Festival Itinerante Notte Della Taranta, Grecìa Salentina, 6-21 Agosto 2013

Parlare de La Notte della Taranta significa non solo limitarsi alla cronaca del Concertone, che chiude la kermesse salentina, ma piuttosto è necessario allargare lo sguardo alla ragnatela di concerti che l’anticipa e che tocca i principali centri della Grecìa Salentina. Quindici ricchissime serate, con due o più set, accompagnano gli spettatori alla scoperta della musica del tacco d’Italia in tutte le sue declinazioni spaziando dalla riproposta più pura, alla sperimentazione in chiave rock, reggae o dub, passando per gli immancabili ospiti che caratterizzano le varie tappe. Ad impreziosire ed anticipare i vari live act è stata l’interessante rassegna, La Notte Incanta, promossa da Kurumuny e dall’Associazione Sottotraccia, che nel suo salotto di strada ha ospitato alcuni incontri con gli artisti, showcase dal vivo, dj set e presentazioni come quella del divertente libro di Pierpaolo Lala “Una Frisella Sul Mare” o del numero speciale dedicato al Tarantismo della Rivista “Medicina e Storia”, che rispettivamente a Galatina e a Martano hanno raccolto una massiccia partecipazione di pubblico. 
Nonostante la fase preparatoria del festival sia stata caratterizzata da problemi organizzativi e ritardi in fase di programmazione, e la scena musicale salentina, non presentando grandi novità dal punto di vista discografico, abbia manifestato qualche evidente segno di involuzione, non sono mancate alcune interessanti serate come quella di Sternatia in cui si sono esibiti i Ghetonia, Dario Muci, fresco di pubblicazione del suo nuovo album “Rutulì”, e di Rione Junno, o ancora quella di Zollino in cui Mario Incudine ha presentato al pubblico salentino i brani tratti da “Italia Talìa”, disco con il quale ha vinto il Premio Città Di Loano. Se belle conferme sono arrivate da Bandadriatica, Nidi d’Arac, e Ariacorte, quest’ultima arricchitasi della voce di Emanuela Gabrieli, piuttosto incolori sono state le esibizioni di InSintesi, Anna Cinzia Villani e Antonio Castrignanò, nelle quali non abbiamo trovato novità di rilievo rispetto allo scorso anno, complice anche una stagnazione e una certa ripetitività dei loro repertori. 
Non hanno deluso invece Enza Pagliara, che nonostante la mancanza di un disco da promuovere ha dato vita a Calimera ad un ottimo set, così come a Galatina hanno fatto quei mostri da palcoscenico che rispondono al nome di Mascarimirì, i quali guidati dall’istrionico Claudio “Cavallo” Giagnotti ci hanno riportato nel cuore del loro Gitanistan, nel quale non smettiamo di scoprirne particolarità e belle intuizioni. Un discorso a parte lo merita poi l’Ensemble "La Notte della Taranta", il biglietto da visita nel mondo del festival, che sul palco di Lecce ha ospitato Marina Rei, la quale al di là di ogni previsione si è calata alla perfezione nella tradizione salentina, duettando con Ninfa Giannuzzi in “Aulelì” e con Enza Pagliara in “Menamenamò”. Di grande pregio sono stati poi i concerti di Officina Zoè a Cutrofiano e SalentOrkestra, che sul palco della tappa conclusiva di Martano probabilmente hanno chiuso la loro esperienza dal vivo, tuttavia la palma della migliore esibizione di tutto il festival va però al Canzoniere Grecanico Salentino, che ha portato in scena il progetto inedito “Puglia” nel quale hanno attraversato in lungo ed in largo la tradizione musicale pugliese, spaziando dal Gargano al Salento, con la complicità di alcuni ospiti come l’impeccabile Pio Gravina, che ci ha condotto nel cuore dei suoni della Capitanata. 
La sensazione che si è avuta, è che il Canzoniere Grecanico Salentino sia il gruppo più in forma della scena musicale salentina, non solo dal punto di vista musicale ma anche da quello concettuale, proponendo arrangiamenti curati, originali e frutto di una ricerca rigorosa. Il loro essere un collettivo aperto, in cui non esistono individualità, ma ogni componente è valorizzato per il suo talento e la sua cifra stilistica, fa di questo gruppo una vera isola felice, in una scena musicale che, dopo anni di grande musica comincia a mostrare segni di cedimento. La loro esperienza così non può che essere un esempio per tutti i gruppi della scena salentina, che sembrano non volersi liberare del loro essere gruppi da piazza o peggio ancora da sagra, e questo inevitabilmente rischia di ridurre di molto la loro prospettiva futuribile, con buona pace di quanti ancora affollano le piazze e ballano al ritmo di pizzica, spesso con poca consapevolezza, quasi una discoteca di musica tradizionale. 


Salvatore Esposito