The Paul McKenna Band – Elements (Greentrax, 2013)

Questa è la terza incisione della scozzese Paul McKenna Band (per lo stesso prestigioso marchio Greentrax, sono usciti “Two Worlds” nel 2009 e “Stem The Tide nel 2011). Parliamo di un quartetto composto da Paul McKenna (voce, chitarra, bouzouki), David McNee (bouzouki, chitarra tenore, voce), Sean Gray (flauto, whistle, chitarra, voce) ed Ewan Baird (bodhrán, cajon, voce); collaborano al disco Mike Vass (violino, banjo, voce), Jarlath Henderson (uilleann pipes), Guntmar Feurstein (mandolino) e Philip Masure (cittern). Siamo di fronte ad una band che ha dato vita ad un sound compatto, caloroso, con tratti di pronunciata originalità, imperniato sul canto di Paul, che è anche una fertile penna ed abile cacciatore di canzoni e ballate contemporanee, che interpreta con notevole verve, tanto che nel 2012 ha ricevuto il riconoscimento come migliore cantante scozzese. Esecuzioni ed arrangiamenti sono sempre bilanciati ed accattivanti, in virtù di un nucleo di musicisti di talento. Si ascolti la canzone d’apertura “Lonely Man” dalla decisa impronta ritmica, unita alla vincente presenza di banjo e flauto. Anche la successiva ballata tradizionale d‘emigrazione irlandese, “Mickey Dam”, gioca su potente sostegno ritmico e fraseggi creativi di violino e flauto a contrappuntare la melodia.
Sul fronte delle cover, ascoltiamo due sentite interpretazioni, sono brani molto noti: “Indiana” di Andy Mitchell (che ricordiamo cantata indimenticabilmente da Andy Irvine con i Patrick Street) e, soprattutto, “Ruins By The Shore" di Nic Jones: in entrambe, McKenna e la sua band sortiscono l’effetto di avvincere l’ascoltatore. A spezzare il menu di canzoni, arriva “Flying Throught Flanders”, un medley strumentale d’autore scritto da Gray e Vass. Si ritorna ai brani cantati, con McKenna che presenta, ancora in veste di songwriter, “Mother Nature”, delicata ballata in cui si erge protagonista il flauto di Séan Gray. Invece voce e chitarra ci guidano nella storia irlandese di “Michael Hayes”, che presenta deliziosi incisi del violino di Vass. Non delude neanche la versione di “Cold Missouri Waters” di James Keelaghan, mentre nelle morbide atmosfere pop acustiche di “Take Your Time” le pipes duettano alla grande con il violino. Per finire, la band regala uno sprazzo di performance dal vivo con “No Ash Will Burn” di Walt Aldridge, registrata nel tour tedesco. 


Ciro De Rosa