Sylvain Barou/Dónal Lunny/Pádraig Rynne – Triad (Autoproduzione)

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È nota la statura artistica di Dónal Lunny (Bothy Band, Planxty, Moving Hearts, Coolfin, per non dire delle numerose collaborazioni con star pop e rock, immenso il numero di dischi in cui ha suonato), nel gotha del folk irlandese sin dalla fine degli anni Sessanta, illustre sperimentatore, compositore, arrangiatore, produttore e polistrumentista (bouzouki irlandese, chitarra, bodhrán, basso, percussioni, tastiere): è stato definito il Quincy Jones della musica tradizionale irlandese. Compagni di scena sono due valenti componenti della band Guidewires: il fiatista d’alto profilo bretone Sylvain Barou (flauto traverso in legno, uilleann pipes, whistle) e Pádraig Rynne (concertina), oggi uno dei più apprezzati solisti dell’isola. Un paio di anni fa i tre si sono incontrati in occasione di incisioni discografiche e festival; con “Triad”, adesso, la collaborazione raggiunge un più consistente traguardo. Non meno forte si mostra l’affiatamento con i tre musicisti della cui partecipazione i nostri si avvalgono in una manciata di brani; si tratta di altre figure di primo piano del firmamento neo-tradizionale che rispondono ai nomi del chitarrista jazz-folk bretone Jacques Pellen (chitarra 12 corde), del piper di West Belfast John McSherry e del violinista Tóla Custy, originario di County Clare come Rynne. Un assortimento di dieci tracce strumentali, per un totale di quarantadue minuti di musica solida e dinamica, vitale e corposa, con passaggi travolgenti, dove da un lato si esalta l’empatia tra musicisti, dall’altro si avverte una compattezza compositiva, la concezione contemporanea della produzione di un disco, con un abile uso di sovra-incisioni. Il set d’apertura di hop jig e slides (“It’s thought when you think about it/The Slide From Grace/ The Star above The Garter”), è già un trittico micidiale che indossa la foggia compositiva di Rynne e McSherry. Lavoro d’alta classe per flauto, concertina e plettri nei tre reel che seguono. Lunny sigla “Here Comes Herself”, dove la cornamusa irlandese di McSherry si ritaglia uno spazio di tutto rispetto. 
Per musicisti così attenti alla tensione ritmica è irrinunciabile un tuffo nella tradizione balcanica (da sempre un interesse di Lunny): “Lesnoto horo” mette insieme due melodie da danza macedoni, la prima in 7/8 la seconda in 11/8, un godimento per chi predilige i ritmi zoppi. Piace moltissimo anche “Skipstep”, che chiude il disco, una composizione che nasce dalla persistente ricerca di Lunny di procedure ritmiche non scontate. Porta la firma di Dónal anche “SunFishRipple”, delizioso incrociarsi tra mantice e corde. Il suonatore di concertina di Clare ha scrittura decisa nei due jig (“The rolling Wave/Derrymore” e “You tell me/ Mary Rynne’s”), dove traspare piena consapevolezza della tradizione strumentale locale. I tre misurano con il senso della melodia nell’delicato tema svedese “Svampannen”, proveniente dal repertorio del gruppo Väsen, abbellito dalla introduzione della 12 corde di Pellen e il violino di Custy che domina. Né mancano accostamenti insoliti per corde e flauto, come una melodia bretone giustapposta ad uno slow reel di matrice Irish-American (“Ton Disanv/First Hard Rain”). Da nomi di questo calibro era lecito attendersi una prova superlativa, e così è avvenuto, a parte il minutaggio un po’ tirchio. Un album appagante: che “Triad” non sia un disco per pochi. 


Ciro De Rosa