Milagro Acustico - Sangu ru Poeta - Şairin Kani (CNI)

Se in precedenti lavori il sax sopranista e clarinettista Bob Salmieri, mente e anima del progetto Milagro Acustico, aveva recuperato dalle pieghe della storia il fiore poetico della Sicilia islamica, la nuova, intensa opera dell’ensemble che da diciassette anni propone comunanze e confluenze mediterranee accosta due grandi artisti della parola: il siciliano Ignazio Buttitta (1899-1997) e il turco Nazim Hikmet (1901-1963). Sono due scrittori accomunati da passione civile e politica, lotta per la libertà di espressione pagata a caro prezzo: aedi popolari che hanno dato voce a chi voce non aveva. “Il poeta dovrebbe essere sacro”, ammonì Alberto Moravia nell’orazione funebre per Pier Paolo Pasolini, di cui nel CD ascoltiamo un frammento, non senza emozionarci. Parole che suonano lontane, oggi che alla morte di poeti insigni (Luzi, Merini, Sanguineti, solo per citare gli ultimi) le televisioni italiote hanno dedicato lo spazio meschino di un coccodrillo. Il rischio dell’oblio di voci non allineate è un pericolo gravissimo. Eccoli questi poeti ancora imprescindibili, ieri come oggi, celebrati in un disco di respiro mediterraneo, registrato tra Roma, Trapani e Istanbul. Dialogo e compenetrazione di lingue (una poesia del poeta di Bagheria tradotta in turco, una del poeta nativo di Salonicco in siciliano), suoni e stilemi popolari, messi a punto da un’orchestra che incornicia con passaggi eleganti, suadenti, pieni di pathos e suggestioni il contenuto lirico. Le voci principali sono quella morbida della cantante e danzatrice turca Eda Ozbakay e quella potente e calda di Patrizia Nasini (già con il Quartetto Vocale di Giovanna Marini), ampio il ventaglio di strumenti: ney, kaval, friscaleddu, grand piano, baglama, tambur, percussioni, organetto, chitarra, oud, tar, setar, contrabasso, ribeca, lira, violino, kanun. Si accendono le emozioni con l’incedere evocativo di “Aman”, testo di Hikmet, arcate toccanti della ribeca di Raffaele Mallozzi, e schegge sonore raccolte sul campo in principio: rane della valle di Ihlara, la voce dell’imam della grande moschea di Sanliurfa nel finale del brano. Hikmet è tradotto in siciliano in “Nighyar e Mustafa”, brano dall’ambientazione più baldanzosa. Si vola alto con “Lamentu pi la morti di Turiddu Carnevali”, in cui Buttitta racconta del sindacalista ucciso dalla mafia negli anni ’50, su un tessuto di corde, percussioni e sax, canto di dolore con protagonista vocale Patrizia Nasini. Il flauto ney introduce ’Ncuntravu u Signori”, ancora di Buttitta: qui, a parte voci e contrabbasso, l’orchestra impiega strumenti tipicamente arabo-turchi (ney, baglama, kanun) ad enfatizzare il legame, lo scambio che animano il progetto. Segue ancora la drammaticità – tra cantato e recitato, la voce aspra è di Maurizio Catania – del Buttitta di “Parru cu tia”. Poi ancora “Li morti”, l’episodio più lungo, pieno d’atmosfera, “Anatolia”, profumato di Oriente, “La povira genti”, dal tratto sontuoso. In “PPP” percussioni e sinth fanno da cornice alla voce di Moravia sulla sacralità del poeta, cui segue un altro frammento sonoro con la Banda dei Misteri di Trapani. Ha un tono da ballata la successiva “La peddi nova” che Buttitta dedicò allo scrittore friulano. Chiude il disco “Erkeklerin sesi”, vale a dire la buttittiana “La vuci dell’omini” tradotta in turco: trionfo di riflessi sonori. 



Ciro De Rosa