Luigi Chiriatti – Ricci I Tuoi Capelli, Arie E Canti Popolari di Cannole, Kurumuny, libro con due cd, pp.84, Euro 15,00

La collana edita da Kurumuny, Voci, Suoni, Ritmi della Tradizione si arricchisce di un nuovo volume, dedicato questa volta ad un’area poco battuta dalle ricerche sul campo, ovvero quella di Cannole (Le) ed in particolare ad un gruppo composto da Rosaria Campa, Vincenza Agrosì, Assuntina Tomasi, Gina Luperto, Eva Serra, Rosalba De Lorenzis, e Ada Nocita, sette donne fra i cinquanta e settanta anni, che quasi per caso si sono ritrovate a cantare insieme e da quel momento non hanno smesso di condividere questa comune passione. Edito nel fortunato formato booklet ed introdotto dalla presentazione del Sindaco di Cannole, Adriana Benedetta Petrachi, il volume raccoglie alcuni saggi di Luigi Chiriatti, Ciro De Rosa, Raffaele Cristian Palano e Salvatore Esposito, che analizzano e raccontano la realizzazione dell’opera, nonché tutti i testi con traduzione a fronte dei brani proposti nei due dischi che lo accompagnano. La lettura risulta particolarmente interessante in particolare per quello che riguarda l’intervento del ricercatore salentino che ricorda nel dettaglio ogni fase delle registrazioni a partire dai primi incontri, fino alle lunghe serate trascorse insieme alle Cantrici, tra canti, racconti, pettegolezzi e battute. Se il saggio di Ciro De Rosa si sofferma più sull’aspetto etno-antropologico dell’opera, quello di Esposito si snoda attraverso un intervista con lo stesso Chiriatti, in cui viene sottolineato il valore particolare di questo booklet, ovvero quello di documentare un repertorio particolare in cui i canti tradizionali salentini si mescolano con i canti narrativi della tradizione italiana. L’ascolto dei due dischi è invece un viaggio indietro nel tempo in cui scopriamo le ruvide ma allo stesso tempo affascinanti voci delle sette cantrici di Cannole, che senza alcun accompagnamento eseguono ben quarantadue canti, che spaziano da alcuni tradizionali ben noti come Girala ‘ntorna, La Carmina, Damme La Manu e Massaru ad altri meno conosciuti come le divertenti Lu Monacu Meu e Lu Dottore, fino a toccare alcuni canti narrativi come Signor Capitano, meglio nota come Cecila o canti d’amore di altre regioni come Fenestra Vascia. Nel complesso quest’opera apre uno spaccato del tutto inesplorato nella tradizione salentina ovvero quello della contaminazione tra le diverse culture tradizionali a livello regionale, infatti la presenza di alcuni canti non propriamente locali mette in luce il continuo interscambio che c’era nella tradizione popolare, anche in epoche non globalizzate come la nostra. In parallelo emergono i ritratti, le storie personali e la memoria di queste sette donne, che insieme sono riuscite a dar vita ad uno spazio tutto loro nel quale divertirsi e confrontarsi attraverso il canto. Un qualcosa, insomma, fuori dal tempo che però ha un fascino incredibile. 



Jean Marie St. Claire