Rura - Break it up (Greentrax)

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Eccellente il debutto dei Rura, band già vista in Italia dal vivo grazie al promoter Geomusic, sempre vincente nell’unire novità e qualità delle proposte musicali. Considerato “the hottest new band on the Scottish scene”, il quintetto si è messo in luce al festival glaswegian Celtic Connections nel 2011. Rura sono Steven Blake (bagpipes e whistles), Jack Smedley (violino), David Foley (bodhran e flauto), Chris Waite (chitarre) e Adam Holmes (voce, chitarra); a cinque delle dieci tracce di Break it up contribuisce anche James Lindsay (basso). Prodotto dal violinista e compositore Aidan O’Rourke, l’album presenta una band solida, con componenti giovani ma di elevata levatura tecnica, portatrice di un sound contemporaneo dai tratti originali. Visto lo strumentario, se si devono cercare punto di riferimento, questi riconducono a formazioni che hanno fatto la storia del folk caledone negli anni ‘80 e ’90, soprattutto Battlefield Band e Tannahill Weavers. Tuttavia, non siamo affatto di fronte ad una mera ripresa di quei canoni estetici. Nell’accostamento melodico-armonico-ritmico di pipes, flauti, violino, chitarre e bodhrán i Rura si caratterizzano per fornire nuovi punti di vista sonori. La band propone brani di pubblico dominio e d’autore contemporaneo, tra cui temi del compianto Martyn Bennett, ma anche di Liz Caroll, Chris Stout, Solas, John McSherry; spiccano inoltre due composizioni del vocalist Adam Holmes. Nella prima, “Mary”, la sua voce calda e lievemente scura ricorda – non sarò il primo recensore a dirlo – quella soul dell’italo-scozzese Paolo Nutini. Nella seconda, che è la title-track, c’è una riuscita fusione di atmosfera da ballad e di fitte trame strumentali. Possiede un robusto drive la terza canzone, che è la cover di “Allegory”, firmata Murray Attaway (leader degli americani Guadalcanal Diary). Quanto agli strumentali, si passa dal potente incedere del medley di marce e reel “Intro” alla multiforme “Sorley’s”, dalle sfumature galiziane e balcaniche di “Viva” al finale evocativo, tutto costruito su violino e pipes, di "Lament for Donald Ban MacCrimmon". Ancora una volta l’etichetta di Ian Green mostra fiuto sopraffino nello scovare nuove leve e nel dare nuova linfa alla musica neo- tradizionale scozzese. 



 Ciro De Rosa