Nina Pedersen – Songs From The Top Of The World (Alfa Music/EGEA)

CONSIGLIATO BLOFOOLK!!

Nata a Grimstad, piccolo paese sulla costa sud della Norvegia, Nina Pedersen è una talentuosa cantante jazz che da vent’anni vive in Italia. Sin da piccola ha coltivato la sua passione per la musica dapprima cantando nel gruppo vocale Jubal e successivamente studiando arrangiamento e direzione corale. Trasferitasi in Italia nel 1990 ha dato vita dapprima ad un coro dedicato alla musica scandinava e successivamente ad un coro jazz. Dopo aver studiato al Saint Luis College Of Music di Roma, è diventata lei stessa docente nella medesima scuola, ed in parallelo ha proseguito il suo percorso artistico e di formazione spaziando dalla lirica alla musica sperimentale, arrivando nel 2001 a realizzare un disco trip-hop con il gruppo Mata Hari. A coronamento una così intensa carriera arriva Songs From The Top Of The World, disco che raccoglie dieci brani, che rappresentano un atto d’amore per la tradizione musicale della sua terra d’origine, la Norvegia. “Sono una straniera a tutti gli effetti. Ovunque io vada. Mi sento norvegese quando mi trovo in Italia, e italiana quando sono in Norvegia”, così Nina Pedersen, scrive nelle note di copertina del disco e questo per sottolineare come nonostante la distanza il legame con la sua terra non si sia mai spezzato sebbene dopo vent’anni anche la sua madrelingua non è più la sua lingua madre, e l’accento straniero nel suo italiano continui a persistere. Le sue radici però sono sempre norvegesi e quelle non cambieranno mai. Il disco così raccoglie una selezione di otto brani tradizionali norvegesi a cui si aggiungono due inediti composti dalla stessa Pedersen, caratterizzati da moderni arrangiamenti ethno-jazz nei quali brillano eleganti atmosfere oniriche e un sontuoso interplay tra i vari strumenti. Prodotto con la supervisione di Fabrizio Salvatore, il disco vede la partecipazione di alcuni eccezionali musicisti come Aldo Bassi (tromba), Arnaldo Vacca (percussioni), Carolo Cossu (violino), Luca Pirozzi (basso) e Lutte Berg (chitarra). L’ascolto sorprende sia per gli eccellenti arrangiamenti sia per la sorprendente vocalità della Pedersen, e ci regala un affascinante viaggio attraverso le quattro stagioni di una terra nella quale a farla da padrone è sempre e solo la natura, con le sue atmosfere malinconiche e allo stesso tempo mistiche ed ancestrali. La Pedersen è riuscita a dare a questi brani antichi un suono nuovo dando vita ad un climax emozionale quasi desiderasse che l’ascoltatore sia il suo ideale compagno di viaggio nel suo passato tra ricordi, vibranti d’amore e malinconia. Si procede così in direzioni differenti, si respirano atmosfere rarefatte, con il canto della norvegese che ci accompagna tratteggiando paesaggi immaginifici, dove istinto, passione e amore per la propria terra vanno di pari passo. Ad aprire il disco è Songen Hennar Magnill, un dolcissimo bansull un ninna nanna tipica molto diffusa in Norvegia, che ci introduce allo struggente tradizionale En Liten Vise con testo del poeta Arnulf Overland le cui atmosfere autunnali ed evocative vibrano di poesia. Si prosegue poi con il reddervise Jeg Lagde Meg Sa Silde, una ballata che racconta una storia d’amore finita tragicamente dove l’uomo arriva dalla fidanzata trovandola morta, ma è con Varvindar Friska, un tradizionale svedese, e l’inedita Vardansa che si tocca il primo vertice del disco. Le dolci melodie da ninna nanna tornano con Kveld-sang For Blakken di Nordahl Rolfsen e Edward Grieg, una sorta di nenia per Blakken, fedelissimo cavallo da lavoro che si trova in ogni fattoria del Nord Europa. Le atmosfere invernali caratterizzano l’altro inedito Sneen Daler Still che apre la strada allo stev Eg Ser Deg Utfor Gluggen, altra forma caratteristica della tradizione norvegese. Sul finale arrivano poi Den Fyrste Song di Per Sivle e Lars Soraas, l’inedito Wintersongs e la conclusiva Hogt Fra Den Himmelske Klara una melodia religiosa di grande intensità. Songs From The Top Of The World è un disco di grande fascino e bellezza che non mancherà di toccare il cuore non solo degli appassionati di ethno-jazz ma anche degli ascoltatori occasionali, di fronte a tanta bellezza è difficile non far sciogliere il cuore e non abbandonare la propria anima. 


Salvatore Esposito