Bill Fay - Life Is People (Dead Oceans)

Il racconto in musica di un viaggio, il viaggio di alcuni messaggi messi dentro una bottiglia di vinile e lasciati a cullarsi nel mare del tempo, bottiglie/vinili che un giovane americano si trova in casa. Il produttore di questo disco dolente e denso, importante e multiforme, si chiama Joshua Henry e dichiara di aver avuto i dischi di Bill Fay in casa, nella collezione di dischi del padre. Specifica di non averli sentiti spesso ma di sapere che erano lì. In modo misterioso e fortuito, si è trovato a raccogliere quelle bottiglie, ad aprirle e a sognare di fare un disco con questo songwriter nascosto dal mondo da oltre trent’anni. Ha sognato talmente forte che, grazie ai suoi contatti londinesi, è riuscito a rintracciare Bill. E’ riuscito a parlarci, a convincerlo a entrare in studio. Il risultato è questo “Life Is People”, ove il fan di Fay Jeff Tweedy dei Wilco fa un prezioso cameo e viene ricambiato con una cover sentita di “Jesus Etc”. Io non voglio apparirvi come uno di quei supercool che sanno sempre di cosa si deve parlare. Non avevo mai sentito parlare di Bill Fay però, un mesetto fa stavo aggirandomi nel traffico invero sproporzionato della cittadina sita nella pianura padana dove abito quando, attendendo che mio figlio onorasse un contratto con un negozio che spaccia figurine di Yu-Gi-Oh (se non sapete di che si tratta...meglio così...) quando, dalle casse dell’auto, dalla compilation che si trova acclusa a Uncut è partito un pezzo che si chiama “The Never Ending Happening”, ove la voce addolorata di Bill racconta una storia fatta di tempo, di destino, di paura e gioia. Lo sapete come funziona, lo sapete benissimo.. quando una canzone gratta via il tempo e lo spazio e si staglia rispetto alle altre, ci si deve fermare a pensare e io non ho potuto far altro che domandarmi...chi diavolo è Bill Fay e soprattutto, perché non ho mai sentito parlare di lui? Detto fatto, lui ha esordito alla fine degli anni 60 con l’etichetta Deram grazie al produttore di Donovan e poi si è autoesiliato. Succede molto spesso, più di frequente di quanto ci piaccia ammettere. Per fortuna che la musica ha ancora questo potere illogico e astratto. E’ un fatto che da speranza a noi inguaribili romantici egocentrici, l’idea che davvero non è mai finita. Ah... dimenticavo! Il disco in questione è davvero meravigliosamente fuori dal tempo, ricco di suggestioni nobilissime, emozionante, salubre e curativo come un Healing Day. Compratelo subito!


Antonio "Rigo"Righetti