Suo – Maan Unia, Puun Unia (Texicalli Records)

Queste righe non mettono al centro dell’attenzione un disco appena sfornato, se volete è una recensione tardiva, ma la consideriamo necessaria per presentare la più recente produzione di un trio finlandese che merita di essere apprezzato anche dal pubblico italiano e conosciuto dagli operatori del settore. Chi pensa che il revival finnico sia riconducibile solo alle splendide Värttinä si deve ricredere, la scena neo-tradizionale finnica primeggia per artisti di ottima levatura, come abbiamo avuto modo di raccontare ai lettori di blogfoolk recensendo dischi o parlando del festival careliano di Sommelo (A proposito, le date 2013 della rassegna transfrontaliera sono tra il 3 al 7 luglio, www.runolaulu.fi/sommelo). Formatisi nel 2004, i Suo, che in finlandese significa palude, provengono da quella fucina di artisti che è il Dipartimento Folk dell’Accademia Sibelius di Helsinki. Il trio è composto da Veera Voima (canto, kantele a 15 corde, flauto armonico, whistle), Emilia Lajunen (violino a 5 corde, nyckelharpa, erhu, backing vocals), Roope Aarnio (chitarra, chitarra fretless, mandolino, backing vocals). Al loro terzo disco, Maan Unia, Puun Unia /Dreams of Earth and Tree (un quarto è programmato per quest’estate), collaborano anche Sara Puljuka (contrabbasso e percussioni) e Teemu Korpipää (drum programming). Un lavoro improntato alla rielaborazione del canto di runi, antica pratica di canti che utilizzano il cosiddetto metro kalevaliano, un tetrametro trocaico che presenta però numerose varianti; si tratta di canti pieni degli elementi tipici della narrazione orale (allitterazioni, assonanze, formule, parallelismi). I testi di Maan Unia, Puun Unia sono ancorati alla tradizione, evocano il mondo popolare finnico, ma la band è abile nel produrre arrangiamenti creativi, intrecciando felicemente gli strumenti, ed evidenziando anche notevole maestria strumentale, soprattutto nella violinista Emilia Lajunen. L’album cattura sin dal primo brano “Laulajan Latu”: canto incalzante, archetti allo spasimo, potente drive ritmico. Il sodalizio carbura alla grande con il successivo “Manan unia” per poi concedersi sequenze più morbide e liriche in “Unen Nouto”, prima di riprendere ritmo con l’interessante strumentale “Artjamei”, composto da Emilia. La voce di Veera tocca picchi elevati nella struggente “Tuuditan Tuhoista Lasta”, costruita su una melodia tradizionale estone, e nella potente song “Tuulee”. Si danza con “Tammikkinen”, ci si muove tra accenti blues con “Tummene Tulonen”. I tre successivi brani offrono ancora la stesa soddisfacente combinazione di vocalità calda e corposa leggerezza. 

Ciro De Rosa