Bob Dylan - Tempest (Columbia)

Servono numeri per tenare di comprendere Bob Dylan e la sua storia? Parole magiche? A 71 anni, circa come mia madre, si trova all’appuntamento con il 35° album della sua carriera, iniziata con Woody Guthrie ancora vivo, Elvis appena tornato dal militare e Martin Luther King Jr. in piena attività. Tempest, annunciato nei giorni del concerto di Barolo in Italia, si presenta con una copertina rosso passione, gli esegeti hanno trovato significati nella scelta del gruppo marmoreo che si trova a Vienna e che è il soggetto della foto di copertina. Gli stessi esegeti son quelli che googlizzano i testi di bob per capire dove l’ha portato la ricerca del phrasing migliore. A me basta solo un frammento della ballad “Soon After Midnight”, peraltro il pezzo più corto e coeso di Tempest, laddove il Nostro dice “It’s Now or Never, now more than Ever”. Che dire? L’ispirazione per Bob è questa, riferimenti incrociati, riflessioni sul tempo che passa, un eterno instabile e momentaneo equilibrio sui mari del caos e del caso. Elvis e la sua It’s Now Or Never, Bob che, nell’agosto del 1977, quando il Re si avvia verso la sua Promised Land accasciato in bagno nella sua Graceland non parla con nessuno per una settimana. Devo fare il recensore diligente e dirvi che dentro al disco ci sono gli echi di più di cinquanta anni di storia della musica popolare americana con il groove pero’ e gli accenti e la punteggiatura al punto giusto? Oppure dirvi che se vi aspettate un atteggiamento “carino”, siete nel posto sbagliato. Qualcuno ha criticato Bob perchè a Barolo, ricevute in dono da uno dei notabili del paese 50 bottiglie del prezioso vinello, non è neppure sceso dal tour bus a ringraziare. Dimenticano che si tratta di Bob e che fa più o meno quello che gli pare, sia in musica che nei rapporti personali. Con questo non dico che deve essere facile il rapporto col signor Zimmerman, nì che è giusto così. Dico solo che nel mondo di Bob funziona così, se ascoltate attentamente il disco sentirete che Bob tiene un controllo ferreo sulle espressioni dentro alla sua musica, espressioni che sono musicali ma anche prosastiche. Basta col “menestrello di Duluth”, la “voce di una generazione”, il “paladino dei diritti civili”, Bob è l’Ebreo Errante, colui che esplora le nuove strade, belando i suoi testi perchè è giusto così, con l’urgenza dovuta e necessaria, vi invito ad ascoltare il felicissimo drive ritmico di Pay In Blood a tale proposito, nessun elemento superfluo, è rock e allo stesso tempo non lo è , si muove lungo strade rollingstoniane ante-litteram, mentre gli elementi di classicità ci portano indietro agli anni 50 più puri e meno contaminati, quelli di Bob Wills and His Texas Playboys e all’era del Texas Swing. Fa riflettere il fatto che il genere ora espresso da pezzi come “Duquesne Whistle” sia proprio quello che il grande Tony Garnier, al basso e contrabbasso faceva con gli Asleep At The Wheel, provare per credere! Come ha detto Gertrude Stein a Picasso mentre questi le faceva il ritratto; “Non mi piace.” La risposta di Pablo: “Ti Piacerà.”



Antonio "Rigo"Righetti