Lhi Balòs - Banda Balossa (Autoprodotto)

Nati nel settembre 2006, i Lhi Balòs sono una band cuneese che propone un originale patchanka sonoro che mescola ska, reggae e irish-folk con le melodie tradizionali occitane, ricalcando per certi versi quanto già fatto da alcune band conterranee come Lou Dalfin, Lou Seriol e Kachupa Folk Band. Ben noti non solo sui palchi della loro zona ma anche nel resto dell’Italia e all’estero, e con alle spalle già due dischi “Es Mas Que Lo Premier” del 2008 e “Gran Crema” del 2010, il gruppo nel corso degli anni ha visto la sua formazione evolversi progressivamente, fino a stabilizzarsi con la line up attuale composta da Stefano “Bertu” Bertaina (fisarmonica), Simone Marenchino (clarinetto, cornamusa, flauti), Daniele Crocchioni (batteria), Michele Bruna (basso), Ettore Longo (chitarra acustica, ghironda), Elia Zortea (trombone), e Matteo Orcellet (voce). Sebbene il nome del gruppo, Lhi Balos che tradotto dal piemontese significa coloro che fanno zingarate, alluda alla supercazzola di tognazziana memoria, questi ragazzi dimostrano di aver ben chiaro il loro rigoroso approccio alla musica, e non è un caso che vengano curati tanto gli arrangiamenti quanto l’aspetto dei testi, che combina spaccati riflessivi e canti a difesa della loro terra, a momenti più leggeri ed ironici. A distanza di due anni dal loro secondo disco, i Lhil Balos, nella primavera dello scorso anno sono tornati in studio per incidere “Banda Balossa”, disco composto da sette brani, tra originali e riletture di materiali tradizionali occitani, che li fotografano nel pieno della loro fase di maturazione. Durante l’ascolto si spazia da brani ballabili come lo strumentale “Svoltish” a travolgenti incursioni sonore a ritmo di ska nella tradizione della loro terra come “Autodeterminacion”, un vero e proprio inno di lotta a difesa delle minoranze linguistiche e culturali, o “Béziers” in cui viene raccontato il massacro degli eretici Midi da parte di Simon De Monfort, o ancora l’anthem “La Libertat”. Completano il disco “Pastis” trascinante brano in cui viene descritto il rito dell’aperitivo omonimo tipico delle valli occitane, la ballata narrativa “Cavalier” e il dolce ed evocativo strumentale “Nina”. Insomma “Banda Balossa” è l’occasione giusta per scoprire un gruppo dal sicuro talento, il cui pregio è essere riusciti a non apparire come l’ennesima “cover band” dei Lou Dalfin, ma a proporre piuttosto un sound nel quale tradizione e innovazione vanno a braccetto. 


Salvatore Esposito