Elisabetta Guido – Let Your Voice Dance (Dodicilune/I.R.D., 2013)

Cantante poliedrica in grado di spaziare dal jazz al soul passando per il gospel e la lirica, nonché compositrice e pianista, Elisabetta Guido ha di recente dato alle stampe “Let Your Voice Dance”, disco che nasce, come lei stessa scrive nella presentazione, “da un intento eminentemente egoistico, quello di esser parte di una dream band con alcuni dei miei musicisti preferiti e con un progetto che potrei definire "corale", in cui cioè la voce non fosse in evidenza, come solitamente avviene, ma avesse una sonorità tale da mescolarsi ed amalgamarsi con gli strumenti”. Al suo fianco, infatti, oltre a Mauro Campobasso, a cui ha affidato la cura degli arrangiamenti e la direzione musicale, ha raccolto un nutrito gruppo di musicisti, che si alternano nei vari brani, e in cui spiccano: Marco Tamburini (tromba), Javier Girotto (sax soprano e baritono), Roberto Ottaviano (sax soprano e tenore), Raffaele Casarano (sax alto e soprano e live electronics), Barbara Errico (voce), Paolo di Sabatino (piano), Mirko Signorile (piano e fender Rhodes), Marco Bardoscia (basso acustico ed elettrico), Luca Bulgarelli (bass synth), Alessandro Monteduro (percussioni), Marcello Nisi (batteria), Erica Scherl (violino), Carla Petrachi e Anita Tarantino (cori) e Maurizio D'Anna (voce recitante). Ne è nata una brillante raccolta di undici brani, in origine strumentali, a cui successivamente la Guido ha aggiunto i testi, senza modificare i temi melodici scritti da lei stessa, ma anche da Mauro Campobasso, Paolo di Sabatino, e Mauro Manzoni. Ogni brano si caratterizza per strutture musicali originali, fascinose, che catturano l’ascoltatore sin dal primo ascolto, segno di come il lavoro si sia indirizzato verso la piena libertà di espressione per ogni strumentista. Le strutture musicali, si basano così su un interplay efficacissimo, che si sviluppa ora attraverso il dialogo tra il piano, la chitarra e fiati, mentre alle percussioni è riservato il compito di colorare ogni passaggio ritmico, costituendo una cornice perfetta in cui si inserisce la voce di Elisabetta Guido. E’ difficile non lasciarsi catturare dal fascino di brani come “Moonlight Party”, la title track o “Un’Altalena Sopra Un Prato”, ma il meglio arriva con le due reinterpretazioni di “Tango” di Ryuichi Sakamoto e “Fronteras” di Roberto Darwin, in cui si apprezza tutta la versatilità al canto della Guido, perfettamente a suo agio anche con lo spagnolo. Di ottima fattura sono anche l’ “Equilibrista”, un brano di Alfredo Impullitti, pianista e compositore scomparso nel 2002 in giovane età, e la conclusiva “Epilogue: Chorale And Processional”, forse il brano più originale del disco, in cui si apprezza il prezioso contributo ai cori di Carla Petrachi e Anita Tarantino, che imprimono al brano una grande forza evocativa. Come suggerisce il titolo “Let Your Voice Dance” è un disco in cui protagonista è la voce, strumento tra gli strumenti, una voce che danza, che attraversa generi, stili, una voce che ricerca il concetto di bello, evocandolo in una dimensione quasi onirica. 


Salvatore Esposito