Alberi Sonori – D’Amur’e Santi (Autoprodotto, 2013)

L’incontro e il confronto tra due tradizioni popolari in apparenza diverse e lontane anche geograficamente, come quella molisana e quella calabrese, e più privatamente l’amicizia sono state la spinta propulsiva per la nascita del gruppo Alberi Sonori, guidato da Cinzia Minotti (voce, tamburi a cornice, castagnette) e composto da Giuseppe Ponzo (chitarra battente, tamburello, organetto e voce), Rosario Emanuele Milella (violino, lira calabrese, tamburello, e voce), Oreste Forestieri (zampogna, mandolino, mandola, flauti a paru, flauto traverso, marrazano, tamburello), e Michele Di Paolo (tamburi a cornice). Il loro primo lavoro discografico “D’Amur’e Santi”, giunge a coronamento di un lungo percorso di ricerca e di rielaborazione di materiali tradizionali, operato partendo dal contatto diretto con alcuni cantori calabresi e molisani. I dodici brani nel loro insieme compongono, così, una sorta di itinerario sonoro dialogico, che seguendo un immaginario tratturo dagli appennini del Molise ci conduce alle coste della Calabria, facendo emergere sorprendenti punti di contatto, che spaziano dall’intreccio tra devozione religiosa e ritualità pagana nel legame con la madre terra e la ciclicità delle stagioni, alla comune influenza della cultura arbëreshë nelle rispettive tradizioni popolari. Ad aprire il disco è la voce “antica” di Pasquale Di Liello, non “un cantore ma un piccolo contadino” come dice lui stesso che ci regala “Cantata Alle Pacchianelle Di Santa Croce di Magliano”, a cui segue uno dei brani più belli del disco ovvero la travolgente “ A Fonde e Balle”, canto proveniente da Larino, interpretato magistralmente da Cinzia Minotti, e caratterizzato dall’intreccio tra il violino di Emanuele Filella e l’organetto di Giuseppe Ponzo. Incontriamo poi la voce di Erminia Occhiuzzi, cantrice settantottenne di Roggiano Gravina (Cs) che ci racconta “Oj Cummara Di Puliju”, che funge da perfetto apripista per la trascinante “Tarantella Per Lira”, che ci porta dritto in Calabria. Si torna poi a Larino con “Filastrocche Larinesi”, recitate da Cinzia Minotti, ma è solo un momento perché subito dopo c’è spazio anche per la tradizione croata in Molise con “Divojaka Rodna”, presentata in una versione di pregevole fattura e caratterizzata da un arrangiamento essenziale quanto efficace, con il violino a guidare la linea melodica e i tamburi a cornice a sostenere la parte rimtica. La voce di Carmela Ziccarelli, ottantaquattrenne di Marina di Fuscaldo (Cs), e quella del nipote Emanuele Filella ci riportano alla Calabria con “Cantata Delle Verginelle A San Francisco Di Paola”. “’U Zi Monachiello” cantata a due voci ci accompagna poi alla tradizione arbëreshë molisana con la bellissima “Tarantella di Ururi” in cui la voce di Cinzia Minotti è accompagnata da un intreccio tra chitarra battente e flauti. In “Carrese Di San Pardo” scopriamo poi tre generazioni di cantori a confronto con il piccolo Antonio Angelozzi, Cinzia Minotti, Giovanni Ricci, e Primiano Di Liello impegnati in parti cantate e parti recitate. “Tarantella Alla Zampogna” e “A La Funtanella” completano un disco di pregevole fattura, la cui caratteristica peculiare non è solo e semplicemente quella di mettere a confronto due culture differenti, ma anche quella di far emergere l’importante rapporto tra gli anziani cantori ed informatori con questi giovani musicisti, che sono riusciti a coglierne l’importanza e il loro prezioso valore. 


Salvatore Esposito