Ciatuzza - Tant’Amuri R’Unni Veni (Autoprodotto)

Cantante e compositrice catanese, Giada Salerno vanta un lungo percorso di formazione speso tra gli studi universitari e la sua passione per la musica popolare siciliana, alla quale si è dedicata sin da piccola sulla spinta della passione trasmessagli dalla madre. Dopo aver realizzato nel 1996 un documentario prodotto dal Centro Di Ricerca Economica e Scientifica, sui cinegiornali, “La Sicilia dei Cinegiornali, Immagini di Costume, Lavoro e Cultura Negli Anni Trenta, la musicista catanese ha proseguito i suoi studi sulla poesia dialettale, la musica popolare e la letteratura siciliana, per dedicarsi successivamente dapprima allo studio di sillogi ottocentesche di canti popolari, ed in seguito alla musica corale, cantando per due anni nella Nuova Polifonica Ambrosiana. Scelto lo pseudonimo di Ciatuzza, come “nome di battaglia”, Giada Salerno lentamente ha cominciato a lavorare su un proprio repertorio di canti popolari siciliani, sia rielaborando e musicando alcune poesie dialettali, sia recuperando alcuni brani tradizionali. Sulla spinta delle prestigiose collaborazioni con il polistrumentista catanese Fabio Tricomi (marranzano, tamburello e tombak), e il cantante e polistrumentista Stefano Torre (chitarra, mandolino e voce), è nata l’idea di realizzare un proprio disco, e così è nato “Tant’Amuri R’Unni Veni”. Patrocinato dall’Assessorato ai Beni Culturali della Regione Sicilia e dalla Rete Italiana di Cultura Popolare, ed inciso a Milano presso il SilverLining Studio, il disco raccoglie ventisette brani di autori popolari anonimi, raccolti e tramandati dagli etnografi Pitrè, Avolio, Vigo, Salomone Marino ed altri, tra la fine dell’Ottocento l’inizio del XX secolo. A caratterizzare il disco sono, senza dubbio, gli arrangiamenti semplici e rispettosi dei canoni tradizionali, nei quali la chitarra di Ciatuzza, che dialoga con ora con il mandolino ora con quella di Torre, supportata magistralmente dalle percussioni di Tricomi. Durante l’ascolto veniamo condotti attraverso un repertorio dimenticato, nel quale oltre ai canti d’amore, per la metà composti da donne del popolo rimaste anonime, trovano posto anche canti di lavoro, vicariote e canti di naca. Sebbene la qualità della registrazione non renda piena giustizia al progetto e soprattutto alla voce di Ciatuzza, nel complesso quest’opera è da considerarsi come assolutamente meritoria in quanto non pesca nel tipico repertorio della proposta, ma nasce da una lunga ricerca sulle fonti tradizionali. 


Salvatore Esposito