Anxo Lorenzo – Tirán (Zouma Records)

Non è un CD fresco di stampa questo secondo lavoro del gaitero galiziano Anxo Lorenzo, classe 1974, tuttavia merita considerazione sia per la cifra artistica del musicista sia per l’impatto che la sua musica ha dal vivo. Negli ultimi due anni Lorenzo ha riscosso consensi lusinghieri in festival prestigiosi come WOMAD, Celtic Connections, Mundo Celta de Ortigueira, solo per citarne alcuni, e si è già esibito con successo anche nella nostra penisola. Nativo del villaggio costiero atlantico di Moaña, Anxo suona cornamusa galiziana e whistle; nel disco si propone in formazione di sestetto strumentale, accompagnato da Xosé Liz (chitarra acustica, bouzouki), Eoghan Neff e Begoña Riobó (violino), Álvaro Iglesias (contrabasso), Milla (bodhrán). Oltre ai musicisti della band, al disco contribuiscono guest d’eccezione come la piper inglese Kathryn Tickell, che nella traccia finale “The very first fish” incrocia la sua Northumbrian smallpipes con la gaita, e il polistrumentista corregionale Pancho Álvarez. Intervengono anche Roi Adrio (percussioni), Luis Peixoto (cavaquinho, mandolino), Anxo Pintos (ghironda), Jorge Arribas (fisarmonica) e il trio di musica indo-galiziana Om/Off. Nelle interviste Lorenzo dichiara di ammirare Davy Spillane – piper irlandese tra i più influenti strumentisti degli ultimi 20 anni – e il gaitero conterraneo Carlos Nuñez, ma nel suo approccio, per rimanere nell’alveo neo-tradizionale, si scorgono anche i semi dei padri del revival locale Milladoiro e dei più “contemporanei” Berrogüetto. Anxo dimostra una grande apertura sonora, ma diversamente dal suo esordio “elettronico” del lontano 2001 (“Spiritu 986”) propende per 38 minuti acustici, divisi tra rivisitazione di temi tradizionali e nuove composizioni. Posta in apertura, con il suo tiro rock, la title track è il biglietto da visita dell’attitudine innovativa e virtuosistica del piper. Altrettanto sanguigna è “Spiritu”, mentre più aggraziato e carezzevole è il valzer venezuelano “La partida”. Invece, l’espressività popolare galiziana, comunque riadattata, prevale in “Areeiras Pasa corredoiras 439”, “Alma de Pedra”, “A Bruxa”, laddove “Aires Hindús de Pontevedra” è speziata di India. Negli altri brani è ora l’influenza irlandese a prendere il sopravvento, come nella notevole “The Ivory Lady”, protagonista il violino superlativo di Eoghan Neff, ora quella scozzese (“Road to Errogie”, “Suite Reels”). 



Ciro De Rosa