Ivan Pili, Mantice Sardo Oltre I Confini

L’organetto diatonico è uno strumento preminente nella tradizione popolare sarda. Tra le nuove generazioni di musicisti, Ivan Pili, originario di Assemini, è uno degli sperimentatori della scatola sonora. Il suo recente lavoro Novas Nodas inaugura la collana Lumèras (Luci) dell’etichetta discografica S’ard Music, rivolta a proposte di musica sarda che reinterpretano il linguaggio cosiddetto tradizionale con orecchie aperte alla contemporaneità. Dunque, un disco in cui l’organetto esce dai canoni della funzione meramente coreutica. “Il mio debutto nel mondo dello spettacolo è avvenuto a soli 13 anni in qualità di suonatore di balli sardi, così ci chiamiamo nell'Isola”, spiega Ivan. “Ovviamente all'epoca si debuttava come autodidatti, in quanto le scuole civiche non erano ancora diffuse in Sardegna”. Quali i modelli musicali per un giovane che si avvicinava all’organetto? “Non esistendo fenomeni mediatici come youtube dove poter ascoltare le musiche a portata di click, all'epoca esistevano le musicassette”, continua Pili. “I nomi del periodo erano i soliti: Francesco Bande, Tonino Masala e Mondo Vercellino. La maggioranza di noi, quindi la generazione fino alla mia, aveva quei modelli. Dalla mia in poi l'esempio massimo da seguire, sempre per tutti o quasi, è stato Totore Chessa che, a mio modo di vedere, nel panorama della musica tradizionale sarda è lo spartiacque più significativo fra il vecchio e il nuovo”
Non rimanendo fermo sulla pratica degli stili praticati in Sardegna, negli anni del grande rilancio dell’organetto in Italia ed Europa occidentale, Pili avverte l’esigenza di proiettarsi oltre l’isola. “Per diversi motivi, forse geografici o forse per vocazione, non sono rimasto insensibile alla possibilità di ‘aprirmi’ verso nuovi orizzonti musicali, come la musica basca, balcanica, klezmer e le musiche di area d’influenza celtica, dall'Asturia alla Scozia, dalla Galizia all'Irlanda. Gli artisti che ho ammirato di più, sembrerà scontato dirlo, sono stati, e sono tuttora, Kepa Junkera e Riccardo Tesi. Anzi, proprio un loro lavoro del 1993, Trans Europe Diatonique, mi ha aperto gli occhi sui lavori in multitraccia con l’organetto: le sovraincisioni di più organetti potevano essere equiparate a un quartetto d'archi”. Negli anni, Pili compone musica per cinema, teatro, per la pubblicità, per la televisione, da concertista si esibisce su prestigiosi palcoscenici, mostrando piena libertà di coniugare la sua matrice folk con altri moduli e stilemi. Ora pubblica Novas Nodas (S’ard Music, distr Egea, 2011), titolo che non lascia ombra a dubbi; si tratta di nove composizioni per 51 minuti che mettono in risalto scrittura, sensibilità e calore interpretativo del musicista di Assemini. “Il mondo del ballo mi manca un po’, è innegabile, ma sarebbero sorte incompatibilità e difficoltà nel gestire la tradizione senza contaminarla, dal momento che la mia strada artistica era uscita dai confini isolani. Il fascino dell'Irish music mi aveva travolto”. Visto la predilezione per il suono ‘celtico’, quali sono gli artisti che Ivan Pili ama i più? “Sono tanti i gruppi e i musicisti che prendo come riferimento, dai Lùnasa ai Capercaillie, dai Beoga ai Dervish. Come dire, sempre nelle Isole si rimane... ”
La suonata di Pili mantiene l’intelaiatura ritmico-armonica connaturata al ballo tradizionale, ma innesta variazioni melodiche, personali sviluppi sui timbri e sulla dinamica dello strumento. In Novas Nodas Ivan compone, rilegge brani della tradizione popolare e classici d’autore del firmamento tradizionale sardo (Francesco Bande e Dionigi Burranca); un booklet bilingue (italiano e inglese) accompagna l’ascolto del disco con accurate note sui balli vergate da Giuseppe Michele Gala e una bella presentazione di Vincenzo Izzi che chiosa: “Novas Nodas delinea uno scenario che rappresenta in pieno la Sardegna di oggi, una grande terra, dall’antica cultura, dalle infinite tradizioni; è un progetto coraggioso che ben suggerisce la strada da intraprendere per uscire da una crisi artistica e musicale, attraverso l’unione imprescindibile di tradizione e modernità”. Quali i ferri del mestiere utilizzati nel lavoro? “Vengono utilizzati diversi organetti Castagnari, tutti rigorosamente a tre file di voci al canto e con dodici bassi. Ritengo che il futuro dell'organetto, ma ormai si può parlare anche al presente, sia di dominio degli organetti con simili caratteristiche, in grado di adattarsi alle più svariate situazioni che vanno dal ballo della piazza ai concerti di ogni genere”
Un disco dalla lunga gestazione, osserva Ivan “Sicuramente non era un progetto messo in previsione, dal momento che stavo preparando un altro lavoro discografico, più Irish e nordeuropeo. Ma in occasione di un incontro col caro amico Ottavio Nieddu, personaggio di grande esperienza e competenza nel panorama dello spettacolo in Sardegna, ho preso in maniera per nulla seria l'ipotesi di un disco ‘in sardo’ ma con un linguaggio più moderno. Incontri successivi mi davano la consapevolezza che Nieddu aveva invece proposto qualcosa di innovativo e che poteva essere salutare in un periodo in cui le musiche andavano via via omologandosi. Si diceva che c'era la necessità di dare prova che il ballo sardo, come tutte le musiche del mondo, non doveva e non poteva avere confini. Da lì è iniziato uno studio durato circa due anni, con una selezione ideale delle musiche da trattare, ma soprattutto trattabili... Abbiamo ricercato cosa non era stato mai inciso e cosa era già inciso ma si poteva ripresentare in chiave diversa. Tutto questo con l'aiuto del pentagramma, ossia mettendo nero su bianco, studiando le trasposizioni melodico-armoniche, piuttosto che riprendere il più comodo e pratico concetto dell'improvvisazione. Si è pensato di introdurre il canto a tenore, ossia un particolare stile di canto corale unico al mondo, formato in genere da un quartetto che ripropone in toto l'espressione di un mondo agro-pastorale molto sentito nell'Isola. La prima trasposizione in ordine di tempo di realizzazione del disco riguarda appunto le quattro voci del canto a tenore in “Vardeìna”, che prende come riferimento Orgosolo, il paese della Barbagia in cui la tradizione in tutti i suoi aspetti è particolarmente sentita e vissuta. La collaborazione per questo brano è stata fatta col tenore Murales di Orgosolo”
Trasposizione che caratterizza anche "su Durdurinu", brano originario di Oliena nel nuorese, un altro vertice del disco. Qui l’organetto accompagna il canto monodico senza ricalcare la voce del cantore Antonio Putzu ma seguendo la ritmica del battito dei piedi dei ballerini, che rappresenta la suggestiva singolarità di questo ballo. Un gusto di matrice irlandese si avverte nell’apertura di “Arrepicu”, singolare trasposizione melo-ritmica del suono delle campane che un tempo servivano per questa suonata a ballo diffusa nel Campidano e nella Sardegna meridionale. Anche in “Sa Campidanesa, Pili manifesta la sua propensione verso le sonorità irlandesi. Altro ballo oggi diffuso in tutta l’isola è “Passos Torraos”, cui Ivan conferisce calore e fluidità espressiva, mentre “Dansa Ittiresa” proviene dal repertorio di quell’immenso interprete del mantice che è stato Francesco Bande. L’esperienza di accompagnatore della danza si percepisce appieno anche in “Ballu brincadu”, sorta di ballo nazionale isolano. Invece, il superbo "Prioriseddas" sfrutta la possibilità delle sovraincisioni con una sperimentazione in trio. L’idea, confessa Ivan, “è dovuta all’influenza esercitata dai tre maghi dell’organetto Kepa Junkera, RiccardoTesi, John Kirkpatrick (il terzo protagonista di quel capolavoro che è stato Trans Europe Diatonique, ndr). Con la collaborazione di due bravissimi organettisti, come Peppino Bande e Lorenzo Chessa, abbiamo lavorato su un brano del compianto maestro di launeddas Dionigi Burranca. Il trio vuole rappresentare un messaggio di condivisione, ma anche un pretesto per dimostrare che il lavoro di gruppo può portare a dei risultati artistici importanti anche in Sardegna”. Infine, la conclusiva “Duos passos” è un florilegio danzereccio, comprendente una serie di balli della Sardegna centrale, accomunati da una comune cadenza binaria. Intanto Ivan già pensa ai prossimi progetti, in cantiere un disco con il gruppo Keltaloth, incrocio di mondi musicali, ideato da questo creativo organettista. 



Ciro De Rosa