Michael Dregni (Trad. di Francesco Martinelli), Django: Vita e Musica di Una Leggenda Zingara, Edt/ Siena Jazz, 2012 pp. 428, 22 euro


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Pubblicato per la prima volta nel 2004 dall'Oxford University press, Django. The Life And Music Of A Gypsy Legend di Michael Dregni è, senza dubbio, l'opera biografica più completa su Django Reinhardt, seguendo quella storica di Charles Delaunay, l'impresario che promosse il celebre quintetto a corde con Stéphane Grappelli e il lavoro degli italiani Maurizio Franco e Roberto Colombo. A distanza di otto anni dalla sua pubblicazione negli Stati Uniti, questo splendido saggio è stato di recente stampato in Italia dalla Edt e Siena Jazz nell'eccellente traduzione di Francesco Martinelli con il titolo Diango: Vita e Musica di Una Leggenda Zingara. Diviso in tredici capitoli più un epilogo e corredato da una corposa bibliografia e da una dettagliata discografia, l'opera copre per intero la vita della grande leggenda del jazz manuche, partendo dalla storia della sua famiglia, passando per il tragico incidente che all'alba del 26 ottobre del 1929 gli costò tre dita della mano sinistra, fino a toccare il successo e i tanti incontri musicali che caratterizzarono la sua vicenda artistica da quello con Stéphane Grappelli a quello con Duke Ellington e Dizzy Gillspie. Il tutto è contestualizzato sia da una accuratissima ricostruzione storica in cui si intrecciano la scena musicale parigina e quella della comunità zingara, sia da una approfondita analisi critica sul suo peculiare stile chitarristico e più in particolare sul jazz manuche, che univa la tradizione rom con le atmosfere della musica afroamericana. Quasi fosse un romanzo Dregni ci racconta, attraverso testimonianze ed aneddoti, l'avventurosa vita di Django non risparmiando anche i tratti più controversi della sua figura umana come il suo vivere alla giornata passando dall'essere un ricco signore a momenti in cui era quasi un barbone, o il suo sperperare rapidamente ogni guadagno tra auto sportive che guidava senza patente e che puntualmente distruggeva, o ancora la sua completa libertà di non rispettare appuntamenti per stare semplicemente a letto o insieme ai suoi parenti zingari per celebrare feste di famiglia e matrimoni. A chiudere il saggio è un epilogo in cui viene tratteggiato un excursus a partire dalla morte di Django su tutti quegli artisti che ne hanno raccolto l'eredità artistica. Il pregio di quest'opera risiede tanto nell'alta qualità scientifica ma anche nella capacità affabulatoria dell'autore, che risalta anche nella traduzione italiana di Martinelli, e ciò la rende assolutamente fruibile tanto agli appassionati di musica jazz quanto a coloro che per la prima volta intendono approfondire la vita artistica di Django Reinhardt. 


Salvatore Esposito