Nicola Scaldaferri, Due Ritratti Dal Ghana, SquiLibri 2013, Libro con Dvd, pp. 72, Euro 14,00

Sin dal suo classico studio African Music in Ghana (1962), a cinque anni dall’indipendenza dalla Gran Bretagna del territorio prima conosciuto come Costa D’Oro, il padre della musicologia africana J. H. Kwabena Nketia riconosce la complessa stratificazione sonora del paese subsahariano, dalle espressioni della società tribale alle nuove forme di musicalità urbana, come lo highlife. Il Ghana del XXI secolo, nel quale L’etnomusicolgo Nicola Scaldaferri (accademico, esperto anche di musica elettronica, musiche balcaniche, e non da ultimo, ottimo suonatore di surdulina) ha svolto la ricerca sul campo, con il contributo nella registrazione audio di Elisa Piria, si mostra ancora di più un paese non riducibile allo stereotipo occidentale primordialista. Attraverso la documentazione della pratica musicale di Alhaji Abubakari Lunna – celebre suonatore di lunsa, il cosiddetto tamburo parlante, già noto nel circuito accademico, diviso tra il ruolo di musicista e di personalità di primo piano nel sistema clanico del suo villaggio e quello di didatta negli Stati Uniti – e di Thomas Cheetham, fondatore e capo di una congregazione religiosa di ispirazione carismatico-pentecostale, si mettono al centro dell’interesse le dinamiche culturali – e non solo – determinate da processi che siamo soliti definire di globalizzazione. Il lavoro è parte delle attività realizzate dal LEAV, il Laboratorio di Etnomusicologia e Antropologia Visuale dell’Università di Milano. Scritto con stile agile e non autoreferenziale, il volumetto che accompagna il documentario in due episodi (“Singing Drum: Alhaji Abubakari Lunna, musicista dagomba” e “Rising Power of God: William Thomas Cheetham e la Salvation Outreach Ministry Church” per un totale di 46’), corredato anche da 14 fotografie, oltre alla prefazione di Stefano Allovio che, proprio come esito del lavoro sul campo dello studioso lucano, avverte sulla necessità di sfuggire alla trappola della dicotomia tradizione-modernità, contiene le analisi di Scaldaferri, la traduzione delle interviste ai due protagonisti musicali e due interventi, uno di Elisa Piria sugli aspetti tecnici della rilevazione, ed uno di Tommaso Vitali sulla elaborazione del montaggio del documentario. 
Dopo aver introdotto il campo e i pregressi studi etnomusicologici nell’area del Ghana, Scaldaferri entra nel cuore della sua ricerca svolta nel 2006. Il primo ritratto è quello di un lunsi, un carismatico, suonatore di tamburo almeno settantenne, la cui competenza e ruolo sociale attribuiscono una posizione di potere all’interno del sistema dei clan dei Dagomba, in quest’area islamica nel nord del paese. Il suo strumento principale è un tamburo a clessidra bipelle, con le membrane alle estremità in pelle di capra collegate da cinghie in pelle di antilope. Percosso da un bastone ricurvo, lo strumento è tenuto sotto un braccio, la cui pressione sulle cinghie ne modifica la tensione della pelle, producendo una modulazione, di altezza simile alla voce umana. Alhaji è un personaggio che assume una prospettiva chiara e decisa, nel dire con ironica perentorietà: “Faccio quella cosa che voi chiamate musica”, nel riconoscere la sua esperienza musicale di confine, il suo essere un mediatore, detentore di un’abilità che è anche sapere riservato, celato nell’ambito familiare e locale, ma che poi viene, almeno in parte, rivelato nelle sue frequentazioni per la platea accademica. Il suonatore ha una netta consapevolezza della differenza con la musica da fruire “emotivamente”, quella occidentale, bella e suonata da musicisti molto bravi, ma nata da un’invenzione sbagliata, perché il suono dei tamburi ha, invece, valore semantico, è un linguaggio comprensibile. 
Col secondo ritratto, ci spostiamo non lontano dalla capitale Accra, per conoscere William Thomas Cheetham della Salvation Outreach Ministry Int. e la sua strategia di vescovo pentecostale. Nell’Africa sub-sahariana i movimenti cristiani carismatici sono un fenomeno di imponente rilevanza. Il ritratto mostra un’altra figura dalla piena coscienza del ruolo della musica ai fini del culto. Anzi, rivela nell’intervista di essere partito dalla musica, nel decidere di fondare la chiesa. Siamo di fronte, quindi, ad una comunità di fedeli costruita intorno alla musica, con un ensemble di musicisti che partecipa alle funzioni domenicali composto da ottimi musicisti, tra i quali spicca il polistrumentista Nii Otoo Annan, componente del trio Accra Trane Station. È una forma devozionale che se da un lato sembra sostanziarsi in forme precipuamente urbane, dall’altro lato rivela un sostrato di ritualità locale più profonda e antica che contribuisce al rafforzamento degli aspetti partecipativi e musicali che favoriscono l’espressione del sentimento religioso. Due ritratti dal Ghana è un contributo rilevante sul piano della didattica sia per le modalità con cui sono esplorate le dinamiche cultural in area africanista subsahariana, sia sul piano metodologico, per l’esplicitazione degli aspetti tecnico-scientifici della rilevazione e per la auto-riflessività che pone il ricercatore di fronte a strategie e pratiche di negoziazione che entrano in gioco nella costruzione stessa dell’oggetto di studio. 


Ciro De Rosa