Storie Di Cantautori: Bobo Rondelli e L’Orchestrino, Cesare Basile, Evasio Muraro, Giorgio Panzera, Emanuele Belloni, Gerardo Balestrieri, Maurizio Pirovano

Bobo Rondelli e L’Orchestrino – A Famous Local Singer (Ponderosa Music&Art, 2013) 
A due anni di distanza da “L’Ora Dell’Ormai” Bobo Rondelli torna con “A Famous Local Singer”, disco che lo vede affiancato da L’Orchestrino, scoppiettante brass band guidata dal musicista russo, ma livornese di adozione, Dimitri Grechi Espinoza (sax tenore, sax alto, arrangiamenti), e composta da: Filippo Ceccarini (tromba), Beppe Scardino (sax baritono), Tony Cattano (trombone), Daniele Paoletti (rullante), e Simone Padovani (cassa), con l’aggiunta di Fabio Marchiori (melodica). Lo splendido cinquantenne livornese con questo nuovo album aggiunge un altro tassello importante alla sua ormai corposa discografia, arricchendola con una raccolta di tredici brani di puro brass & roll, un meltin’ pot sonoro in cui mescolano canzone d’autore, jazz, suoni balkan e divagazioni ellingtoniane. Registrato in presa diretta e prodotto da Pat Dillett, il disco sin dal titolo, ispirato ad un cartello esposto in un giardino pubblico della sua Livorno, evoca il concetto di singer with band, esaltando al massimo le doti di istrionico entertainer di Rondelli. Tra brani scanzonati, e momenti più malinconici e riflessivi, brillano le nuove composizioni come le storie di provincia di “Puccio Sterza” e Cuba Lacrime”, l’ironica “Il Palloso” ma soprattutto quel gioiello che è “Che Fregatura è L’Amor” che entra di diritto tra le cose migliori scritte dal cantautore livornese. Non mancano alcuni brani riarrangiati per l’occasione come “La Marmellata” che piace ancor di più in questa versione per brass band, e due sorprendenti riletture dal repertorio di Adriano Celentano ovvero “Il Bimbo Sul Leone” e il classico “24mila Baci”, che evidenziano tutto il talento di Rondelli come interprete. “A Famous Local Singer” è dunque il disco che ci aspettavamo dal cantautore livornese non solo per la qualità dei singoli brani, ma anche perché ne cattura magnificamente il suo essere un animale da palco. 

Cesare Basile - Cesare Basile (Urtovox, 2013) 
Accolto come il disco siciliano o “in siciliano”, o quello della sua svolta verso il folk, il disco omonimo di Cesare Basile, pur trovando un grande plauso da parte della critica, sembra non essere stato capito fino in fondo. Infatti, pur presentando in parte alcune di queste caratteristiche (ma faremmo bene a dire etichette), è un lavoro molto più complesso, che giunge alla fine di un percorso di ritorno verso casa, segnato dal suo impegno in difesa della cultura in Sicilia con la sua attività per l’Arsenale e il Teatro Coppola, ma anche da una profonda riflessione su suo essere cantautore. Così lo ritroviamo alle prese con dieci brani di rara intensità, in cui il dialetto siciliano si accompagna a sonorità scarne che mescolano folk di matrice americana, blues e alternative rock, senza tralasciare la sua inclinazione alle sonorità noise. Aperto da “Introduzione e Sfida” che mescola l’intro strumentale alla John Fahey e la programmatica dichiarazione di intenti “Vinni a cantari e cantaturi sugnu, d'amuri, gilusia, spartenza e sdegnu”, il disco ci regala momenti di grande intensità con brani come “Canzuni Addinucchiata”, “Malaritta Carni” e “Minni Spartuti”, che raccontano storie di sfruttamento, di dolore, sofferenza, e trova il suo vertice nella superba “Caminanti” in cui la sua voce ci regala momenti di poesia pura. Un capitolo a parte lo meritano la dark ballad “Lettera di Woody Guthrie Al Giudice Thayer” in cui brilla l’eccellente arrangiamento per chitarra acustica e feedback elettrici e la superba versione di “Maria Nella Bottega Del Falegname” di Fabrizio De Andrè, contenuta nella versione in doppio vinile. Insomma questo disco non segna alcuna svolta verso la musica popolare per Cesare Basile, ma piuttosto verrà ricordato come un crocevia importante per la sua carriera, un lavoro profondo, sofferto, viscerale nel quale il cantautore siciliano ha fotografato superbamente immagini, racconti e sofferenze della sua terra. 

Evasio Muraro - Scontro Tempo (Dischi VoloLibero/Self, 2013) 
Noto per essere stato membro dei The Groovers, nonché per aver curato alcune eccellenti produzioni dedicate al mondo della musica popolare tra cui i due dischi de Le Mondine di Melegnano, Evasio Muraro a partire dal 2000 ha intrapreso un proprio percorso come solista culminato negli ultimi anni con gli apprezzati “Canzoni Per Uomini Di Latta” e “O Tutto O L’Amore”. A tre anni di distanza da quest’ultimo lo ritroviamo con “Scontro Tempo”, disco che raccoglie dieci brani nuovi di zecca, attraverso i quali ha esplorato una vasta gamma di stili ed atmosfere sonore che spaziano dal rock alla canzone d’autore passando per il jazz e il pop. Prodotto da Chris Eckman, il disco è stato inciso con ristretto gruppo di musicisti composto da Fabio Cerbone (chitarra), Cesare Bernasconi (batteria), e Cucu (basso), a cui si aggiungono le voci dei Gobar, e il sax di Lorenzo Rota. I dieci brani in scaletta, quasi componessero un concept album, ruotano intorno al concetto di tempo, e a cui si intrecciano storie di loser (“Puzzo Di Fame”), spaccati introspettivi (“Un Grido” e “Infinito Viaggio”) ma anche momenti di grande lirismo poetico (“Venti Volte”) e riflessioni profonde (“Contiene Il Cielo”). Muraro, nello schiuderci le porte della sua ispirazione, ci regala le sue personali istantanee del mondo che lo circonda, riflessioni profonde, nitide, cariche di una pacificazione interiore e mai abbandonate al superfluo o alla banalità. In questo senso particolarmente riuscita ci sembra anche la produzione di Eckman, che è riuscito a costruire un architettura sonora perfetta per i vari brani, sottolineando in modo superbo il contenuto dei testi. E’ il caso degli echi dei Morphine in “Giorni” o della coda grunge di “Infinito Viaggio”, ma soprattutto della west coast che incornicia splendidamente “Il Mondo Dimentica”. Ad accompagnare il disco, contenuto in una bella edizione digipack, c’è “Radar” il racconto inedito di Marco Denti, ispirato ai brani dell’album. 

Giorgio Panzera – Tu Che Hai Capito L’Amore (OddTimes Records/Egea, 2013) 
Cantautore salentino, ma romano di adozione, Giorgio Panzera vanta un percorso formativo di tutto rispetto che lo ha portato dapprima a diplomarsi presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma e successivamente a condurre diverse ricerche nell’ambito della musica popolare. Dopo essersi occupato a lungo anche di musicoterapia e aver fondato due scuole di musica tradizionale nella provincia di Roma, Panzera ha dato alle stampe “Tu Che Hai Capito L’Amore”, il suo disco di debutto nel quale sono raccolti undici brani autografi, che ruotano intorno al tema dell’amore, ed in particolare al rapporto tra uomo e donna. Si tratta di composizioni di grande spessore lirico e musicale, caratterizzate da strutture musicali di spessore in cui la canzone d’autore va a braccetto con arrangiamenti jazzy. In questo senso determinante ci sembra l’apporto dei diversi musicisti coinvolti come Matteo Montaldi (fisarmonica), Giuseppe La Spina (chitarre), Stefano Battaglia (contrabbasso), Toni Avenoso (batteria), Andrea Mancini (sax), Lucia Iannello (filicorno), Jacopo Fiorio (mandolino), Arnaldo Vacca (percussioni) e del quartetto d’archi “Sincronie), che contribuiscono in modo determinante alla creazione di un tessuto sonoro elegante e sinuoso. Durante l’ascolto appassionano brani come “E’ Tornata L’Estate”, “L’Africa D’Italia”, e “Vedere Il Mare”, ballate intense in cui si intrecciano ricordi, affetti, sensazioni mentre sullo sfondo vengono evocati i paesaggi del Salento, la sua terra natia, che come una donna richiede e concede amore. Incontriamo così il mare, le distese di ulivi, e i campi, che celano storie di viaggi, di emigrazione e d’amore fino a toccare la splendida “Ti Ricorderai”, vertice compositivo del disco, che suona come un congedo ma anche come spiraglio di speranza, sul potere dei ricordi. 

Emanuele Belloni – E Sei Arrivata Tu (Odd Times Records/Egea, 2013) 
Comunicatore multimediale di professione, e cantautore per passione Emanuele Belloni giunge al suo disco di debutto con “E Sei Arrivata Tu”, disco nato dall’incontro con il virtuoso chitarrista brasiliano Guinga, con il quale ben presto ha stretto una solida amicizia. Sebbene la sua vocazione alla canzone d’autore giunga a quarantadue anni, il risultato di questo fortunato incontro è un disco sorprendente, nel quale sono raccolte undici canzoni, che mescolano canzone d’autore e bossa nova dando vita ad una cifra stilistica originale e brillante. Ad accompagnarlo in questa avventura, oltre a Guinga che ha prestato la sua voe e la sua chitarra in un brano, troviamo al fianco di Belloni alcuni eccellenti musicisti come Alfredo Paixao (basso), Israel Varela (batteria), Enzo Pietropaoli (contrabbasso), Nelson Faria (chitarra), Franco Piana (tromba e filicorno), Alessandro Gwis (tastiera), Rafael Barbata (batteria), Michael Rosen (sax), Caludia Della Gatta (violoncello), Pasquale Lancuba (bandoneon) e Ziad Trabelsi (oud e voce), i quali con i loro interventi strumentali caratterizzano il disco, in un dialogo tra contrappunti personali e delicati. Si compone così un viaggio attraverso il concetto di amore, per la vita e per la musica, che si apre con un brano programmatico “Come Un Commosso Viaggiatore” a cui segue la sinuosa title track, ma è con “La Ballata Del Fuoco e Dell’Acqua”, che si tocca subito uno dei vertici del disco, tanto per lo splendido testo ma soprattutto per la presenza di Trabelsi, che imprime al brano un atmosfera mediterranea con la sua voce e il suo oud ad intercalare il cantato di Belloni. Si passa poi alla toccante ballata in punta di chitarra “Se L’Amore Fosse”, a cui seguono la felliniana “Il Circo” e la sinuosa “Lolita”, ma è con la solare “Un Sole D’Amore”, che si prende il largo verso il Brasile che ritroviamo tanto in “Provateci a Prendermi” quanto in quel gioiellino che è “L’Ultimo Treno Dei Miei Sentimenti” cantata in duetto con Guinga. “E Sei Arrivata Tu” è insomma un disco ricco di suggestioni e fascino, che non mancherà di sorprendere quanti si soffermeranno nel suo ascolto. 

Gerardo Balestrieri – Quizàs (Interbeat/Egea, 2013) 
Polistrumentista e cantautore dal vissuto artistico eclettico, speso tra la musica popolare con ‘E Zezi Gruppo Operaio, teatro e canzone d’autore Gerardo Balestrieri è ormai noto al grande pubblico della canzone d’autore, tanto per le sue frequenti partecipazioni al Club Tenco, quanto per i suoi dischi tra cui spicca il più recente “Un Turco Napoletano A Venezia”, nel quale ha riletto attraverso le sonorità della musica turca alcuni classici della canzone napoletana. Non essendo mai avaro di sorprese, Balestrieri quest’anno ha rilanciato con “Quizàs” il suo nuovo album, nel quale ha ripercorso trent’anni di concerti, da quando appena undicenne suonava “Rosamunda” ai matrimoni, attraverso diciotto brani proposti spesso in medley, ispirati a quella “legge dell’ultimo ballo” dei matrimoni dell’Alta Irpinia, della Basilicata e della Puglia. Negli anni il suo repertorio dalle musiche da ballo si è allargato fino a comprendere Paolo Conte e Fabrizio De Andrè, e ad abbracciare le canzoni dei luoghi in cui ha vissuto da Parigi a Venezia, passando per Napoli. Sono canzoni che lo hanno accompagnato, sedotto, fatto innamorare, canzoni che ha fatto sue tanto da combinarle tra loro come fossero i tasselli di un mosaico personalissimo, di una autobiografia in musica. Scopriamo così Balestrieri alle prese con sei lingue diverse, e con un sound originalissimo dove swing, blues, e suoni balkan si mescolano con le sonorità delle orchestrine dei matrimoni dando vita ad un viaggio in lungo ed in largo attraverso le canzoni della sua vita. Si spazia così dall’incontro tra Paolo Conte e Renato Carosone del medley “Via Con Me/Tu Vuo’ Fa L’Americano” alla chanson francese di “Le Poinconneur De Lilas”, “Quizàs” e “Les Oubliettes” al Tom Waits di “Jokey Full Of Bourbon” passando per due brani tradizionali greci, fino a toccare l’intreccio tra “Bocca Di Rosa”, la tarantella “Montemaranese” e il canto salentino “Fimmene Fimmene”. “Quizàs” è dunque un disco sorprendentemente ricco, in cui si intrecciano stili, storie, generi musicali differenti, componendo un affresco sonoro di grande intensità e del quale Balestrieri è stato sublime pittore. 

Maurizio Pirovano – Un Giorno Qualunque (L’Altantide/Edel, 2013) 
“Un Giorno Qualunque” è il terzo disco di Maurizio Pirovano, cantautore lombardo dal piglio rock e dalla scrittura semplice e diretta, che negli ultimi anni si è fatto apprezzare tanto per il debutto “Il Tempo Stringe” quanto per il successivo “Non Disturbiamo La Televisione” in cui spiccavano brani come “I Conti” e “Figlio di Un Centro Commerciale”. La sua concezione del songwriting come mezzo per trasmettere emozioni e non come fine, trova con questo nuovo lavoro la sua più compiuta realizzazione, evidenziando una piena maturazione nella scrittura e un lavoro più incisivo sugli arrangiamenti. Composto da undici brani, il disco è una sorta di personale diario per immagini poetiche, una serie di istantanee in cui emerge tutto lo sforzo, la fatica ed il sudore per far si che ogni giorno della vita sia speciale. In questo senso centrale ci sembra la riflessiva “Può Essere Che Un Giorno”, ma anche “Storie”, “Sangue Nelle Vene” e la splendida “Domani Parto”, proposta in due versioni e della quale è presente nel disco anche il video. Insomma “Un Giorno Qualunque” è un disco di puro cantautorato rock, fatto di canzoni vibranti, dirette, e senza dubbio perfette per il palco. 



Salvatore Esposito