Quinzân – Venì Venì E Mi Amore (Galletti-Boston)

Contadino biologico, vignaiolo ed animatore culturale, Pietro Bandini meglio noto come Quinzân è noto non solo per la sua azienda agricola, ma anche per essere il promotore del bel festival “Musica Nelle Aie”, che annualmente si tiene a Castel Raniero (Ra). Parallelamente alle sue tante attività, ha coltivato anche la passione per il cantautorato, e a partire dal 1996 ha dato vita ad un percorso musicale di ricerca e recupero delle tradizioni della sua terra, la Romagna, che ha intrecciato con le personali ispirazioni nate invece dalla propria terra, quella che coltiva dall'infanzia, proprio come la sua famiglia, i Quinzân, fa da duecento anni. Non è un caso che abbia scelto quel nome con cui sono noti nella zona come suo pseudonimo, e con il quale in origine si chiamava il podere che coltivavano da mezzadri. Da bravo contadino qual è nel tempo ha coltivato molto bene la sua passione e la sua ispirazione scoprendosi così cantautore, e così sono nati i tre dischi pubblicati a partire dal 1998 e che raccolgono le musiche e le parole nate durante il lavoro nei campi. A nove anni di distanza dal suo ultimo disco “Lòm a Mêrz” del 2003, che gli frutto il premio MEI come miglior disco dell’Emilia-Romagna, Quinzân torna con un nuovo album, “Venì Venì E Mi Amore”, che raccoglie quindici brani, prodotti da Mirko Monduzzi e registrati con il contributo fondamentale alle voci di Luisa Cottifogli, Serena Bandoli e Marco Vitali, la banda dei “Musicanti di San Crispino”, il gruppo emiliano Radìs, e un coro di bambani. Questo nuovo disco, come i precedenti non si sofferma su un unico genere musical ma ne attraversa diversi alla ricerca continua di un legame con la tradizione della Romagna, terra che da sempre è abituata ad assorbire suoni provenienti da altre zone. Tuttavia nell’ambito della produzione del cantautore romagnolo è quello che meglio coglie e fotografa il suo grande amore per la propria terra, quella coltivata, quella del suo vino, ma anche quella raccontata ai ragazzini che si avvicendano nella sua fattoria didattica. Durante l’ascolto emerge come le atmosfere allegre e gioiose si alternino a momenti più riflessivi ed intimisti, che nel loro insieme compongono una sorta di viaggio all’interno di un giorno della vita. Ad aprire il disco è la filastrocca “Giovan Trabiccola”, cantata insieme a un coro di bambini, a cui segue il dolcissimo tradizionale “Venì, Venì E Mi Amore” ma è con “In Paradìs”, versione in romagnolo di Jackie Wilson Said di Van Morrison che arriva la prima sorpresa del disco. Si passa poi alla musica da band con “Il Grillo e La Formica” e la divertente “Martino e Marianna”, due brani entrambi derivati dal repertorio di tradizionali per bambini e presenti in quasi tutta l’Italia del Nord. Si passa al nostalgico e quasi malinconico valzer di “In Prëst”, a cui seguono “L’è u murador” eseguita dai “Musicanti di San Crispino”, “Cumatcemta”, scritta a quattro mani con Mirko Monduzzi e una scanzonata versione tutta romagnola di “Per Un Basin” di Enzo Jannacci. Il disco non è mai avaro di sorprese così troviamo prima “Quinzân e Piripaja”, scritta sulla musica di “Camouflage” di Stan Ridgway e poi “E Marafòn” è un brano di liscio scritta da Ely Nery nel 1965 e qui rilettain modo davvero superbo. Completano il disco “Zavaj”, la ninna nanna “Din don” con protagonista la voce di Luisa Cottifogli e “La not”, brani ispirato da una poesia di Nino Pedretti, poeta Santarcangiolese, recitata dalla voce di Serena Bartoli. Chiude il disco “Stuglé”, con la partecipazione dei Radìs, che suggella un disco di ottima fattura, nel quale canzone d’autore e artigianato musicale vanno a braccetto.  



Salvatore Esposito