Da Qualche Parte Lungo La Strada – Il Club Tenco per Woody Guthrie, San Remo, Teatro Ariston, 16 Novembre 2012 – Cronaca dal podcast

L’evento era di quelli da non perdere, non solo perché si celebrava Woody Guthrie nel centenario della sua nascita, ma perché a farlo era il Club Tenco, istituzione tra le più autorevoli e prestigiose in Italia a difesa e a tutela della canzone d’autore. Quando ne abbiamo avuto notizia, dunque, ci è apparso chiaro con un po’ di rassegnazione, che ci sarebbe sfuggito uno di quegli eventi che lasciano il segno nella storia della musica italiana. Però ci è venuto in soccorso proprio il Club Tenco, che dalla sua fucina di idee, ha tirato fuori l’idea di registrare in podcast l’evento e metterlo in vendita su internet (http://www.fonderiamercury.it/tenco/). Era ovvio che a questo punto non c’erano più scuse per Blogfoolk, ne avremmo dovuto parlare certamente sulle nostre pagine, pur non avendo vissuto dal vivo le emozioni della serata.
Davide Van De Sfroos
La speranza è, quella, che il podcast dia una maggiore eco a “Da Qualche Parte Lungo La Strada” rispetto allo scarso pubblico che, come si legge, era presente all’Ariston lo scorso 16 Novembre 2012. Ad aprire la serata è King Of The Opera, il nuovo progetto di Alberto Mariotti, già noto come Samuel Katarro, che esegue dapprima una bella versione di “Song To Woody” di Bob Dylan e poi un brano dal suo ultimo disco.  Segue Davide Van De Sfroos che riscrive facendo proprie in laghée, due brani storici del repertorio del grande folksinger ovvero “This Land Is Your Land” e “Do Re Mi”, entrambe eseguite in acustico con l'accompagnamento del violino. Si tratta di due riambientazioni di qualità che evidenziano come il valore di certe composizioni di Guthrie sia sorprendentemente ancora attuale, spaziando da temi come il lavoro nero, l’immigrazione fino a toccare il senso di appartenenza alla propria terra. Chiudono il set una bella versione de “Il Camionista Ghost Rider”, il brano più bello di “Yanez”, l’ultimo disco in studio del cantante comasco e nel quale è citato anche Woody Guthrie, e “House Of The Rising Sun”. 
Giovanna Marini
Sale poi sul palco Giovanna Marini, che dopo aver confessato la sua emozione nel suonare per la prima volta dal vivo le canzoni del folk-singer americano, regala al pubblico del Club Tenco un set straordinario ed intenso nel quale esegue chitarra e voce “Those Brown Eyes”, “The Great Dust Storm” e “What Did The Deep Sea Say”. Francesco De Gregori consegna poi Il Premio Tenco quale operatore culturale ad Alessandro Portelli, ordinario di letteratura angloamericana all’Università “La Sapienza di Roma”.  Si tratta di un riconoscimento importante per la sua preziosa opera di ricercatore non solo nell’ambito della tradizione musicale americana ma anche in quella italiana, oltre che per la sua attività con l’Istituto Ernesto De Martino. La serata si arricchisce poi del contributo di quello che è stato uno dei live act più apprezzati di questa estate, ovvero Ambrogio Sparagna e la sua Orchestra Popolare Italiana, questa volta però in versione ridotta, con Francesco De Gregori. 
Luigi "Grechi" De Gregori e Francesco De Gregori
Si parte con le ormai note terzine dantesche a ritmo di pizzica cantate dal cantautore romano, a cui seguono una commovente versione di “Santa Lucia” e “L’Onore” cantata a due voci con Sparagna. Non manca uno dei brani più belli del recente “Vola Vola Vola” ovvero splendida “San Lorenzo” in una versione forse meno epica per la mancanza del coro, ma senza dubbio sentita ed intensa. Sempre dal repertorio di Francesco De Gregori arrivano poi la ballata dai toni folk “Vola Vola”, e la poetica “Stellutis Alpinis”, mentre da quello di Ambrogio Sparagna vengono pescate “Dormi Piccola Carina” e “Vorrei Ballare”.  Sul finale del set sale poi sul palco anche Luigi “Grechi” De Gregori, che con l’Orchestra Popolare di Ambrogio Sparagna esegue magistralmente “I Ain’t Got No Home” e “Hard Travelin’”entrambe dal repertorio di Guthrie, quasi a stendere un ponte sonoro tra tradizione popolare italiana e quella americana. 
Sarah Lee Guthrie & Johnny Irion
La sua presenza sul palco apre così una prospettiva nuova anche per l’Orchestra Popolare, che con la sua versatilità si destreggia alla grande attraverso i suoni folk americani, arricchendoli di inaspettati elementi mediterranei. Insomma la presenza sul palco del maggiore dei fratelli De Gregori si spera sia la base per qualche altra nuova idea di Ambrogio Sparagna, la cui Orchestra Popolare sembra essere una nave pronta ad intraprendere qualsiasi direzione.  Non manca il bis di rito con gli “Strambotti” in cui brillano gli strumentisti di punta dell’Orchestra ovvero Erasmo Treglia, e Raffaello Simeoni. La seconda parte della serata ci regala poi l’esibizione di Sarah Lee Guthrie, nipote di Woody e figlia di Arlo, accompagnata alla chitarra da Johnny Irion, il nipote di John Steinbeck. Due artisti, insomma, dal pedigree nobile che nella loro esibizione regalano altre quattro perle del repertorio del grande folk singer americano, ovvero “California Stars”, “Pastures Of Plenty”, “Hurricane Windows” e “Bright Examples”. 
The Klezmatics
Chiudono la serata The Klezmatics, che dopo aver ritirato il Premio Tenco 2012 dalle mani di Giovanna Marini, con il loro set ci conducono nel cuore di una festa yiddish mettendo in fila alcuni brani tratti dal quel gioiellino che era “Wonder Wheel” come "Holy Ground” e “Mermaids Avenue”, tutte su testi di Woody Guthrie così come “Gonna Get Throught This World, insieme ad alcuni classici del loro repertorio come “Ale Brider”, “Shnirele Perele” e “ Lolly Lo”, nelle belle versioni già apprezzate nel loro ottimo live di qualche tempo fa. Non possiamo dunque, che consigliare a tutti i lettori di acquistare dal sito del Club Tenco questo splendido concerto, anche per sostenere questa eccezionale realtà, la cui esistenza ma come quest’anno sembra essere in pericolo. Verrebbe anche da chiedersi come mai durante il Festival di San Remo, il teatro Ariston è sempre pieno mentre in questa circostanza era mezzo vuoto, la risposta forse è una sola ed è molto triste, noi italiani i fascisti li abbiamo sempre preferiti in vita, piuttosto che uccisi da una chitarra. 


Salvatore Esposito

Le foto appaiono per gentile concessione del Club Tenco