Municipale Balcanica – Off Beat

Municipale Balcanica, il suono delle bande della Puglia e la world music 
Nata nel febbraio 2003, in un "pianterreno" di Terlizzi, dall’incontro tra Nico Marziale, Paolo Scagliola, Raffaele Piccolomini, Michele Rubini e Mimmo Tricarico, la Municipale Balcanica in breve tempo è diventata una delle realtà più interessanti della scena musicale pugliese. Nel loro percorso artistico vantano numerosi concerti, e due dischi e un album di remix, che hanno raccolto apprezzamenti non solo in Italia ma anche all’estero. In occasione della pubblicazione del loro terzo disco, Offbeat abbiamo intervistato uno dei fondatori del gruppo, Nico Marziale con il quale abbiamo ripercorso la storia del gruppo, ma soprattutto approfondito questo nuovo lavoro, che li vede dare sfogo a tutta la loro creatività. 

Partiamo da lontano, come nasce il progetto Municipale Balcanica? 
La Municipale Balcanica è stata fondata nel febbraio 2003 da Nico Marziale, Paolo Scagliola, Raffaele Piccolomini in un classico "pianterreno" pugliese. Il progetto non è nato a tavolino, ma è stata l’esigenza comune di voler rappresentare in musica alcune delle caratteristiche dlela propria terra: la banda di paese, la musica popolare, i flussi migratori dai Balcani. 

Come si è evoluto il vostro sound da Fòua a Road To Damascus… 
Diciamo pure che i primi due dischi sono profondamente diversi tra loro e che questo terzo è una sintesi di entrambi per alcune sue caratteristiche. In Fòua si notano subito degli intro e dei soli di lunga durata, mentre in Road to Damascus tutti i brani sembrano avere il dono della sintesi; nel primo l’influenza del jazz è più presente, il secondo è un disco world a tutti gli effetti. 

Avete pubblicato anche una raccolta di remix Fòua 1.1 com'è nata questa idea e cosa vi ha dato dal punto di vista sonoro il confronto con i principali Dj europei? 
L’idea è nata alla fine del 2005 quando abbiamo iniziato la collaborazione col Dj australiano Brian May; i primi risultati di questa sperimentazione si sono visti nel 2006 quando siamo entrati con due brani nella compilation Gypsy Beats And Balkan Bangers Too, realizzata da Russel Jones e della etichetta inglese Altantic JAXX; da quel momento abbiamo partecipato a numerose compilation per arrivare a pubblicare in Germania un EP tutto nostro. Foua 1.1, che con la sua terminologia un po’ web sta a rappresentare una piccola evoluzione digitale del suono del primo disco Fòua del 2005. 

Veniamo al vostro nuovo album, come nasce Offbeat? 
Siamo andati a ruota libera, senza freni, abbiamo dato libero sfogo alla nostra creatività, alla voglia di suonare, alla voglia di interpretare cose che ci sono sempre piaciute. Pensando a questo disco possiamo dire da un lato di essere stati volutamente anticonformisti e dall’altro di essere tornati agli origini: la banda. Abbiamo voluto omaggiare la tradizione della banda intrecciando un nostro brano con una composizione del M° pugliese Ippolito, recentemente scomparso. Ci sono molte composizioni originali, alcune interpretazioni di brani tradizionali ed un omaggio a Tom Waits. Non abbiamo lasciato il nostro percorso artistico per intraprenderne un altro, ma questa volta siamo usciti completamente dai limiti virtuali che la discografia suddivisa a comparti impone alle produzioni. 

Ascoltando il disco emerge come questo sia un lavoro prettamente indirizzato verso l'aspetto live, quindi musiche trascinanti ma allo stesso tempo molto curate. Quali sono le principali differenze con i dischi precedenti a livello sonoro e di arrangiamenti? 
La differenza principale è che per gli arrangiamenti ci siamo avvalsi della collaborazione di Livio Minafra, affiancato degli autori dei nostri brani; non possiamo giudicare il risultato, però questa scelta è stata fatta con l’intento di evolvere il suono, cercando di rendere più oggettive alcune scelte musicali.

La vostra crescita musicale vi ha visto confrontarvi costantemente con la world music, in che direzione vi state muovendo attualmente? 
Diciamo che siamo partiti come un gruppo world con influenze jazz ed ora possiamo definirci a tutti gli effetti una formazione world-fusion. 

Tra i brani che mi hanno maggiormente colpito c'è senza dubbio l'iniziale Tuareg, che sembra raccogliere un po' quello spirito di rivolta che anima attualmente il nord Africa. Come nasce questo brano? 
Le prime note che introducono Tuareg vengono da lontano, sono leggere e sfuggenti e hanno una forte connotazione balcanica grazie all'apporto di Jeko Demirov e Vinko Stefanov della banda macedone Kocani Orkestar, e poi si entra nel vivo del brano con un attacco compatto e molto occidentale. Lo spirito di Tuareg è riproporre l'energia di chi decide di intraprendere un viaggio, e che non si incammina da solo. Il tuareg che, in fondo in fondo, è in noi vuole approfittare anche della sosta coi suoi compagni per battere le mani a tempo e così creare nel silenzio del deserto musica, ritmo e festa. 

Nel disco oltre alle vostre classiche sonorità balcaniche non mancano divagazioni nella musica del nord africa e in quella klezmer. Un esempio su tutti sono Un Chien Andalou e Die Mame Ist Gagengen… 
Un Chien Andalou è una melodia fortemente europea su una progressione armonica tra le più radicate, quasi ancestrali, nella cultura musicale occidentale. Atmosfere andaluse sì, con quelle percussioni mediorientali che ricordano una Spagna impregnata di cultura islamica, ma anche passaggi fatti di dissonanze e asperità sperimentali che diventano in piccolo ma completo tributo alla provocazione del film Un Chien Andalou di Bunuel. Die Mame è un tributo gioioso alla tradizione klezmer di cui però stavolta rispettiamo anche l'iniziale malinconia e attesa. Lunghe note di introduzione prima di una scatenata frenesia. Die Mame... è uno dei brani di cui abbiamo amato non solo la melodia, ma anche l'architettura. Questa è una composizione quasi cinematografica, con la prima fase in cui gli invitati si incontrano e salutano, una seconda in cui la festa comincia, e l'ultima di sana, incalzante e scatenata baldoria!

Prima hai fatto cenno al medley tra Carovana e il brano bandistico Lingonziana, ci puoi parlare di questo brano? 
Questo brano è una sorta di sincero ritratto della Municipale Balcanica. Una delle composizioni originali più amate del gruppo, Carovana, si sviluppa e si unisce con naturalezza alla marcia sinfonica Ligonziana”del maestro pugliese Ippolito. La cultura della banda fa parte della Municipale, e il fatto che uno dei suoi pezzi più esotici si colleghi con armonia a una delle marce più belle della tradizione bandistica del sud è il segnale che ogni suono ci appartiene e si trasforma. Una melodia intensa ed espressiva come quella della Ligonziana è stato un seme per nuove e coraggiose melodie. L'opera di Ippolito, una delle più famose ed eseguite del repertorio bandistico italiano, appartiene davvero alla memoria di chiunque abbia visto marciare una banda, e che sicuramente la riconoscerà pur non avendone mai saputo il titolo; in questa traccia riconoscerà ancora meglio come la banda tradizionale sia uno dei pilastri più solidi eppure poetici della Municipale e della musica italiana.

God's Away On Busines, è un omaggio a Tom Waits…. 
Non è uno dei suoi classici eppure è tra quelli che più si sono radicati nei musicisti della Municipale Balcanica perché le atmosfere acide e un testo incredibilmente poetico ed esplicito facevano affiorare un aspetto non sempre esplorato del gruppo. God's away on Business non è stata molto stravolta, perché è il nostro provocatorio passaparola riportare che “Dio è in viaggio d'affari”, visto che la politica e tutti coloro a cui ci siamo affidati hanno portato al naufragio la nave del nostro Paese. Un pezzo di Tom Waits incredibilmente acido, e profondamente italiano! 

Giugno 1917 è invece caratterizzata da un testo molto intenso e da un arrangiamento che cresce fino a diventare quasi orchestrale…. 
Una semplice canzone d'amore nata imbattendosi per caso nelle lettere che i soldati spedivano dalle trincee durante la Prima Guerra Mondiale. Pochi di loro, di entrambi i fronti, raccontavano gli orrori della guerra che stavano vivendo: quasi tutte le loro lettere parlavano d'amore, bei ricordi e dolci speranze. Là dove gli uomini erano in ogni momento in pericolo di vita, i loro pensieri non erano di odio, rabbia o vendetta, ma di puro amore. Quei giorni non sono diversi dai nostri. Allora come oggi siamo travolti da un progresso che ci calpesta e ci lascia indietro, e solo l'amore profondo, non importa se espresso con l'ingenuità dei poeti improvvisati, ci porta fuori dalla trincea, in nuovi paesaggi, che non sono molto lontani. In effett l’inserimento di un elemento barocco alla fine del tema principale dà un richiamo a composizioni per orchestra… 

Sul finale arriva poi un terzetto tutto pepe con Tartar Tanz, Vodka e Kurumuny che promettono di far ballare i vostri fans… 
Sono brani che rimandano alla tradizione più classica della Municipale e della musica dell’est… Seppure Kurumuny è una composizione originale. 

Chiude il disco All In un brano che per le sue atmosfere è un po' una novità per voi… 
E’ una canzone decisamente folle e sopra le righe. All In parla di azzardo, ma dell'unico azzardo che davvero conti: quello in cui ci si siede al tavolo da gioco solo per affrontare i propri demoni. Abbiamo creato l'atmosfera un po' farsesca da bisca luciferina per irridere il fanatismo dei giocatori dell'ultima generazione che a poker si affrontano solo per denaro. La storia di All In trae ispirazione dalle tante leggende, della cultura ebraica e della letteratura, in cui un uomo più o meno fortunato sfida il Diavolo nel gioco d'azzardo. La nostra All In è a lieto fine, pare, perché il protagonista non perde il proprio denaro, né se stesso né il meglio dei propri principi. 

Concludendo mi piace sottolineare ancora una volta la forza live di questo disco… In tour come riproporrete i brani come sono su disco o ci saranno delle varianti? 
Ci saranno delle novità, chi è stato in un live della Municipale sa che tutto può succedere, che ci sono dei brani con diversi arrangiamenti e che ci sono anche dei brani inediti e non incisi su alcun disco, il nostro messaggio è quello discoprire la musica attraverso il disco, e di scoprire il gruppo attraverso i suoi live. 



Municipale Balcanica – Offbeat (RedTomato Records/SDID Distribution) 
CONSIGLIATO BLOGFOOLK!!

A quattro anni di distanza da Road To Damascus e a breve distanza dal bel disco di remix Fòua 1.1, la Municipale Balcanica torna con Offbeat, terzo disco di inediti nel loro percorso artistico e che raccoglie tredici brani tra originali e cover. Rispetto al passato e forti soprattutto della grande esperienza maturata sul palco, il gruppo con questo nuovo album ha senza dubbio trovato la completa realizzazione della sua cifra stilistica abbracciando con decisione una world fusion che spazia dalle radici tradizionali del suono delle bande pugliesi alla musica balcanica, il tutto caratterizzato da una grande libertà espressiva che gli consente di muoversi con agilità ed in modo trasversale tra musica klezmer, rock e jazz. In questo senso determinante per la riuscita complessiva del disco è anche la presenza di Livio Minafra, che ha curato gli arrangiamenti dei vari brani con il contributo di Raffaele Piccolomini, puntando ad esaltare il connubio fra culture diverse, che da sempre è un marchio di fabbrica del gruppo pugliese. Ogni brano è così un concentrato di groove, energia ed eclettismo che danno vita a suggestioni sonore di grande intensità spaziando dalle atmosfere orientali e quasi cinematografiche di Tuareg, alla evocativa Un Chien Andalou per ritornare al suono della banda nel medley Carovana Feat. Lingoziana. Tra i brani più intensi del disco vanno certamente citati Giugno 1917, una toccante lettera in musica di un soldato dal fronte, la bella versione di God’s Away On Business di Tom Waits e il traditional klezmer Die Mame Ist Gegangen. Sul finale arrivano poi le travolgenti Vodka e Tartar Tanz, ma è con All In, che arriva la grande sorpresa, con una scorribanda attraverso il rockabilly del tutto inedita per la Municipale Balcanica. Offbeat è non è un semplice disco da ascoltare distrattamente, è piuttosto un opera complessa e multidimensionale, che racchiude allo stesso tempo la poesia e il divertimento, riflessioni e spensieratezza.


Salvatore Esposito