Vardan Grigoryan - In The Shadow Of The Song (Felmay/Egea)

Non è stato il primo, e sicuramente non sarà l’ultimo, Aram Khačaturjan a dire che “Il duduk è il solo strumento il cui suono mi fa piangere”. Oboe a doppia ancia, costruito in legno di albicocco, diffuso in tutto il Caucaso, è divenuto l’emblema della musicalità armena. L’Unesco ha inscritto la musica per duduk nell’elenco del patrimonio intangibile dell’Umanità. Nonostante la sua estensione sia limitata, lo strumento riesce a produrre una vasta gamma di melodie; il duduk ha un timbro vellutato e avvolgente, lievemente nasale, un respiro melanconico, caratteristiche che lo fanno somigliare alla voce umana. Il pubblico occidentale, consapevolmente o meno, lo ha ascoltato nelle colonne sonore di pellicole hollywoodiane (tra cui Passion, Il Gladiatore ed Alexander) quale strumento evocatore di sonorità arcaiche e di stati d’animo contrastanti, dalla dolcezza all’afflizione. Primo attore della diffusione dello strumento il titanico Djivan Gasparyan (classe 1928), maestro assoluto, entrato nel novero degli artisti world music, ma non secondario il ruolo di Gevorg Dabaghyan (nato nel 1965), prestigioso esponente della nuova generazione di suonatori. Di sei anni più giovane è Vardan Grigoryan, protagonista di questa prova maiuscola per l’etichetta piemontese Felmay, proiettata verso il mercato internazionale, sempre più attenta alle musiche di quei territori cerniera, dove la distanza tra Occidente e Oriente sfuma, a mano a mano che ci si infila nelle pieghe della storia. Figlio di un noto cantante folk, Vardan è musicista duttile, propenso a coniugare differenti linguaggi musicali, pur nel suo padroneggiare con maestria i repertori tradizionali. Componente dell’Armenian Navy Band di Arto Tunçboyaciyan e del gruppo jazz folk Report Time, egli vanta anche prestigiose collaborazioni internazionali. Una poetica, struggente bellezza attraversa gli otto brani di In the shadow of a song, tutti composti da Grigoryan, pur se ispirati alle strutture sonore folkloriche. Il musicista è accompagnato da Nerses Grigoryan e David Minasyan (secondo duduk – suonato con la tecnica della respirazione circolare – che produce il dham, il bordone, e da Alik Peloshyan e Avetis Yepremyan (dhol), Souren Grigoryan (dhol basso), Norair Kartashyan (daf). Il lavoro si apre con “My heart broke through”, brano dal tono elegiaco. La title track possiede un andamento meditativo di un rituale. Attinge al ritmo di rumba l’esuberante “Rumblan“, accomunato a “In the shade” dalla marcata matrice ritmica. In “Vardan’s”, invece, Grigoryan dà sfoggio dei suoi eccellenti ricami melodici sul bordone del secondo duduk. Titolo programmatico per “Following the old”, in cui domina ancora il fattore melodico, costruito sulla personalissima declinazione di temi tradizionali. Vardan primeggia per estro interpretativo nell’incalzante “Close to fast”, assecondato dalle seconde voci del duduk e dalla percussione dhol. Il finale è per “Just put it on”, brano imperniato sul timbro potente della zurna di Vardan, che dissemina sequenze ritmiche intricate e trascinanti. 



Ciro De Rosa