Beoga - How To Tune A Fish (Compass)

Con due organetti come frontline, repertorio scritto di proprio pugno ed estro creativo di sicuro effetto, gli irlandesi Beoga fin dal primo album (sono nati nel 2002) si sono imposti all’attenzione sia in patria sia all’estero. Anche le loro esibizioni italiane hanno riscosso sempre ampi consensi. How to tune a fish è la quarta incisione, il cui titolo deriva dal gioco di parole: “You can tune a piano but you can’t tuna a fish. Unless of course, you play bass”. Inserita una voce solista nell’organico, la band della contea di Antrim, Nord Irlanda, conserva il gusto irresistibile per gli incastri degli organetti di Damian Mckee e Seán Óg Graham (che suona anche chitarra e mandolino), supportati dalla vitale ritmica del bodhran di Eamon Murray, con piano e tastiere di Liam Bradley a fornire un articolato contributo armonico, e il violino della giovane e dotata cantante Niamh Dunne. Oltre al magistrale Brian Finnegan ai whistles, una schiera di ospiti aggiungono un assortimento speziato di folk, rock e blues. Dodici tracce che spaziano tra Irlanda e USA, l’orecchio viene rapito dalle svariate sollecitazioni sonore, dai cambi di climi e dall’effervescenza strumentale, sebbene non tutte le composizioni siano sempre all’altezza della verve immaginativa delle loro opere precedenti. Gli strumentali trasmettono un’ampia varietà di riferimenti che vanno dall’Irish trad, al folk statunitense ai passaggi swing. Canzoni come “Home Cookin’” di Richard Danko e il vaudeville “Come In Out of the Rain” si affiancano al tradizionale “Our Captain Calls All Hands” e a “Woman of No Place.”, tributo che l’ulsterman Barry Kerr ha scritto per l’immensa cantante e banjoista Margaret Barry. La canzone si conclude con la voce della Traveller raccolta da Alan Lomax. 


Ciro De Rosa