Intervista a Carmine Bruno

Come è nata la passione che ti ha portato a cominciare a suonare le percussioni?
I miei genitori mi hanno raccontato che a 5 anni alla “Fiera della casa” a Napoli, dove sono nato e cresciuto, ho preso un tamburo di un africano che li vendeva e mio padre ha dovuto comprarmelo perché io non lo mollavo! 

Come è nato il tuo amore per la musica tradizionale? 
Ho incominciato con le congas. mi affascinavano i ritmi cubani, ma poi a 15 anni mi sono guardato intorno per sapere come si suonavano i tamburi tradizionali in Campania, la mia terra ed ho incominciato con tamburello e tammorra. 

E quello per la musica cubana? 
La scansione della clave posso dire che mi ha educato ritmicamente e stimolato verso altre culture. 

Vuoi raccontaci l’esperienza musicale che hai vissuto sul posto a Cuba? 
A La Habana studiavo con Chino Chang, grande maestro cubano, ed altri maestri del folclore cubano. andavo in giro ad ascoltare rumba nelle case e i concerti la sera nei locali. è stato un periodo in cui ho vissuto e suonato con loro. è stata per me una grande scuola del ritmo popolare. 

Quanto ti hanno arricchito collaborazioni con artisti come: La Moresca, Gino Paoli, Vox Populi, Rua Portalba, Nuova Compagnia di Canto popolare, Angelo Branduardi, Archè, Balkanja, Antonello Paliotti, Nino Buonocore, Joe Barbieri, Giovanni Imparato? 
Mi sento un privilegiato per avere avuto la possibilità di collaborare con grandi artisti e suonare in contesti così diversi tra loro. ogni volta mi sembra la prima volta. e imparo sempre qualcosa di prezioso dalla musica, dalle persone con le quali suono e da quelle che mi vengono a salutare dopo i concerti.

L’entrata in organico nella Nuova Compagnia di Canto popolare, nel 1997, ha rappresento una svolta importante nella tua carriera. Da allora tanti concerti in tutto il mondo, tanti dischi, l’esperienza del palco di Sanremo, è cambiato, e come, il tuo approccio con la musica tradizionale? 
E’ meraviglioso suonare con grandi artisti,umanamente fantastici, in giro nei teatri nel mondo. oramai siamo una famiglia che viaggia per suonare. la cosa incredibile che dal primo concerto hanno accolto il mio suono e il mio accompagnamento senza il bisogno di dirci nulla! In questo grande suono mi sono sentito dalla prima nota a mio agio. Oggi il mio set rappresenta una mia interpretazione della musica tradizionale che ho percorso. 

Come vedi attualmente la situazione del panorama della musica popolare? 
Sicuramente in evoluzione, con un suono che ritorna però piacevolmente più crudo e naturale degli anni passati. ad esempio come ascoltiamo la batteria nella musica pop: suono naturale, risultato di grande professionalità. spero che non si perdano mai di vista quelli che sono i riferimenti delle tradizioni ancestrali, che poi rappresentano le origini di ciascuno di noi. E inoltre che gli eventi dei media per le grandi folle non seppelliscano la grandiosità delle feste della tradizione. 

Quali sono i tuoi metodi di ricerca nel campo della musica percussiva? 
Se penso ad esempio alla tammurriata della mia terra mi viene da pensare ai tammorrari degli anni ’60 che hanno fatto la storia. Un’altra cosa importante è seguire la relazione tra ritmo, canto e danza, come il ritmo in questo connubio ha il suo sviluppo. Poi quando ascolto delle percussioni che non suono o mi capita di lavorarci insieme, cerco prima di dialogare e poi di riportare, per quanto mi è possibile, il fraseggio sui miei strumenti. 

Da alcuni anni ti stai sperimentando anche con l'insegnamento delle tecniche e metodi degli strumenti a percussione, e nella realizzazione di tamburi progettati da te personalmente. Ci racconti i contenuti di queste esperienze? 
Con l’insegnamento cerco semplicemente con la mia passione di suonare insieme agli allievi e comunicare quanto è prezioso lo studio per la ricerca del suono e del linguaggio. non sempre è facile perché i ragazzi vanno un po’ di fretta! I prototipi che utilizzo, compreso il mio tamburello, sono il risultato, fino ad oggi, di suoni che esistono nei tamburi popolari nel mondo e che ho voluto sintetizzare con una specie di tammorra rullante, una mini cassa e piatti, più altri strumenti ‘lievemente modificati’ .

Come è nata l'idea di allestire un concerto “Tamburello, tammorra, batteria e percussioni” che ripercorre le varie esperienze musicali in vent’anni di concerti e registrazioni? 
Il concerto è nato come presentazione ai seminari. il mio grande dubbio era :’ ma la gente non si annoierà con un’ ora solo di percussioni? ‘. poi l’allestimento del set è diventato molto ampio per raccontare quello che volevo dire alla gente. anche lo studio è diventato molto intenso, per reggere al meglio questo grande impegno! 

Hai già avuto modo di presentare il tuo spettacolo? Come è stata questa esperienza e qual è stato il riscontro che hai avuto? 
L’ entusiasmo della gente dopo i concerti mi ha dato la forza per continuare. La risposta più incoraggiante che, dopo che il concerto è diventato di un’ ora e mezza, la gente alla fine era contenta di questa insolita esperienza fatta di racconti, tanti tamburi e colori. 

Attuali collaborazioni e prossimi impegni? 
Concerti estivi con la Nccp. Prossimo concerto mio il 21 giugno a Terni alla festa della musica. E spero a seguire tanti altri concerti miei! Grazie a tutti vi aspetto ai concerti! 


Mario G. Rossi