Marty Stuart - Nashville Volume 1: Tear the Woodpile Down (Sugar Hill)

Sulle scene ormai da quasi quarant’anni e con alle spalle numerose collaborazioni di prestigio tra cui quella con l’indimenticato Johnny Cash, Marty Stuart negli ultimi anni ha intrapreso un interessante percorso di ricerca attraverso i vari rivoli che confluiscono nella grande tradizione musicale americana. Spaziando dall’antica passione per i bluegrass con l’ottimo Live At Ryman al gospel di The Soul’s Chapel fino al più recente Ghost Train, nel quale ritornava alle radici del sound di Nashville ripartendo dalle leggendarie sale dello Studio B. Il suo nuovo album, Nashville Volume 1:Tear The Woodpile Down, il secondo pubblicato per la Sugar Hill, nasce sull’onda del successo del Marty Stuart Show, da tempo ormai sui principali network americani, e riprende il discorso cominciato con il precedente lavoro, e lo amplia dando vita ad una vera e propria serie completamente dedicata alla country music e alla città di Nashville. Stuart ha dato così vita ad un disco nel quale viaggiano di pari passo tanto i ricordi personali, dalla gavetta appena sedicenne con Lester Flatt ai giorni gloriosi con Johnny Cash, quanto la ricerca di un sound nel quale convivano antico e moderno. Nelle note di copertina lui stesso sottolinea come ci sia l’esigenza di tornare alle radici perché "oggi la cosa più fuorilegge che tu possa fare a Nashville, Tennessee è suonare country". Mantenendosi così ben alla larga dalle sirene delle vendite e dai suoni mainstream, Stuart ci regala un disco di puro country, intenso, elettrico, forte, nel quale è riuscito a trovare il dosaggio perfetto tra suoni urbani, hillbilly e roots music, nel quale brilla l’intreccio tra chitarre elettriche, twang guitar e steel guitar. Al suo fianco come sempre i Fabulous Superlatives, arricchiti dalle presenze di Kenny Lovelace al fiddle e Buck Trent al banjo che contribuiscono in modo determinante alla caratterizzazione del sound. Durante l’ascolto si spazia dalla trascinante Holding on to Nothing, al travolgente country'n'roll acustico di Truck Driver's Blues fino a toccare la splendida ballata Sundown in Nashville. Non manca qualche divagazione strumentale come nel caso di Hollywood Boogie che celebra la grandezza di Buck Owens e i suoi Buckaroos e qualche spaccato intimista come nel caso dell’intensa The Lonely Kind. Vertice del disco è invece il country-rock southern della title track, Tear the Woodpile Down, che ci conferma a pieno come Marty Stuart sia uno dei pochi musicisti country a non suonare anacronistici e retorici. Chiude il disco la splendida versione acustica di Picture From Life's Other Side di Hank Williams, cantata in duetto con Hank III. Nashville Volume 1: Tear The Woodpile Down, ci conferma come Marty Stuart sia, senza dubbio, uno dei nomi più rappresentativi dell’American Music non solo per la sua capacità di saper confezionare ottimi dischi ma anche per il suo approccio rigoroso con la tradizione. 


Salvatore Esposito