FOCUS: Tradalp, Il Suono World Delle Alpi


Nata sulla scia del successo de Le Grand Orchestre Des Alpes e composta da ventitré elementi, Tradalp è ormai una realtà consolidata nel panorama delle orchestre folk in Italia, e questo soprattutto per la loro intensa attività dal vivo. A fotografare lo stato di grazia di questa grande formazione dell’Italia Nord Occidentale, arriva il loro disco di debutto, e per l’occasione abbiamo intervistato Christian Thoma, musicista, arrangiatore e direttore di Tradalp, per approfondire con lui non solo il loro percorso musicale, ma anche le peculiarità di questo lavoro. 

Come nasce Tradalp? 
Tradalp nasce da un gruppo più grande composto da sessanta musicisti provenienti dall’intero arco alpino, dall’Alta Savoia alla Val D’Aosta fino all’Alto Adige, fino a toccare anche l’Austria e la Svizzera, che formavano Le Grand Orchestre Des Alpes. Conclusa questa esperienza, Ilio Amisano propose di dare vita ad una orchestra più piccola. E’ nata così questo ensemble composto da ventitré elementi provenienti dalla zona Nord Ovest delle Alpi, ovvero da Piemonte, Valle D’Aosta, Lombardia e Canton Ticino. La scelta di creare un ensemble più piccolo nasceva essenzialmente per una questione di maggiore gestibilità, sia per le prove, sia per gli spostamenti, ma questo non ha intaccato l’approccio al sound che è rimasto sostanzialmente molto simile al passato. Si tratta di una realtà particolare, non solo perché mette insieme musicisti professionisti, accomunati dall’amore per la musica tradizionale, ma soprattutto perché al suo interno ci sono tante realtà, tanti sottogruppi come i Chemin De Fer, il duo Peron Ferrero, gli Edaq, i Pitularita, i Stygiens di Simone, Nicolò Bottasso, e Paolo Dall’Ara, i Suonamboli e i Trouveur Valdotèn della famiglia Boniface. Tutto ciò ha facilitato molto l’integrazione, perché si tratta sostanzialmente di musicisti che suonano da molto tempo insieme e che sono soprattutto un solido gruppo di amici, e questo ci ha consentito di aprire nuovi scenari a cavallo tra antico e moderno, fra tradizione ed innovazione. L’impatto di una grande orchestra è comunque rimasto e questo dà molte soddisfazioni sia dal punto di vista visivo, sia da quello sonoro. 

Curando la direzione musicale e gli arrangiamenti di Tradalp, quali sono le difficoltà che hai incontrato? 
Il fatto che tutti i musicisti si conoscano molto bene, è senza dubbio una fortuna in questo senso, perché ciò mi ha consentito di tirare fuori il meglio da ognuno di loro. Rispetto all’esperienza con Le Grand Orchestre Des Alpes il nostro lavoro non si è limitato alla riproposizione di brani tradizionali riarrangiati, ma c’è stata una lunga fase di scrittura nella quale mi sono trovato a scrivere gli arrangiamenti per strumenti per i quali non avevo mai scritto. Per l’organetto diatonico, ad esempio, mi ero trovato a comporre delle cose, però sempre a stretto contatto con Remy Boniface, con cui avevo già suonato, e così in fase di scrittura è stato più naturale. In alcuni brani ci sono anche sessanta pagine di partiture. La difficoltà è stata proprio quella di conoscere come funzionassero alcuni strumenti come la ghironda, o le cornamuse. L’esserci riuscito mi riempie di soddisfazione e ora ho certamente più esperienza per il futuro. Tradap, dunque, propone qualcosa di nuovo, una sorta di percorso che parte dalla tradizione e si sviluppa attraverso brani con sezioni diverse in cui viene fuori la musica classica, o il jazz ma anche l’improvvisazione da parte degli strumentisti. Si tratta di una vera e propria evoluzione della tradizione, come indica il nome di un gruppo francese, MusTraDem, che è l’acronimo delle parole “musica tradizionale di domani”. Questo concetto è molto vicino a quello di world music, infatti quest’ultima parte da una base tradizionale per aprirsi ad altre sonorità. In Tradalp, infatti, ci sono musicisti di estrazione diversa, non tutti hanno trascorsi nella musica tradizionale, ma provengono anche dal rock o dal jazz, senza contare le influenze di musica classica presenti negli arrangiamenti. 

Come si è indirizzato il tuo lavoro in fase di scrittura degli arrangiamenti?
Rispetto al lavoro delle varie orchestre folk italiane, nel nostro lavoro l’elemento contemporaneo è molto più presente, in quanto partendo dalla tradizione abbiamo cercato di unire armonicamente sonorità e generi musicali diversi, andando verso la world music. In questo senso per ogni strumento ho preparato partiture scritte, che dopo vari giorni di prove sono state modificate rispetto alle varie esigente. Ognuno di essi ha una sua peculiarità, ogni fiato, ogni cornamusa, ogni organetto, ha la sua difficoltà tanto a livello di estensione quanto a livello di esecuzione su certe note. Lavorare con un orchestra come Tradalp, insomma, non è come lavorare con la musica classica dove ogni strumento ha una sua collocazione, con gli strumenti tradizionali bisogna confrontarsi con timbri differenti, ogni strumentista suona tre o quattro fiati differenti, ognuno di loro canta, insomma ci sono tante possibilità diverse su cui lavorare, e se questo da un lato è un limite, dall’altro può rappresentare una spinta creativa importante. I temi dei vari brani sono sovente modali, e da questo punto di vista ho cercato di utilizzare gli organetti come fossero violini di un orchestra classica, ma ci sono anche parti in cui prevale l’improvvisazione, e parti minimaliste come ne La Barcarola. 

Ci puoi parlare della vostra esperienza con l’ ENFO - European Network of Folk Orchestras?
Questa esperienza ci ha arricchito moltissimo, perché intanto ci ha dato la possibilità di viaggiare, e vivere insieme un periodo, visitando posti nuovi e quindi dal punto di vista umano è stata determinante sia all’interno di Tradalp, sia con le altre orchestre. E’ un grande progetto che ci ha consentito di suonare in un teatro di Vigo davanti a millecinquecento spettatori, con il tutto esaurito. C’era una bella energia e abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con altre orchestre, scambiarci informazioni, sonorità e musica. 


Venendo al vostro disco, puoi raccontarci le varie fasi di realizzazione? 

Il disco è stato registrato in diverse sedute di registrazione, che abbiamo effettuato a Rivoli (To) a Maison Musique, che da sempre ci da una mano anche per la produzione. Ho scritto due brani e abbiamo iniziato a provare, siamo andati avanti per tre giorni e poi abbiamo fatto il primo concerto. Successivamente ho aggiunto un brano, e così via, la cosa è cresciuta man mano, molto gradualmente e adesso devo dire che siamo una formazione compatta, funziona tutto. Nel tempo abbiamo fatto vari ritocchi, ma il nostro sound è cresciuto molto soprattutto in compattezza. 

Come si è indirizzata la scelta dei brani per questo disco? 
I brani del nostro repertorio provengono dalle zone di cui sono originari i musicisti dell’orchestra, i quali mi hanno proposto vari brani e ho scelto quelli che messi insieme, dessero vita ad un concerto uniforme, con variazioni che potessero funzionare. Ci sono brani più veloci, altri più lenti e così via, tanto all’interno del disco quanto in concerto l’ordine dei brani ha una funzione precisa. Tra questi c’è la “Monferrine De L’aurore”, un pezzo tradizionale valdostano che è nel repertorio dei “Trouveur” o “Verdonlin Verdolineto” che è cantata a capella o ancora la “Mazurca De Pian D’Alas”, che è un tema di trenta secondi, da cui abbiamo tirato fuori un brani di quindici minuti, con introduzioni che richiamano il tema molto lunghe, in cui ci sono le improvvisazioni di Vincent Boniface al sax soprano, dalle atmosfere molto jazz. In ogni brano c’è questa attenzione per la musica classica come nel caso dei violini, a cui è unita una base ritmica molto rock, ma nel complesso il sound è essenzialmente trad. La nostra musica potrebbe essere definita, anche, come musica di confine, non solo perché ci confrontiamo con una realtà musicalmente importante come la Francia, in cui la musica tradizionale si avvicina sempre di più verso la musica contemporanea, ma anche per il fatto che cerchiamo di esplorare il confine che c’è tra i vari generi musicali. 

Il disco ruota intorno essenzialmente intorno a tre suite… 
Questa è stata una scelta dettata dall’esigenza di avere la possibilità di spaziare attraverso generi musicali differenti, e ogni brano è un po’ un racconto. Il tema di ognuno di essi è sviluppato in vari modi, c’è la possibilità per tutti di improvvisare. 

Nel disco c’è anche una courenta della tradizione occitana… 

Nel folk come nel jazz ci sono degli standar, la courente è diventata qualcosa di simile, infatti spesso i musicisti si ritrovano e si scambiano brani delle rispettive tradizioni. Molti di loro si conoscono da moltissimi anni e hanno avuto moltissime occasioni di suonare insieme e la musica avvicina molto le distanze… 

Anche "La Barcarola" ha un sound molto accattivante… 
La Barcarola è un brano del Biellese trovato da Paolo Dallara, ed è stato scelto perché aveva un sound completamente diverso dagli altri. Originariamente era un brano nato per banda alla fine dell’ottocento e ha un sound con una parte centrale minimalista su cui si innestando delle improvvisazioni. Oltretutto il tema è molto bello molto vario… 

Qual è il vostro rapporto con la dimensione live? 
Dal vivo le improvvisazioni fanno molto, quindi ogni volta è diverso. Sicuramente l’energia è un'altra, così come le velocità sono un po’ diverse e in più per il concerto di Mito ci sarà della Conduction, che è improvvisazione condotta di tutta l’orchestra e si aggiungerà un elemento che fin ora non c’era. L’idea è quella di continuare ad arrangiare dei brani per aggiungerli al repertorio e far crescere il suono e cercare ancora altre strade… 



L’ORGANICO DI TRADALP 
ARRANGIAMENTI, DIREZIONE E OBOE: Christian Thoma 
VOCI: Liliana Bertolo, Pierluigi Ubaudi 
FIATI: Mathieu Aymonod (ocarina, piffero, voce), Simone Boglia (flauti diritti, piffero) Vincent Boniface (clarinetto, sax soprano, flauti diritti, cornamusa 16", voce), Paolo Dall'Ara (flauti diritti, cornamusa 16" e 20", tarota), Flavio Giacchero (flauti diritti, cornamusa 16", clarinetto basso, voce)
VIOLINI: Rémy Boniface (violino, Tambour de Cogne, voce), Nicolò Bottasso (violino), Gabriele Ferrero (violino, voce), Giulia Marra (violino)
GHIRONDE: Francesco Busso, Fernando Raimondo
CHITARRE: Francesco Motta, Enrico Negro (chitarra, voce)  
ORGANETTI, FISARMONICA E FISARMONICA SEMITONATA: Ilio Amisano (organetto), Alessandro Boniface (organetto, fisarmonica, voce), Simone Bottasso (organetto solista), Silvio Peron (organetto, semitoun, voce)
CONTRABBASSO: Stefano Risso 
BATTERIA E PERCUSSIONI: Matteo Cosentino, Luciano Molinari 



Tradalp – Tradalp (Grand-Mère) 
ANTEPRIMA

Ventitré musicisti, decine di strumenti diversi, secoli di musica e tradizioni diverse che si incontrano, e soprattutto il piacere di condividere insieme la comune passione per le radici della propria terra, sono questi gli ingredienti di Tradalp, una delle più belle sorprese di quest’anno nella scena musicale trad in Italia. La loro vicenda artistica parla di un grande lavoro di ricerca e rielaborazione sui materiali tradizionali dell’arco alpino nord occidentale, ma anche di un grande impegno profuso in fase di scrittura degli arrangiamenti. In questo senso determinante è stata, senza dubbio, la figura di Christian Thoma, arrangiatore e direttore dell’orchestra, che ha puntato ad esaltare le caratteristiche e le peculiarità dei singoli musicisti, facendo emergere una sorprendente armonia tra le varie sonorità. Se dal vivo Tradalp è ormai una realtà consolidata, nella loro vicenda artistica mancava un disco, che cristallizzasse in qualche lo stato dell’arte del loro percorso musicale. E’ nata così l’idea di incidere il loro primo disco, e dopo diverse sedute di registrazione effettuate a Rivoli (To) a Maison Musique, eccoci di fronte a questo piccolo gioiello. Composto da otto brani, il disco di debutto di Tradalp è uno splendido affresco sonoro delle Alpi con le sue tradizioni musicali, le sue atmosfere e le sue suggestioni. Durante l’ascolto è difficile non restare incantati dalla bellezza di brani come la lunga suite di apertura “Monfarine De L’Aurore”, brano ispirato dai manoscritti del musicista di fine ottocento Giuseppe Filippo “Pinot” Gaia e rielaborato in chiave orchestrale rispetto alla versione del repertorio dei Trouveur Valdotèn, o dalla fascinosa “Mazurca Dau Pien D’Alas”, proveniente dalle incisioni de Lu Quintet Ed Bros, storica formazione del canavesano. Di grande intensità sono anche il canto a cappella “Verdolin Verdoliveto”, raccolto ai primi dell’Ottocento da Leone Sinigaglia, che incornicia la travolgente “Courenta Di Coungedant”, un brano festoso e melodioso in cui Tradalp scintilla in tutta la sua energia con le ghironde impegnate in un serrato interplay con i fiati e gli archi. Si prosegue poi sulle stesse atmosfere da ballo con “La Barcarola”, tradizionale biellese dal repertorio della Banda di Masserano, per giungere alla più sontuosa delle conclusioni con l’elegantissima suite “Le Galant Indiscret”, brano dell’Alta Savoia magistralmente cantato dalla bravissima Liliana Bertolo e Pierluigi Ubaldi. Più che un debutto, questo disco di Tradalp è una vera e propria consacrazione, in quanto mette a fuoco molto bene quali siano le immense potenzialità e il talento di questo eccellente ensemble, che si candida sin da ora ad essere, tra i più apprezzati ,non solo in Italia, ma anche all’estero, come dimostra anche il grande apprezzamento raccolto durante la loro partecipazione all’ENFO a Vigo, in Spagna. 



Salvatore Esposito