Dauniaorchestra - Di Fame Di Denaro Di Passioni (La Controra)

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Il compositore e pianista foggiano Umberto Sangiovanni è all’opera da anni su progetti originali che mettono al centro la memoria: mondo contadino, canti tradizionali, lotte sociali bracciantili. Le sue sono elaborazioni di elegante impianto jazz contemporaneo, aperto ai più svariati influssi: canto dialettale, lirismo mediterraneo, note blues, ritmiche balcaniche, temi popolari. Lo ricordiamo in “La Controra” (2004) e “Sciamboli e Nuovi Inverni” (2010) ispirato ai canti tradizionali del subappennino dauno, ma soprattutto in “Calasole” (2006), rievocazione in musica della straordinaria figura del sindacalista di Cerignola Giuseppe Di Vittorio. “Di fame di denaro di passioni” è album ascritto direttamente a Dauniarorchestra, che oltre al leader Sangiovanni annovera Gabriella Profeta (voce e percussioni) e Adriano Matcovich (basso), con l’ospite Tiziano Ruggieri (tromba). All’origine del disco lo spettacolo teatrale omonimo, con protagonista recitante il regista e attore Sergio Rubini, che è un tributo a una delle personalità più straordinarie che la cultura italiana abbia avuto: Matteo Salvatore (1925 – 2005) da Apricena. Figura controversa, dalla vita tormentata, poeta degli umili (per comprendere la sua vicenda umana e poetica, rinviamo ai volumi con CD allegato: Angelo Cavallo, “La luna aggira il mondo e voi dormite”, Stampa Alternativa, 2002 e Angelo Cavallo e Giovanni Cipriani, “Matteo Salvatore. Le canzoni e la storia”, Basile, 2012). 
Matteo Salvatore
Di lui Concetta Barra, efficacemente, disse: “Quanne piglia ‘a chitarre te fa vede’ u paravise”. Più noto – e citato – il commento di Italo Calvino, il quale, dopo i primi concerti torinesi tenuti da Matteo nei primi anni ’60, lo definì: “L’unica fonte di cultura popolare, in Italia e nel mondo, nel suo genere. Noi dobbiamo ancora inventare le parole che dice Matteo Salvatore”. Si tratta di un personaggio che ha lasciato un segno profondo nel suo territorio – anche se negli anni ’80 e all’inizio dei ’90 del secolo scorso, insomma prima della nuova ondata folk revivalista, non tantissimi in Italia si ricordavano di lui. I suoi testi hanno gettato luce sulla condizione di miseria di quella parte di sud, e ancora oggi molti artisti riprendono le sue canzoni, da Teresa De Sio a Daniele Sepe, dai gruppi neo folk pugliesi a Vinicio Capossela. L’album si compone di nove brani, di cui sette provengono dal repertorio del cantore e due, “Che bella cummedia” e “Il tango delle mosche”, scaturiti dalla penna dello stesso Sangiovanni. 
Umberto Sangiovanni
Sin dalle prime calde note di “Faciteve li cazza vostra” si disvela il gioco raffinato del quartetto (voce, percussioni, basso, tastiere e tromba sordinata). Non è facile agire su canzoni dirette come quelle di Salvatore, il rischio di cucire loro addosso abiti goffi è molto elevato. Invece, con accortezza la Dauniaorchestra sceglie una via minimale, mai ridondante. L’inedita “Che bella cummedia” aderisce pienamente al programma. La ficcante laconicità poetica di “Lu bene mio” si conserva pienamente, mentre si riempie di swing “Il lamento dei mendicanti”. Il fraseggio sottile del pianoforte apre la strada alla vocalità limpida di Profeta in “Fra me e te”, dialogo tra piano e tromba sordinata, prima del ritorno della voce che si appoggia alle note fluide del piano. “La notte è bella”, oltre alla firma del cantastorie del Tavoliere, porta quella dell’altrettanto enorme personaggio che è il calabrese Otello Profazio. Qui l’armonizzazione si fa più calda e cool. Si discosta molto dall’originale anche “Mo’ ve’ la bella mia dalla muntagna”, che assume un gustoso portamento sincopato. Non poteva mancare un altro cavallo di battaglia tra i più portentosi di Matteo Salvatore: l’ironica preghiera-denuncia dello sfruttamento di “Padrone mio”, tra gli episodi più intensi dell’album. Finale con il colorato , ma breve “Il tango delle mosche”, strumentale firmato ancora da Umberto. Non ci meravigliamo che “Di fame di denaro di passioni” sia stato tra i primi cinque dischi in lizza per la targa Tenco nella categoria “interpreti di canzoni scritte da altri”. 


Ciro De Rosa