Cadira – Mar (Temps Records)

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Un gran bel ritorno, non c’è che dire. Dopo Canzoni Popolari Spagnole (III Millennio, 2004) e Aradas (2007, Promo Music), Mar è la nuova prova discografica della solida e duttile intesa tra Eugenia Amisano e Paolo Traverso, in arte Cadira (seggiola in catalano), epitome di prossimità foniche mediterranee. Otto quadri sonori sul dischetto contenuto in un bell’artwork: manifattura in cartoncino da aprire a fisarmonica, ammirando delicate immagini che raccontano storie di mare, e da serrare con un cordoncino. Sin dagli esordi il duo genovese (ma Eugenia ha ascendenze catalane), che conosciamo dai tempi degli Avarta, ha percorso nel tempo e nello spazio la Spagna delle genti, dei transiti culturali, delle lingue in contatto, dei suoni dolci ed aspri. Un titolo emblematico per questo terzo lavoro che vede Amisano – vocalist dal timbro terso e ambrato al contempo, dal canto sottile e dolce il suo capace, tuttavia, di squarci luminosi ed impennate – e l’infaticabile polistrumentista Traverso (chitarre, mandole, basso fretless ed acustico, cetra, laud, bouzouki, guitar loop, campionamenti, xaphoon), trovare fidi ed eccellenti collaboratori di peso in Marco Fadda (percussioni) ed Alessandro Sacco (nyckelharpa, viola) – anche per loro un passato come Avarta. I testi, cantati in catalano da Eugenia, sono tutti di Traverso, eccetto una poesia arabo-andalusa di Ibn Kharxux d’Alzira del XII secolo e la lirica quattrocentesca del valenciano Ausiàs March. Di traccia in traccia si diffonde una grazia avvolgente, a tratti onirica, prodotta dall’equilibrio ben dosato tra parti vocali e strumentali, con procedure melodiche, ritmiche ed armoniche che rimandano al folklore immaginario, a un Mediterraneo dell’anima. Temi fortemente evocatori (Traverso compone per cinema, danza, teatro nonché progetti multimediali), scordature, loop programming e strumenti antichi che si fondono; convivono insolite combinazioni soniche, stilemi andalusi, musica antica e barocca, echi di Renbourn, Gismonti e Towner, solo per citare qualche nume tutelare di Traverso, schegge ambient, passaggi iterativi post-minimalisti e nuance prog, fino a seducenti iridescenze post rock. 


Ciro De Rosa