremamente difficile. Era complesso riuscire ad individuare coreograficamente alcune cose, che sulla carta o in maniera poco riflessiva risultassero impossibili da realizzare, perché in questa musica c’è già danza, corpo, energia, fisicità. Creare una struttura coreografica potrebbe sembrare un sovraccarico, però lavorandoci un po’ e ragionando con le ragazze, che hanno partecipato alla realizzazione emotivamente, ma soprattutto avendo a disposizione una compagnia meravigliosa dal livello artistico altissimo come quella del Ballet Gulbenkian, per il quale lo spettacolo è stato creato, pian piano è cominciata a fiorire questa coreografia. Dopo quelle difficoltà iniziali, il lavoro è stato molto semplice e naturale. 

Dopo il successo della prima, avete portato lo spettacolo in tournée in tutto il mondo… 
In tredici anni abbiamo davvero girato il mondo, e siamo stati nei teatri più importanti dal Londra al Bolshoi, passando per il Canada, la Cina, e il Sud America. E’ uno spettacolo riuscito, anzi di più, perché lo abbiamo esportato in tutto il pianeta. 

Qual è stata invece la risposta che ha avuto in Italia… 
In Italia ha avuto una risposta ottima, perché ha fatto oltre duecento recite, ha girato tutta la penisola, e devo dire che è uno spettacolo, che viene recepito dal pubblico sempre allo stesso modo. Essendo abituati a girare il mondo anche con altri spettacoli, ognuno di essi ha una risposta differente a seconda delle abitudini, delle culture, invece “Cantata” ha messo d’accordo un po’ tutto il pubblico mondiale. Nel senso che la reazione del pubblico è sempre molto forte, molto coinvolgente, anche se in Cina o magari in Messico, ad esempio, non conoscono le nostre tradizioni. Questo la dice lunga sul lavoro… 

Il tuo lavoro ha spostato il confine un po’ più avanti nella ricerca sulla danza moderna… 
Questo non tocca a me dirlo… però la curiosità e la voglia di fare sempre cose diverse e scoprire possibilità nuove sono una cosa vitale per un artista, in questo senso io ho superato molti punti fermi che avevo raggiunto. E’ necessario sempre mettersi in discussione, e io lo faccio con questo tipo di approccio, che aiuta a non fossilizzarsi su certe cose e a scoprirne sempre di nuove. 

“Cantata” è un work in progress sin dalla sua prima recita, quali sono le novità che si sono susseguite negli anni… 
“Cantata” è un lavoro che è molto aperto in questo senso, sia dal punto di vista del numero di danzatori, sia da quello della scaletta dello spettacolo, che può mutare in molti modi in ragione delle esigenze, ma la sua radice non cambia mai. Diciamo che all’interno della struttura c’è la possibilità di creare composizioni differenti del lavoro, scambiando le parti, o cambiando musiche all’interno dello stesso pezzo. E’ un lavoro sempre pronto a rinnovarsi… 

Quanto è importante il rinnovarsi continuo nella danza… 
Nella recita che faremo al San Carlo a Napoli, porteremo in scena una versione dalla struttura e dalla scaletta rinnovata, costruita ad hoc tanto per rendere onore alla cornice storica in cui ci esibiamo, e nella quale io non avevo mai lavorato, quanto anche per la presenza di una compagnia di ballo stabile. Si tratterà, insomma, di un evento unico, da non perdere. 



Il Potere Delle Voci, Intervista a Cristina Vetrone 

Ci puoi raccontare del vostro incontro con Mauro Bigonzetti? 
L’incontro con Mauro Bigonzetti risale ad undici anni fa. E’ avvenuto tutto in modo molto casuale, perché noi stavamo lavorando ad un disco con Roberto Monari, che era anche il tecnico di Aterballetto, e Mauro in quel periodo stava curando una coreografia per il Balletto Gulbekian in Portogallo, a Lisbona. A lui servivano delle musiche napoletane, perché la richiesta della direttrice del balletto era proprio quella. Così Roberto gli fece ascoltare le registrazioni del disco che stavamo incidendo in quel periodo, e fu amore a prima vista. 

Come nascono i brani di “Cantata”? 
Per onestà devo dire che la maggior parte dei brani firmati da me sono variazioni sui brani tradizionali, ne sono autrice perché ci sono variazioni nell’arrangiamento e nella parte musicale. Ad esempio “Parise E’ Barbettone” è una Montemaranese riletta attraverso la mia preparazione musicale, e certamente si è arricchita di elementi che non sono presenti nella versione tradizionale, questo accade anche con la “Nonna Nonna” che è ripresa da una ninna nanna della tradizione napoletana. Altre composizioni sono in stile, e nascono da moduli e strutture popolari, è il caso di “Cantata ‘Mpruvvisata” che nasce su una struttura tipica della tammurriata della musica napoletana dove c’è la quarta aumentata nella scala maggiore, dove la quarta nota della scala aumentata. Qualche altro brano invece nasce proprio dal mio background musicale. 

Come avete scelto i vari brani di “Cantata”… 
Non c’è stato un percorso di ricerca particolare nella scelta dei brani, ma c’è stata più che altro la collaborazione di Mauro, che ha realizzato la sua coreografia su alcuni brani e poi insieme abbiamo strutturato la lunghezza e le modalità di esecuzione. I brani da cui è nata l’ispirazione per Mauro sono stati insomma la base di partenza per tutto il lavoro, poi abbiamo lavorato insieme per completare il tutto. 

Al nucleo originario della Assurd si è aggiunta poi Enza Pagliara, che ha allargato lo sguardo del gruppo verso il Salento… 
Enza è salentina, ed ha una conoscenza profonda ed appassionata della tradizione della sua terra. Lei ci ha aperto la strada della pizzica, che ormai è famosissima, ma anche di canti di lavoro come “Ferma Zitella”. Poi siamo state anche noi giù nel Salento e ci siamo appassionate tutte a questa tradizione. Lei invece si è appassionata alla tradizione napoletana, che le abbiamo fatto conoscere in modo più approndito. La cosa che mi ha colpito del vostro approccio, è la cura per la vocalità. Come avete lavorato in questo senso.. Io trio Assurd si caratterizza per la mia voce che è molto bassa, così come quella di Enza Prestia, mentre Lorella riesce a spaziare dai toni alti a quelli bassi, pur brillando maggiormente in questi ultimi. Enza Pagliara ha il timbro tipico delle cantrici salentine, che va molto in alto, e chiaramente nelle armonizzazioni abbiamo lavorato su queste tipicità. Fondamentalmente le Assurd sono un gruppo vocale, e anche il modo di suonare l’organetto rispecchia tutto ciò mettendo in rilievo la voce. Quello che mi interessa per gli arrangiamenti delle musiche è che gli strumenti devono essere un supporto per le voci, e infatti io non mi sento una virtuosa dell’organetto, ma piuttosto preferisco valorizzare le voci. Personalmente mi sento molto più cantante, che organettista. Devo dirti che le Assurd, e la stessa Enza sono capacissime di armonizzare semplicemente cantando insieme, e già in quel momento si capiscono i ruoli e le possibilità di ognuna, ovvero dove può brillare l’una o l’altra secondo le capacità. 

Qual è stata la difficoltà di suonare del vivo con il balletto? 
Sono undici anni che lavoriamo a questo spettacolo e sempre con compagnie diverse in tutto il mondo, ma non abbiamo mai avuto grandi difficoltà, perché ci siamo sempre trovate benissimo, nel muoverci nello spazio teatrale con i ballerini. Come concertiste noi occupiamo una posizione specifica con i microfoni, e quella resta, ma nella coreografia abbiamo delle posizioni diverse, giriamo intorno ai ballerini, insomma siamo parte dell’azione scenica. Mauro poi ci ha aiutato a farci capire come muoverci e quali erano i nostri spazi, dandoci delle indicazioni specifiche. E’ comunque sempre molto bello e piacevole lavorare con le compagnie di ballo, che sono sempre entusiaste di lavorare a questo spettacolo, tanto che spesso anche loro vengono coinvolti nel canto. E’ insomma sempre una bellissima esperienza, che ci permette di conoscere persone nuove. 

Quali sono i progetti futuri delle Assurd? 
Le Assurd sono tornate ad essere un trio, anche se Enza Pagliara è rimasta come featuring. A Marsiglia abbiamo incontrato un ragazzo che suona la beat box e con lui vorremmo provare a rifare la “Tammuriata Nera”, con un nostro arrangiamento. Poi ci sono anche moltissimi canti di nuova composizione, perché in questo periodo ci siamo lanciate tutte nella composizione, per preparare un nuovo lavoro con Mauro Bigonzetti, in cui ci deve essere musica inedita. Per lo più sono canti sull’emigrazione, perché io sono nata in una famiglia emigrata in America e che è ritornata in Italia dopo trent’anni, mentre Enza Prestia, è figlia di genitori italiani ma è nata a Buenos Aires. Si tratti di canti che raccontano dell’emigrazione sia nella dimensione intima, sia in una visione più universale. 


Salvatore Esposito