The Beards - Widmann’s Mansion (Woodstock Records/I.R.D.)

Formatisi ascoltando e suonando i brani di Bob Dylan e The Band, i veneziani The Beards, ovvero Emanuele Marchiori (voce, batteria e piano toy) e Max Magro (voce, chitarra e basso), sin dalla loro formazione, avvenuta nel 2005, hanno seguito un preciso progetto artistico che li ha condotti negli anni non solo a confrontarsi con realtà nuove come gli States, dove sono stati spessissimo in tour, ma soprattutto a rafforzare la loro cifra stilistica, che li vede interpreti di una travolgente ed originale miscela di southern country e rock, che oltreoceano hanno subito definito come Spaghetti Country Western. Senza cercare le luci della ribalta e il successo facile, il gruppo veneziano ha lavorato duramente in questi anni, sia dal vivo sia in studio, e collezionando collaborazioni di grande prestigio con artisti come TJ Cole, Dirty Dozen Brass Band, Tommy Talton, Benji Shanks, Mark Kramer e nonché partecipazioni ad eventi di grande importanza come lo Jesolo Music Festival e la 66° Mostra del Cinema di Venezia. Dopo aver pubblicato due ottimi dischi tra il 2006 e il 2009, nonchè diversi ep e dischi live distribuiti in digitale, i veneziani tornano con un nuovo album, Widmann’s Mansion, che raccoglie undici brani incisi nell’estate del 2010 nell’auditorium di Villa Waldmann a Mira (Ve) e prodotti dal leggendario Aaron “Professor Louie” Hurwitz, già produttore di The Band e Mercury Rev. Al disco hanno partecipato alcuni ottimi musicisti come Andrea Tollin (basso), e Jacopo Bratovich (slide guitar) ma soprattutto due ospiti d’eccezione come la polistrumentista e cantante Marie “Miss Marie” Spinosa e l’australiano Julien Poulson (chitarra elettrica e armonica). Durante quelle sessions, documentate da una sorta di road movie di prossima uscita, sono nati parallelamente anche altri due progetti ovvero Moskito, colonna sonora del film omonimo in uscita a fine anno nelle sale, e un Ep in italiano, El Brigante, segno evidente della grande energia creativa sviluppatasi dalla collaborazione con Professor Louie. Non meno importante è anche l’etichetta che ha pubblicato questo terzo disco di The Beards ovvero la Woodstock Records, storica label indipendente americana che ha pubblicato in passato i dischi di Rick Danko e Levon Helm. Nel suo insieme l’album è una sorta di concept che ruota intorno alla contrapposizione tra l’amara disillusione per la vita e la speranza in un futuro migliore, facendo emergere il concetto di blues nella sua accezione più profonda. Durante l’ascolto si spazia dal country-rock al blues, passando per la canzone d’autore italiana, fino a toccare torridi boogie e sferraglianti rock stradaioli. Ad aprire il disco è l’evocativa di Life’s a Long Hard Road, in cui viene cantato il disagio di una vittima di continue ingiustizie, che combatte una guerra infinita per riappropriarsi della propria vita. Si passa poi al torrido boogie della trascinante Baby Loves To Boogie, fino a toccare prima In Wintertime, un brano rock che esplora il delirio di un innamorato costretto a fare i conti con i suoi fantasmi e il vizio per l’alcool, e successivamente la splendida I Giorni di Un Codardo, eccellente brano in italiano caratterizzato da un testo denso di poesia. La voce di Professor Louie guida alla grande la trascinante Keep On Changin’, brano che avrebbe fatto un’ottima figura in uno dei più recenti dischi di Bob Dylan, ma la vera sorprese arriva con la bella versione de La Notte di Salvatore Adamo, cantata da Max Magro e caratterizzata da un sound noir di grande suggestione. Ancora Professor Louie è protagonista del solare country-rock Honestly Lonesome Song, a cui segue Manchild, una ballata dai toni introspettivi e riflessivi, in cui viene cantata la storia di un uomo che trova la forza di accettare i traumi subiti da bambino. Mentre il disco giunge verso il finale, arriva una bella versione di Like A Rolling Stone di Bob Dylan, impreziosita dalla voce di Miss Marie, ma è con la splendida rock ballad Postcard From Milwaukee che si tocca il vertice compositivo del disco. Chiude il disco la festante Big Tent Show, che suggella un disco di ottima fattura, che funge da perfetto antipasto per i due progetti di prossima pubblicazione. 


Salvatore Esposito