Goran Bregović – Champagne For Gypsies (Universal)

Sono passati quattro anni dall’ottimo “Alkohol, Sljivovica & Champagne”, e Goran Bregović non se n’è stato affatto con le mani in mano, ma piuttosto ha curato la dimensione che a lui è più congeniale ovvero quella del palco, comprese alcune esperienze del tutto nuove come quella di San Remo dove ha eseguito “Romagna Mia” con Samuele Bersani e quella ancor più esaltante come Maestro Concertatore de La Notte della Taranta. Dopo aver ripreso un attimo fiato dai travolgenti giorni salentini, il musicista bosniaco ha dato alle stampe “Champagne For Gypsies”, disco da tempo in programma e che in un certo senso rappresenta il seguito a tema “etilico” di “Alkohol”, ma a differenza del precedente, quasi fosse un concept album, si sviluppa attraverso una serie di dialoghi musicali, incentrati sulla popolazione gitana, sulle difficoltà di essere accettata e le discriminazioni da sempre subite. I dodici brani compongono così un affresco musicale pieno di colori e sonorità diverse, che spaziano dalle sonorità latin dei Gipsy Kings all’irlanda di Selena O’Leary fino a toccare i balcani con il rumeno Florin Salam, senza dimenticare il grande Eugene Hutz dei Gogol Bordello che fa capolino con il suo proverbiale stile in due brani. Ad aprire il disco sono le chitarre gitane dei Gipsy Kings che si lanciano nella travolgente “Presidente”, un brano che si sviluppa in un crescendo con i fiati balkan che progressivamente si inseriscono nella linea melodica, fino a diventarne motore incessante. La splendida voce di Selena O’Leary impreziosisce la sinuosa “On A Leash” a cui segue la notturna “Be That Man” con la voce istrionica di Eugene Hutz a dialogare con le voci balcaniche. Il vertice del disco arriva prima con la già nota e scoppiettante “Hopa Cupa”, già presentata sul palco de La Notte della Taranta, e poi con una sorprendente “Bella Ciao” introdotta da un accenno del nostro inno nazionale e che suona come un canto di speranza per quanti dai Balcani hanno visto nell’Italia la terra promessa, dopo le sofferenze della guerra nella loro terra. Nel mezzo però trova posto anche un altro brano che non può non essere citata ovvero la divertente “Ciribirella Ciribirella” con ospite il cantautore svizzero Stephan Eicher. Se Eugene Hutz lo ritroviamo nel diluvio di fiati e percussioni di “Quantum utopia”, i Gipsy Kings fanno di nuovo capolino in “Balkaneros”, così come non manca la Wedding and Funeral Band che ci regala la torrida “Boogie Wnca Woogie”. Chiudono il disco Omule in cui torna la tradizione manele della rumena Florin Salam e la title track interpretata in modo magistrale dalla Selina O’Lear. Champagne For Gypsies come ha detto lo stesso Goran Bregović in una recente intervista è certamente “un disco da bere e da ballare” ma ciò che colpisce di questo disco è come sia stato strutturato, mettendo insieme ingredienti musicali differenti ma che nel loro insieme raccontano, in modo leggero ma non meno impegnato, una storia di un popolo pieno di storia e cultura, come quello gitano. Se qualcuno ha lamentato in questi anni una certa inversione di tendenza rispetto a capolavori come Ederlezi, questo disco aiuterà certamente a comprendere più a fondo come la musica di Bregović sia una delle poche a raccontare in modo trasversale e completo i nostri tempi dalla prospettiva dei Balcani, terra nel pieno della sua rinascita dopo il sangue, il dolore e la guerra. 


Salvatore Esposito