B-Choice: Triace – Incanti e Tradimenti

Gli Incanti e i Tradimenti di Triace 
Il progetto Triace nasce nel 2007 dall’incontro tra Alessia Tondo, Carla Petrachi ed Emanuela Gabrieli, tre giovani cantanti salentine con alle spalle percorsi musicali e formativi differenti, ma accomunate dall’amore per la musica ed in particolare per il canto. Sin dai primi passi mossi insieme, le loro idee sono ben chiare, ovvero dare vita ad un percorso di ricerca e sperimentazione alla ricerca di nuove sonorità, partendo dalla musica tradizionale e dalla polifonia, il tutto senza mai snaturare le loro peculiari caratteristiche vocali. Ad evidenziare questa forte sinergia tra queste tre cantanti, c’è anche la scelta del nome in cui Tri sta per Tre, A per Alessia, C per Carla ed E per Emanuela. Alessia, la più giovane del gruppo, a ventuno anni, vanta già un curriculum invidiabile, che spazia dai suoi primi passi mossi insieme ai Sud Sound System alle sue tante partecipazioni alla Notte della Taranta, fino a toccare la più recente collaborazione con Ludovico Einaudi. Più accademica è invece la formazione di Carla, diplomata nel prestigioso Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce in pianoforte e jazz, e attiva di vari ambiti didattici. Legata tanto al teatro quanto al canto è invece il percorso di Emanuela Gabrieli, ben nota per i suoi trascorsi nell’Orchestra De La Notte della Taranta e con alle spalle una intensa attività spesa tra musica e palcoscenico. 
È datato 2008 il loro disco di debutto, l’ottimo “Sebben Che Siamo Donne”, pubblicato con l’etichetta salentina Anima Mundi, che evidenziava già molto bene la loro idea di fare musica, partendo dall’interessante parallelo tra il repertorio delle mondine e quello delle tabacchine del Salento. Donne accomunate dalla lotta contro i soprusi padronali, dalla difesa dei diritti salariali, che hanno contribuito a trasformare l’identità femminile, creando un forte sentimento sociale e la consapevolezza della propria condizione ed individualità. Partendo da arrangiamenti vocali, i brani del disco si caratterizzano per la partecipazione di diversi musicisti, che intervenuti in una seconda fase, liberamente hanno contribuito al progetto aggiungendovi le loro sonorità, lasciando trapelare gusti ed inflessioni musicali differenti. Si spazia dall’iniziale medley che mette insieme “Fimmene Fimmene” e “Sebben Che Siamo Donne” alla “Pizzica di Martano”, da “Cala La Capu”, appresa dalla nonna di Alessia Tondo, alla filastrocca “Pinguli Pinguli Giuacchino”, fino a toccare il vertice con la versione per oud e voce di “Ferma Zitella”. A distanza di quattro anni dal loro debutto, il progetto Triace ha segnato un’importante evoluzione nel suo approccio musicale e nel suo stile, con l’ingresso nel gruppo dell’alchimista dei suoni Marco Rollo, ma soprattutto con la collaborazione con Elena Ledda, che ha prodotto il loro nuovo album “Incanti e Tradimenti”. Abbiamo incontrato a Lecce, Alessia Tondo, Carla Petrachi, Emanuela Gabrieli e Marco Rollo, per approfondire il disco insieme a loro. Da non perdere anche la piccola sorpresa finale. 


Come nasce questo vostro nuovo disco e perché la scelta particolare di andare a registrarlo in Sardegna con Elena Ledda? 
Emanuela: “Incanti e Tradimenti” nasce quasi subito dopo il nostro primo album, “Sebben Che Siamo Donne”, che era un lavoro molto acustico a differenza di questo che ha delle sonorità un po’ più elettroniche. L’idea era quella di far evolvere la nostra musica e parallelamente anche la tradizione musicale salentina, perché conoscendola abbastanza ed avendola cantata per tanti anni, come dice il titolo, avevamo voglia anche di tradirla. Con Elena Ledda c’era una grande amicizia nata quando la invitammo per fare alcuni seminari qui nel Salento, lei ha ascoltato i brani che avevamo, si è innamorata del progetto e ha voluto investire nel nostro progetto. 

Al disco hanno collaborato diversi musicisti importanti come Mauro Palmas e Paolo Fresu, quanto ha pesato dal punto di vista sonoro la loro partecipazione… 
Carla: Sicuramente è partito tutto da una nostra idea di fondo e siamo contenti che l’abbiano rispettata, non violentandoci dal punto di vista musicale. È bello come si sono uniti a noi musicisti e siamo onorati di averli avuti al nostro fianco. Non hanno stravolto il nostro sound, ma piuttosto l’hanno arricchito rispettando sia le caratteristiche di Marco, che è insostituibile per quanto riguarda la musicalità e per l’elettronica, sia per le nostre voci che sono comunque tutte e tre diverse. Tutto il lavoro di Triace è basato su questo principio perché già dal punto di vista vocale cerchiamo di rispettare quali sono le caratteristiche di ognuna di noi, e ognuna di noi porta qualcosa nella musica e nel disco. Questo è quello che hanno fatto anche gli altri musicisti ospiti e per questo li ringraziamo. 

Carla, cos’è cambiato dal punto di vista musicale rispetto al disco precedente? 
Carla: Il primo disco era basato su un lavoro di recupero dei canti delle tabacchine e delle mondine. Non che in questo nuovo album non ci sia questa impronta, ma è totalmente stravolto. Non è solo una versione acustica ma anche elettronica, anche le voci che prima erano più solistiche, ora sono più corali perché si lavora insieme, c’è più contrappunto, c’è più polifonia e la cosa che ci tengo anche a precisare è che non ci sono solo arrangiamenti scritti su cui lavoriamo, ma sono tutti frutti delle nostre idee, insomma ci mettiamo insieme, vediamo cosa esce fuori e ci lasciamo andare. Poi ci siamo divertite anche a scrivere e nel disco ci sono molti testi inediti nostri. 

Cosa vi ha dato lavorare a contatto diretto con Elena Ledda? 
Alessia: Lei è una grandissima cantante ed è diventata per noi un importante riferimento, una vera e propria mamma, sia dal punto di vista musicale che umano. L’esperienza in studio con lei è stata davvero fortissima, anche nel momento in cui ha dovuto dire: “Ok questo non va bene”, è stata davvero molto dura, veramente come una mamma. Ci ha seguito, ha voluto che noi crescessimo dal punto di vista musicale, e non solo anche nel rapporto umano con i musicisti ed altri professionisti che hanno lavorato con noi. Anche nell’atteggiamento sul palco lei è stata molto vicino a noi, dandoci dei consigli preziosi anche nella scelta degli abiti e nell’approccio che ognuno di noi deve avere durante l’esecuzione di un brano. La sua figura è stata davvero molto importante. Emanuela: Registrare un disco con la cantante che più amiamo, devo dire, non è stato facile neppure a livello psicologico. ..

Carla: Inizialmente, l’avevamo invitata come ospite… 

Emanuela: Registrare con lei davanti è stata un’esperienza forte, perché ci tenevamo a fare bella figura e a dimostrare che gli insegnamenti che ci aveva dato funzionavamo bene… 

Elena Ledda, la Sardegna e il Salento, realtà molto distanti eppure abbastanza simili, quali sono i punti di contatto, e come avete vissuto questa esperienza… 
Emanuela: Elena è una grande ricercatrice della musica tradizionale sarda, ed ama la sua terra proprio come noi amiamo le nostre tradizioni. Siamo accomunati, quindi, dal legame e dall’amore per le rispettive terre… 

Carla: E poi il mare, il sole… che però non abbiamo visto mai perché siamo state sempre a registrare. La Sardegna è una terra che ti accoglie, e i suoi musicisti musicalmente sono molto preparati, quindi ci hanno dato tanto con la loro tradizione. Nel disco c’è un brano, “Feminas” in cui interagiamo con Elena, e nella quale c’è proprio questa commistione tra la musica salentina e quella sarda. 

Emanuela: È la passione che ci unisce ad Elena, perché lei è una cantante molto passionale e ama il suo lavoro e lo fa con amore. Questo lo ha ritrovato anche nel nostro lavoro, perché è stupendo che una cantante abbia deciso di produrre altre voci. Questo è un grande insegnamento di umiltà. 

Dal punto di vista prettamente musicale come avete lavorato sugli arrangiamenti? 
Marco: La musica popolare non mi appartiene come background, quindi è stato bello lavorare insieme poiché ognuno ha dato qualcosa all’altro. Il lavoro precedente era più acustico e popolare, mentre questo è più indirizzato verso la world music, parliamo di jazz, elettronica, polifonie strane, di incastri anche acidi che rendono il tutto più aperto al Mediterraneo. È stato entusiasmante lavorare con loro perché sono spettacolari, sono tre voci bellissime, quindi sono molto contento di aver lavorato con loro.  

Alessia: Grazie a Marco, Triace sta uscendo da questo guscio salentino, da questa corazza legata troppo al territorio. Da parte nostra c’è stata sempre la volontà di far evolvere la nostra tradizione, proprio perché è normale che si debba contestualizzare, diversamente non avrebbe più motivo di esistere e non avrebbe senso cantare quelle canzoni. Anche grazie a Marco stiamo riuscendo a trovare questo nuovo linguaggio, che è anche molto giovane e siamo contenti che ascoltando Triace si fermino i ragazzi a ballare. 

In concerto ma anche nel disco non mancano mai i tamburelli… 
Alessia: È quello che caratterizza la musica popolare salentina… 

È l’incanto della tradizione… Qual è invece il tradimento? 
Marco: Il tradimento è staccarsi dalla tradizione per andare all’elettronica, quindi ai suoni del Nord Europa, verso qualcosa che con il Salento non ha nulla a che fare. 

Emanuela: Anche gli arrangiamenti delle voci, ci siamo un po’ staccate dai canoni, dalle seconde voci come terza e come quinta. Usiamo la voce come strumento, ci scambiamo. Non abbiamo definito le voci alte e basse, ci scambiamo, giochiamo e questo è anche un po’ tradire. Lo è anche il fatto di scrivere testi nuovi su melodie antiche. 

Parlando dei testi nuovi, in concerto ho avuto modo di ascoltare le tre ninna nanne… 
Alessia: Avevamo intenzione per questo nuovo lavoro di inserire dei testi nuovi e abbiamo deciso di interpretare singolarmente i brani scritti da noi. Abbiamo scelto come tema comune quello delle ninna nanne, e ognuno di noi ha lavorato per far emergere il proprio carattere sia vocale sia emotivo, facendo emergere l’essenza di ognuna di noi. La mia ninna nanna è stata ispirata dalle musiche scritte da Marco Rollo, e da una storia drammatica di un ragazzino. Avendo ventun’ anni e non ancora il senso materno, ho provato ad immaginare quali potessero essere le sensazioni drammatiche di una mamma, nel momento in cui avesse dovuto cantare l’ultima ninna nanna a suo figlio. 

Carla: Io, invece, devo ringraziare loro perché mi hanno telefonato dicendomi che avevano già scritto le loro ninna nanne e mancava solo la mia. Io risposi dicendo che non avevo mai scritto una ninna nanna. È stata la prima volta che ho scritto una canzone, con testo e una musica miei, che però è stata resa particolare dall’arrangiamento di Marco. Lui tecnicamente è fantastico, per lui il brano è molto divertente da suonare. Io mi diverto a cantarla, perché è una ninna nanna molto ironica che parla di un bambino che alla fine non si addormenta, nonostante questo “Dondi Dondi”. Il successo che ha avuto nasce dal fatto che l’ho dedicata a mio nipote, che ancora non era nato. Ora ha un anno e non mi chiama Zia Carla, ma “Dondi Dondi”. Il brano rispecchia molto la sua vivacità e sono contenta che non possa far a meno di questo disco. Si addormenta solo con le nostre canzoni. 

Emanuela: Io mi sono ispirata alle favolette e un po’ anche ai detti popolari per i bambini, dall’uomo nero alla befana passando per girogirotondo. Siccome nei miei trascorsi ho lavorato molto con i bambini negli asili, diciamo che è un linguaggio che conosco molto bene. È un po’ una favoletta, con le pecorelle, il tramonto e ho immaginato di raccontare questa storiella immedesimandomi in una mamma. Io ho quattro nipoti e una famiglia numerosa, se a questo aggiungi anche che tutti i figli dei miei amici mi adorano, si capisce che il brano è un po’ dedicato a tutti loro. 


Salvatore Esposito

Triace - Incanti e Tradimenti (S’ardmusic/Egea) 
Seconda prova per il gruppo salentino, curata da Elena Ledda, immensa voce del Mediterraneo, alla sua prima riuscita impresa in veste di produttrice. L’album è coprodotto con l’European Jazz Expò di Cagliari. Ad affiancare la notevole carica vocale di Alessia Tondo, Emanuela Gabrieli e Carla Petrachi (voci) è un superbo Marco Rollo (pianoforte e programmazione elettronica). “Di Triace mi hanno impressionato” – spiega Ledda – “la freschezza della musica, il colore delle voci, la maturità espressiva, la consapevolezza della loro forza identitaria, l’entusiasmo, ma anche la preparazione musicale: oltre che cantanti sono tre straordinarie musiciste. Quando ho sentito i brani il progetto aveva già preso forma, poi l’ingresso di Marco Rollo è stato determinante. Marco è un musicista eccezionale. Quando ho deciso di produrre questo disco ho subito coinvolto Michele Palmas, che è il partner di questa mia prima. Ascoltati i brani, ne abbiamo affidato gli arrangiamenti a Silvano Lobina. Quindi abbiamo scelto i musicisti per la realizzazione e gli ospiti (Paolo Fresu, Marcello Peghin, Mauro Palmas, Maurizio Geri); tutto si è svolto con grande naturalezza, anche i suggerimenti vocali non erano da produttore ma da maestra o meglio ancora da amica e super fan”. Polifonia vocale che si richiama, allude alle malie della tradizione salentina, ma se ne discosta consapevolmente, per il coraggio di rinnovarsi mediante l’uso di svariate tecniche vocali, scambi di ruoli, intrecci dei profili melodici, effetti percussivi, armonizzazioni, senza rinunciare all’immediatezza espressiva. Se l’iniziale “Incanti” è esaltazione su tempo di pizzica di voci pure, complementari, che giocano con armonie, ritmo e melodia in un sempre più fitto incrociarsi, tutt’altra atmosfera si produce in “Pinguli pinguli”, trasfigurata filastrocca tradizionale (già contenuta nell’esordio Sebben che siamo donne), dove convivono ambientazione elettronica, archi e ricami del pianoforte di Rollo. È proposto in veste smooth anche il notissimo canto sociale “La tabaccara”. Gioco di voci che collide con grumi elettronici e suggestioni jazz nella densa “Tradimenti”. Dal repertorio di Mimmo Modugno arriva l’irresistibile “Lu sceccareddhu ’mbriacu”, riletta per voci, piano ed elettronica. Le vocalist interpretano singolarmente tre ninna nanne di propria composizione, sempre in perfetta intesa con l’ispirato pianismo di Rollo, che al contempo esalta e contrappunta le voci. Dondidondi” è per Petrachi, in “Ninna Nanna”, cantata da Tondo, è incastonata l’inestimabile tromba di Paolo Fresu, a Gabrieli è affidata “Duermi duermi”. L’incontro con la musicalità sarda trova compiutezza nella splendida “Féminas”, in cui alle tre vocalist si aggiungono il canto profondo e accorato di Elena Ledda e gli intarsi di corde di Mauro Palmas e Marcello Peghin. Sorprende anche la rivisitazione di un altro classico salentino come “Beddrhu l’amore”. Invece, “Core te lu ore”, brano firmato dalle tre cantanti, si avvale della partecipazione swingante di Maurizio Geri (chitarre) e Sandro Fontoni (contrabbasso). Conclude questo delizioso disco il tradizionale ”La montanara”, canto polifonico alpino, diffuso anche in Salento attraverso il repertorio delle magnifiche Sorelle Gaballo. 


Ciro De Rosa