Concertone de La Notte Della Taranta, Piazzale dell’Ex Convento degli Agostiani, Melpignano (Le), 24 Agosto 2013

Amato, odiato, criticato, esaltato il Concertone de La Notte Della Taranta, negli anni è diventato un evento di dimensioni e portata sempre più vasta, generando un ritorno di immagine, ed un introito economico di grande rilevanza per il Salento. Nell’arco di sedici edizioni si è assistito ad una crescita esponenziale delle presenze, ed in parallelo ad una sempre più accesa polemica circa la reale validità artistica di una kemesse di tali dimensioni, in rapporto alla tradizione popolare salentina. Nonostante non siano mancati reali errori al livello di direzione artistica, e non poche ombre su certe scelte artistiche, la sensazione è che nelle critiche su tutta la linea si finisca per “gettar via il bambino con l’acqua sporca”, per ricalcare un vecchio adagio. Anche l’edizione del 2013 non è stata esente dalla consueta scia polemica, complice anche la partecipazione di alcuni ospiti smaccatamente pop, ma trasformare il day after salentino in una sorta di post-sanremo in chiave folk, ci sembra piuttosto sbagliato, oltre che fuori luogo. Certo non si può negare che in alcuni momenti si sia davvero toccato il fondo, ma del resto solo chi si trova a fare le cose può sbagliare, e ci auguriamo tutti certi errori, servano da insegnamento. 
Venendo più direttamente alla cronaca, il pre-concertone si è aperto con la bella esibizione dei Cantori di Memamenamò, guidati da Luigi Mengoli, che con i loro canti dell’area di Spongano (Le), hanno sin da subito scaldato il pubblico, tra pizziche, stornelli e canti alla stisa. A seguire sul palco è salito il Canzoniere Grecanico Salentino, che ha proposto una selezione dei brani più ritmati e trascinanti del suo repertorio, con l’aggiunta alla danza della bravissima Silvia Perrone. Come abbiamo avuto modo di osservare anche nel corso del Festival Itinerante, il gruppo salentino sul palco ha acquistato una sicurezza e una coesione difficilmente riscontrabile in altre realtà locali, e questo senza dubbio per merito dei vari strumentisti, come Mauro Durante al violino, Massimiliano Morabito all’organetto, Emanuele Licci alla chitarra, e Giancarlo Paglialunga al tamburello e alla voce, che sembrano non risparmiarsi un attimo alle prese tanto con il repertorio tradizionale, quanto con le loro composizioni, come la trascinante pizzica “Nun Te Fermare”, con la quale hanno fatto ballare tutta la piazza di Melpignano. 
Piuttosto incolore, e priva di grandi slanci interpretativi è stata invece l’esibizione di Eugenio Bennato, che al fianco di brani storici del suo repertorio come “Che Il Mediteraneo Sia”, “Sponda Sud” e “Brigante Se More”, quest’ultima in una versione sgonfia e priva di mordente come non si sentiva da anni, ha proposto anche un brano inedito, composto per l’occasione “La Notte del Sud Ribelle”, della quale ci piace ricordare solo il bel titolo. Conclusa la prima parte, e dopo la presentazione del video de “Lu Rusciu De Lu Mare” suonata da Raffaele Casarano con la partecipazione di Giuliano Sangiorgi, sale sul palco l’Orchestra Popolare de La Notte della Taranta, accompagnata dalla formazione di violoncelli del Maestro Concertatore Giovanni Sollima, ed è subito magia con una superba versione di Antidotum Tarantulae, composta da Athanasius Kircher, che introduce alla bella versione della “Pizzica di Galatone” cantata da Alessia Tondo. Si passa poi alla trascinante “Cent’Anni Sale” cantata da Antonio Amato, mentre l’elegante arrangiamento di “E Lu Sule Calau” è penalizzato da una non brillante prova vocale di Stefania Morciano. Le prime note dolenti arrivano con Niccolò Fabi, che massacra letteralmente “Quannu Te Llai La Faccia”, tuttavia si lascia perdonare nella successiva “Tirisina”, dal repertorio dei Cantori di Villa Castelli. 
Si prosegue con la ballata narrativa “Le Tre Sorelle” cantata in duetto da Antonio Amato ed Enza Pagliara, mentre uno dei vertici di tutto il Concertone arriva con la travolgente versione della “Pizzica Di Aradeo” cantata da Anna Cinzia Villani ed impreziosita dal violino di Mauro Durante, che ne ha curato anche l'arrangiamento. La sempre fascinosa voce di Alessia Tondo interpreta poi “Beddha Ci Dormi”, che ci introduce al crescendo della “Tarantella Del Gargano” proposta in una inedita suite, cantata da Maria Mazzotta ed accompagnata dalle coreografie del ballerino spagnolo Miguel Àngel Berna. Dal repertorio di Villa Castelli arriva anche “Tarantella Malinconica”, proposta da Enza Pagliara, mentre piuttosto sottotono ci sembrano Alessandra Caiulo alle prese con “Ferma Zitella” e Stefania Morciano con “Sia Benedettu”. Se Niccolò Fabi non aveva brillato nelle sue due interpretazioni, anche Max Gazzè ha fallito la sua prova sul palco di Melpignano, proponendo la “Pizzica Di San Vito” e il tradizionale della Basilicata “Fronni D’Alia”. 
Applausi a scena aperta poi per il classico “Fimmene Fimmene”, per la ninna nanna “Tonni Tonni” cantata da Ninfa Giannuzzi e dedicata a tutti i bambini vittime della guerra, e “Aria Caddhripulina” dal repertorio di Pino Zimba, interpretata da Antonio Castrignanò. Man mano che il Concertone prosegue si apprezza sempre di più il lavoro in fase di arrangiamento di Giovani Sollima che è riuscito ad arricchire le sonorità tradizionali, tanto con l’apporto del “Venticello”, la sua formazione di venti violoncelli, quanto con il supporto dell’eccellente Giancarlo Parisi ai fiati e di alcuni strumenti particolari come la viola d’amore a chiave, presente solo in un area della Svezia e che per la prima volta ha fatto il suo debutto sul palco di Melpignano. Grande attenzione è stata riservata poi alla dimensione coreutica della pizzica, con la partecipazione di alcuni dei più importanti ballerini salentini come Piero Balsamo, Laura Boccadamo, Andrea Caracuta, Laura De Ronzo, Silvia Perrone, Lucia Scarabino, coordinati da Maristella Martella, nonché dalla presenza del già citato Miguel Angel Berna. Se belle e coinvolgenti sono state poi le versioni di “E Chora’ Tu Anemu” di Mauro Durante, e “Pizzica di San Marzano” cantata da Enza Pagliara ed impreziosita dal violino del virtuoso ungherese Roby Lakatos, lo stesso non si può dire della disastrosa ed offensiva versione de “Lu Rusciu Te Lu Mare” proposta da Emma Marrone, su cui non intendiamo spendere ulteriori parole, ma rimandiamo i lettori alla visione del filmato relativo. 
A risollevare le sorti del concertone sono state poi le voci dell’Orchestra con brani come “Aka Kaleddha” cantata da Anna Cinzia Villani con la partecipazione di Andrea Senatore, la splendida “Pizzica Martin’ A Rutella”, e l’intensa “I Passiuna Tu Cristu”, interpretata magistralmente da Enza Pagliara e Alessia Tondo. Non manca anche uno spaccato dedicato alla danza con la bella versione di “Scozie”, mentre il grande Alfio Antico ha regalato una trascinante versione del tradizionale siciliano “Pitti Petti”. A regalare qualche altra bella sorpresa sono poi le fasi finali con una corale “Pizzica di Cutrofiano”, “Aremu Rendineddha” cantata da Emanuele Licci e una superba ed originalissima versione di “Pizzica Indiavolata” suonata da Roby Lakatos, il quale ha dato vita ad un travolgente interplay tra il suo violino e i violoncelli dell’orchestra diretta da Sollima. Un velo pietoso è da stendere ancora sulla pessima interpretazione di Emma Marrone de “L’Acqua De La Funtana”, mentre al corale buonanotte di “Kalinifta” è affidata la conclusione del concertone. Come detto, l’edizione 2013 ha riservato molte belle sorprese e alcuni veri disastri, ovviamente non imputabili al Maestro Concertatore, il quale ha svolto in maniera impeccabile il suo compito, ma piuttosto alla direzione artistica, che ha mirato a raccogliere un consenso pop mainstream, di cui la Notte Della Taranta, sembra non aver affatto bisogno. Sulla validità e l’opportunità di far cantare Emma Marrone, si parlerà a lungo, ma sinceramente, vederla rotolarsi sul palco non è stato affatto edificante, e si spera che questo sia stato l’ultimo tentativo di dialogo con una certa area della scena musicale italiana, che mal si adatta ad una musica che richiede rispetto, un valore sconosciuto per certi allievi di un talent nato dalle parti di Cologno Monzese.


Salvatore Esposito