Compagnia Daltrocanto – Ce Sta Sempe ‘Nu Sud (Associazione Daltrocanto)

Personalmente non ho mai apprezzato fino in fondo il concetto di koinè meridionalista di Eugenio Bennato, sia per il suo uso ormai abusatissimo ed ormai logoro da parte del musicista napoletano, sia per una certa riluttanza nei confronti di questa “mescolanza” poco filologica. Capita però che di tanto in tanto spunti qualche gruppo o artista, che riprenda in mano questo approccio e ne tragga lavori degni di tutto rispetto. E’ il caso di Ce Sta Sempe ‘Nu Sud dei salernitani Compagnia Daltrocanto, interessante collettivo musicale composto da Antonio Giordano (zampogne, bouzouki greco, voce), Bruno Mauro (chitarra classica, bouzouki irlandese), Paola Tozzi (voce), Floriana Attanasio (voce, tamburi a cornice, danza), Christian Brucale (voce, percussioni, tamburi a cornice), Martino Brucale (ciaramelle, flauti, sax), Alessandro Ferrentino (batteria, percussioni), Flavio Giordano (basso elettrico), Luca Lanzara (tamburi a cornice, mandolino, chitarra battente), i quali attraverso tredici brani, tra inediti e tradizionali, propongono una sorta di diario viaggio attraverso il Meridione d’Italia, in compagnia di alcuni ospiti, incontrati nel corso della loro intensa attività dal vivo. Si tratta così di un disco di incontri, racconti e suggestioni, nel quale viene dipinto un sud capace di confrontarsi con altre culture, che non ha confini e non pretende passaporti, e che sa raccontarsi per quello che è con i suoi problemi, le sue bellezze, ma anche con le sue lotte e le sue rivendicazioni. Ad aprire il disco è la title track, un brano dal testo intenso e potente in cui brilla la voce di Moussa Baye Fall, e che sin da subito mette in evidenza come la ricchezza musicale di Compagnia Daltrocanto punti dritto verso un sound coinvolgente ma allo stesso tempo curato e mai scontato. Le tessiture sonore, gli intrecci tra percussioni, fiati, e strumenti a corde rappresentano la base su cui si muovono le esecuzioni dei vari brani come la “Cilentana” impreziosita dalla voce di Angelo Loia o il tradizionale griko “Dìavìca” in cui brilla il tamburello di Paolo Cimmino e le voci di Floriana Attanasio e Paola Tozzi. Durante il viaggio si spazia così dalla tarantella calabrese di “Abballati Abballati” al canto del Maggio toscano di “Maggio” nella versione rielaborata da Riccardo Tesi, fino a toccare la travolgente Pizzica di San Vito con protagonisti di Crifiu. Il vertice del disco arriva con “Ma Quanto Costa ‘A Libertà” scritta da Giovanni e Bruno Mauro, nel cui arrangiamento toccante ed evocativo si stagliano i fiati di Martino Brucale e il bouzouki di Antonio Giordano. Non manca una divagazione nel repertorio degli Stormy Six di Franco Fabbri con la splendida rilettura “Tre Fratelli Contadini Di Venosa”, e due ripescaggi dal repertorio dei Musicanova ovvero la sempreverde “Brigante Se More” e “Vulesse Addiventare Nu Brigante”, le cui esecuzioni piaccio per la loro originalità e soprattutto per la totale mancanza di retorica, elemento quest’ultimo immancabile nelle varie riproposte ascoltate negli ultimi anni. Sul finale dal continente si passa alle isole prima con la bella versione del tradizionale sardo “Procurate De Moderare” in cui è ospite Mihretu Ghinde al kraar, e poi con “Lu Trenu Di Lu Suli” del cantastorie siciliano Ignazio Buttitta in cui il sound è impreziosito dalla presenza del quartetto d’archi Di Giacomo. Chiude il disco lo strumentale Terre D’Italia, un brano che funge da perfetto outro con l’intreccio tra tamburelli, percussioni, ciaramella, mandolino, zampogna e piva emiliana. Lontano da ogni forma di retorica, “Ce Stà Sempe ‘Nu Sud” è un disco bello e coinvolgente che non mancherà di emozionare quanti lo ascolteranno. Un lavoro, dunque, che conferma tutto quanto di buono Compagnia Daltrocanto aveva fatto con il suo disco di debutto, Macedonia Mediterranea, e che per il futuro sarà certamente un’ottima base di partenza per un nuovo lavoro magari questa volta focalizzato sulla ricchissima tradizione musicale della Campania. 


Salvatore Esposito