giovedì 14 febbraio 2013

Italian Sounds Good: Daniele Tenca, The Beards & Julian Poulson, Thomas Guiducci & The B-Folk Guys, Nashville & Backbones, Valeria Caputo, Alex Snipers Experience, Slidin’ Charlie & Boo Shake

Daniele Tenca - Wake Up Nation (Route 61) 
Quando nel 2010 uscì “Blues For Working Class” fu subito chiaro a tutti che Daniele Tenca avesse intrapreso una fase del tutto nuova rispetto alla sua esperienza come frontaman dei Badlands, tribute band italiana di Bruce Springsteen, tanto per la qualità delle sue composizioni ma soprattutto per la sua capacità di mescolare la tradizione rock italiana, il blue collar e il blues. A due anni di distanza dall’ottimo “Live For Working Class” lo ritroviamo con un nuovo album in studio, “Wake Up Nation”, che segna la sua piena maturazione artistica come solista. Rispetto ai due dischi precedenti, se da un lato si è cementata maggiormente la commistione tra rock e blues, come dimostra la trascinante “Dead And Gone” nella quale spiccano le chitarre di Leo Ghirindelli e Heggy Vezzano, dall’altro immutato resta l’impegno civile che traspare dai testi chiaramente ispirati alla scrittura springsteeniana. Spaziando tra poderosi boogie e trascinanti brani rock, Tenca racconta la società attuale con le sue paure, il suo futuro incerto, e i suoi drammi ma allo stesso tempo i suoi brani suonano come una scossa, una sveglia, una chiamata alle armi. Durante l’ascolto si spazia dal boogie southern “a la ZZ Top” di “Default Boogie” alla sarcastica “Big Daddy” fino a toccare il folk rock con “Silver Dress” e il blues limaccioso di “The Wonds Stay With You” e title track. Non manca qualche divagazione nel Chicago Blues come in “What Ain't Got” in cui brilla all’armonica Andy J Forest) e What Did You Do, e alcune cover azzeccate come “Last Po' Man” di Seasick Steve e la dylaniana “It's All Good” tratta dal recentissimo Together Through Life con ospite all’accordion Riccard Maccabruni dei Mandolin' Brothers. “Wake Up Nation” è dunque un invito a rialzarsi e a lottare per un futuro migliore. 



The Beards And Julien Poulson – Muskito (Metal Postcard Records) 
Quando lo scorso anno recensimmo l’ottimo “Widmann’s Mansion” dei The Beards, anticipammo che a breve distanza sarebbe arrivato anche “Muskito”, colonna sonora del film omonimo, realizzato in collaborazione con lo sceneggiatore e musicista australiano Julien Poulson (al fianco di Nick Cave e Brian Richie) e pubblicato dalla MetalPostcard. A differenza del precedente inciso al fianco di Aaron “Professor Louie” Hurwitz, “Muskito” è un concept album a tutti gli effetti che vede Emanuele Marchiori (piano, organo, banjo, batteria, fisarmonica, armonica e voce) e a Max Magro (chitarra, basso e voce) alle prese con la storia del fuorilegge inglese Michael Howe, il quale nei primi anni dell’Ottocento arrivò a proclamarsi governatore della Tasmania. Il sound è quello classico a cui ci hanno abituato i Beards ovvero la commistione tra influenze sonore che vanno da The Band a Johnny Cash passando per Nick Cave con spruzzate spaghetti western. Nel loro insieme i brani compongono una sorta di novel in chiave gothic-rock in cui spiccano brani come l’iniziale “Muskito” o la splendida ballad “Drunky Sailor” in cui sembra che i Pogues incontrino Tom Waits o ancora la scura e sofferta “Ghost Ship”. Tra le pagine migliori vanno segnalate inoltre “Blood Red River” e “Awful Carnival” tuttavia il vertice del disco lo si tocca con le ballads “No Stopping Now” e “Gates Of Hell” nelle quali più da vicino si ritraccia quel sound vicino a The Band che aveva fatto dei Beards i suoi eredi naturali. “Muskito” come “Widmann’s Mansion” ci mostra come il progetto di Marchiori e Magro sia tra i pochi in Italia ad avere un profilo e una portata realmente internazionale, tuttavia spiace vedere che nessuno ancora si sia accorto di loro. Forse la storia un giorno gli renderà giustizia, e a noi non resta che consigliarvi davvero questo disco. 



Thomas Guiducci & The B-Folk Guys - The Heart And The Black Spider (Autoprodotto)
Frutto di un anno di lavoro in studio e di una più lunga fase di gestazione, "The Heart and The Black Spider" è il primo disco di inediti di Thomas Guiducci (voce, corde varie, armonica e kazoo) e dei suoi B-Folk Guys ovvero, Roberto Tatoni (contrabbasso), Stefano “il Cardinale” Chiappo (piano, tromba, clavietta, percussioni e voci) e Piero Supino (batteria, cajon e percussioni). Forti di una solida esperienza maturata nei circuiti musicali piemontesi, documentata anche dall’Ep dal vivo “Live at Passerano Blues”, il combo torinese ha messo in fila nove brani di ottima fattura, composti da Guiducci, nei quali si intrecciano folk e blues con divagazioni in territori country e irish. Ad ispirare i vari brani come è stata una forte crisi interiore, dettata dal senso di inadeguatezza, dalla paura e dalla fatica di trovare una propria strada, e questo traspare anche dal titolo che allude alle cose (il ragno) che rendono meno sereno il nostro cuore. In questo senso ogni brano ha rappresentato per l’autore una vera e propria catarsi con la quale è riuscito ad allontanare la depressione, la delusione e la sfiducia e, grazie al potere della musica ha ritrovato la sua serenità. Così l’ascolto ci regala alcune ottime composizioni come l’iniziale “Heart Blues”, “The Yokel” e la superba “Plenty of Time” tra i momenti più interessanti di tutto il disco. A completare il quadro troviamo anche alcuni ospiti di eccezione come il grande Dario Lombardo alla Chitarra resofonica baritona e a cui si deve l’ottima “Old Tiger”, Andrea Scagliarini all’ armonica suonata in un bicchiere di Brandy in “Plenty of Time”, e Simone Lombardo che alla musette colora di suoni world “I’d Like To Be”. 



Nashville & Backbones - Haul In The Nets (PRS for Music) 
Dopo oltre dieci anni passati a suonare i classici della West Coast e dopo un incursione a X-Factor, il Nashville Trio, composto da Matteo De Angeli, Marcello Dolci e Michele Tani, grazie all’innesto nella formazione dei due Backbones (Davide Mastroianni al basso e Tommy Taddei alla batteria) hanno completato il loro percorso di crescita artistica intrapreso con il loro primo album di inediti, “Voice Inside My Head”, dando vita ad una nuova realtà musica i Nashville & Backbones, con cui hanno inciso il loro primo disco “Haul In The Nets”. L’album raccoglie undici brani, che partono da una solida radice West Coast per spaziare poi verso il roots rock più puro, incorniciando in modo perfetto le tre voci dei Nashville, che si intrecciano e si sovrappongono dando vita a perfette armonie vocali. Ad aprire il disco è la divertente “The Place Where We Belong” che apre la strada alle melodie radiofriendly di “Outsider” prima e la solare “With My Tears On” che sfocia in un reggae trascinante. Si passa poi alla ballata “Song For Claire”, che rimanda a certe pagine di Crosby, Stills & Nash, ma ma è con il country di “Blue Eye In The Sky” che si tocca il primo vertice del disco con la pedal steel di Eugenio Poppi e il piano ad intrecciarsi in modo davvero sorprendente. Completano il disco “Night In On My Own”, la trascinante “Goodbye Dolce Vita” che lambisce il bluegrass, quel gioiellino che è “Too Much Love” e il combo conclusivo composto da “Snow” e “Plastic”. Pur avendo scelto di percorrere una via nella quale è difficile creare qualcosa di completamente nuovo, i Nashville & Backbones sono riusciti nell’impresa di non suonare scontati, ma anzi siamo certi che nel prossimo futuro ci riserveranno qualche altra bella sorpresa. 



Valeria Caputo – Migratory Birds (Autoprodotto) 
Giovane cantautore pugliese, Valeria Caputo giunge al suo debutto con “Migratory Birds”, disco realizzato attraverso grazie al crowd-founding in rete e che raccoglie dieci brani autografi in inglese, ispirati direttamente alla migliore tradizione cantautorale al femminile made in U.S.A. Si tratta di un lavoro nato da esperienze e riflessioni personali attraverso le quali la Caputo ci racconta la sua visione della vita come viaggio, nel quale si attraversano luoghi, stagioni, incontri ma anche sogni, realtà diverse e azioni. Al suo fianco troviamo un ottimo gruppo di musicisti composto da Silvia Wakte (chitarra elettrica), Marco Pizzolla (basso), Vince Vallicelli (batteria), Marco Remondini (violoncello), Tiziano Raspadori (sax), Paolino Marini (percussioni) e Franco Naddei (sinth), i quali hanno contribuito in modo determinante alla riuscita dal disco. Durante l’ascolto brillano brani dalle trami tenui e quasi sussurrate come nel caso della title track e di “Honey In My Room”, ma anche spaccati per solo chitarra e voce come nel caso di “Fly Away” e “The Sea Has Told Me”. Non mancano divagazioni ora nelle sonorità jazz con “You Can’t Stop” ora nel rock cone “I’ll Be With You”, e la conclusiva “It’s Wrong”, tuttavia il vero vertice del disco arriva con “Dicember Sun” in cui le trame quasi floydiane si confondono con sonorità jazz di grande eleganza. Novella epigona di Joni Mitchell, la Caputo ha senza dubbio tutti i numeri per poter ambire ad un pubblico di rilievo, non solo per la sua bella voce ma anche per la sua capacità di mescolare folk, jazz e psichedelia. 



Alex Snipers Experience - Familiar To Someone Liv..ing In Action! (Autoprodotto) 
Instancabile busker, Alex Snipers è quello che si può definire un artista in continuo movimento, non solo per la sua intensa attività di performer anywhere on the road, ma anche per i vari dischi pubblicati negli anni l’acustico “Slackness” del 2007, il live “Utopia Live In Turin” del 2008, il tributo ai Pink Floyd “When The Snipers Broke Free”, e il Dvd “Magnesium Proverbs Live in Alessandria”. A coronamento di un lungo periodo di concerti Snipers ha di recente dato alle stampe “Familiar To Someone Liv…ing In Action!, composto da quattordici brani registrati dal vivo prodotti da Alfio Costa, che rendono molto bene l’idea di quelli che sono i suoi live act. Voce, chitarra acustica, pedali e amplificatori Snipers snocciola brani che spaziano dal folk di "Let Your Dime Light Shine", che ammicca a “Triad” di David Crosby, alla psichedelia “Battersca”, fino a toccare i Cure evocati in “Stay With Me” e i Beatles i cui echi di “Norvegian Wood” caratterizzano “Free Your Mind”. Nel complesso il disco però non convince pienamente, un po’ per la tendenza alla citazione a tutti i costi, un po’ per la mancanza di quel labor limae che dovrebbe caratterizzare il lavoro di un cantautore. Puntando magari alla qualità più che alla quantità dettata dall’urgenza creativa, la cifra stilistica di Snipers potrebbe emergere in modo senza dubbio più completo e certamente più originale. 



Slidin’ Charlie & Boo Shake – The Dirty Blues Of Slidin’ Charlie & Boo Shake (Demo Autoprodotto) 
Per nostra policy su Blogfoolk non siamo soliti recensire i demo, tuttavia di tanto in tanto capita qualche bella proposta meritevole di spazio e ovviamente non ci sottraiamo nel dedicarle spazio. Un esempio è The Dirty Blues Of Slidin’ Charlie & Boo Shake, realizzato da dal duo palermitano composto da Carlo “Slidin’ Charlie” Pipitone (voce e chitarra) e Giuseppe “Boo Shake” Buscemi (batteria). Dividendosi tra il loro lavoro e la passione per la musica, i due musicisti siciliani vantano un percorso musicale di tutto rispetto che li ha visti suonare a lungo per la Catfish Blues Band, e più di recente intraprendere un percorso autonomo come duo. Il disco raccoglie sei brani incisi presso i Downbeat Studio di Palermo che svelano in modo molto chiaro non solo la loro lunga esperienza maturata sui palchi di mezza Italia, ma anche un originale ed energico approccio raw alle dodici battute. Durante l’ascolto si apprezzano così la bella rilettura di “Give Me Back My Wig” di Hound Dog Taylor, la travolgente “Tell Me Mama” di Little Walter, ma soprattutto una sorprendente versione di “Run Run Run” di Lou Reed, della quale viene riportata alla luce la sua anima blues. Completano il disco “Red Haired Mama” firmata da Carlo Pipitone, lo spiritual di Fred McDowell “You Gotta Move” e il delta blues di “I Can’t Be Satisfied”. Nel complesso questo demo dimostra chiaramente come il progetto musicale di Pipitone e Buscemi abbia tutti i numeri per affrontare un pubblico sempre più ampio e questo non solo per la qualità delle esecuzioni, ma anche per le brillanti tessiture sonore tra le chitarre, ora ruvide ora arpeggiate, del primo e il drumming potente ed originale del secondo. 



Salvatore Esposito

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