Zachary Richard - Le Fou (Zach Rich)

Messosi alle spalle il mezzo passo falso di “Last Kiss” del 2009 e l’improvviso ictus che lo aveva costretto a sospendere a lungo la sua attività musicale, Zachary Richard è di recente tornato in pista con “Le Fou”, disco che raccoglie dodici brani di ottima fattura in cui gli ammiccamenti al pop del disco precedente, hanno lasciato il posto ai suoni e alle suggestioni della natia New Orleans, laddove finiva lo splendido “Lumiere Dans Le Noir” del 2007, nel quale aveva cantato la tragedia della sua città. Prodotto da Nicolas Petrowski e dallo stesso Richards, il disco è stato inciso con la collaborazione di alcuni ottimi musicisti come il fido chitarrista Eric Sauviat, Felix LeBlanc al violino, l’ottima sezione ritmica composta da Nicholas Fiszman al basso, e Justin Allard alla batteria, e la partecipazione alle voci di Yolanda Robinson e Erica Falls e della cantautrice Anna Laura Edmiston. Durante l’ascolto si ha sin da subito la sensazione netta, che Richards abbia voluto riportare tutto a casa, riscoprendo non solo le sue radici cajun e zydeco ma anche gli incroci con il rock e il blues, senza dimenticare il suo approccio al songwriting di matrice francese, e, quasi il suo presente nell’adottivo Canada avesse abbracciato il passato della sua Louisiana. Quello che più colpisce però sono le tematiche impegnate che lo permeano, come dimostra la splendida title-track, un intensa e accorata ballata ispirata al disastro causato dalla esplosione sulla piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico nel 2010, e giocata sul nome in francese di un uccello marino salvato dopo la tragedia e la follia umana sempre pronta a privilegiare i guadagni alla difesa dell’ambiente. Il rapporto tra uomo e natura ritorna in modo differente negli uragani che hanno funestato la Louisiana negli ultimi anni evocati nello splendido cajun rock di “Laisse le Vent Souffler”, per la quale è stato realizzato anche uno suggestivo video, e caratterizzata dal superbo interplay tra l’organetto di Richard e la chitarra di Sonny Landreth. Se la successiva “Sweet Sweet” è una ballata cajun con il violino in grande evidenza, “Clif’s Zydeco” è un accorato omaggio a Clifton Chenier e ci riporta al sound zydeco della Louisiana, con protagonista ancora una volta la chitarra di Landreth. Epica ed evocativa è poi la ballata acustica arpeggiata “La Chanson Des Migrateurs”, ma a rimettere pepe al disco ci pensa dapprima la travolgente “Lolly Lo” la cui linea melodica è guidata magistralmente dall’organetto di Richards, e subito dopo la ballata elettrica “La Musique Des Anges” della quale si apprezza l’ottimo testo. Pregevole è anche il terzetto di brani centrale composto da “La Ballade De Jean Saint Malo” in cui si narra della fuga di uno schiavo alla fine delle Settecento attraverso le paludi della Louisiana, dal cajun “Crevasse Crevasse” con lo stesso Richard all’armonica, e dalla trascinante “Bee De La Manche” in cui brilla l’intreccio tra violino, fisarmonica e percussioni. Sul finale ritorna la canzone d’amore con “C’Est Si Bon” in cui spicca il mandolino di Eric Sauviat, così come non manca una divagazione nel roots rock con “Orignal Ou Caribou”, ma la conclusione è affidata alla toccante e già nota “Les Ailes Des Hirondelles”, ma che qui con la voce di Richard accompagnata dal dobro, sembra aver trovato la sua versione definitiva. 


Salvatore Esposito