Artisti Varu – Stand Up, People – Gypsy Pop Songs from Tito’s Yugoslavia, 1964-1980 (Vlax Records/Asphalt Tango, 2013)

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Una cosmopolita geografia sonora delle pluriformi espressioni musicali d’intrattenimento delle comunità urbane rom della Jugoslavia (nello specifico di Serbia, Macedonia e Kosovo) antecedenti il cruento e devastante sgretolamento del progetto dello stato degli Slavi del Sud, ce la racconta questa notevole antologia di diciannove brani strappati all’oblio. Una testimonianza della condizione di relativo benessere e di protezione sociale vissuti dalle popolazioni rom nella Jugoslavia titina. Il disco è stato prodotto dalla minuziosa e appassionata ricerca di due collezionisti di vinile che rispondono ai nomi di Philip Knox e Nathaniel Morris, i quali hanno setacciato negozietti di usato e mercati delle pulci balcanici, recuperando vecchi 45 giri, e scovato materiali conservati nella Biblioteca Nazionale di Belgrado. Il booklet contiene ampie note introduttive, fotografie d’epoca e testi delle canzoni tradotti in inglese. Accanto a rare registrazioni di personaggi in seguito assurti alla fama nel mercato della world music, come gli insuperabili cantanti Šaban Bajramovic (“Kada Zvona Zvone”, “Dzemile”, “Umirem, Umirem”) ed Esma Redžepova (“Durdevan, Durdevan”, “Pesma Šeher Sarajevu”, “Abre Babi Sokerdzan”), ci imbattiamo in interpreti straordinari, attivi tra gli anni Sessanta ed Ottanta, da noi del tutto sconosciuti, ma apprezzatissimi all’interno del mondo romanes. Parliamo dello straordinario Muharem Serbezovski (“Ramajana”, “Ramu, Ramu”), rom macedone che canta in serbo, influenzato dall’estetica dei film indiani, di Nehat Gaši (“Alo Dive Me Romja Te Mukav”), leggendaria star dei matrimoni, di Usnija Redžepova (“Selime Ternie”), quotatissima vocalist macedone o ancora dell’Ansambl Medo Čun (“ Zanino Kolo”). Che dire poi dell’ugola vellutata di Ava Selimi, destinata a una carriera di gran successo, magari pari a quella di Esma, se la pressione autoritaria della sua comunità non l’avesse ricondotta a una “onorata” vita di casalinga? Altre “scoperte”, il serbo Trajko Ajdarevic´ Tahir (“Mangala”), e una rarità artistica come il duo femminile Duric-Runjaic (“Amen Sama But Roma”). Dalle influenze ottomane agli echi bollywoodiani, dagli spaghetti western (Bedrije Misin & Ansambl Braće Koko con “Mo Vogi Dukalla”) alle irregolari pronunce ritmiche, dalle voci melodrammatiche dalla trasognata malinconia alle svisate di matrice jazz, dalle fastosità delle fisarmoniche ai fiati dal passo incalzante, dal pop vintage con tanto di coretti che ricordano Bee Gees o Mungo Jerry dell’Ansambl Montenegro (loro la rilettura dell’inno rom “Djelem, Djelem”) al virtuosismo del clarinettista Medo Čun. Ascolto superlativo! 


Ciro De Rosa