I Gang, le Storie dell’Altra Italia e la Nuova Rivoluzione

La pubblicazione di Storie Dell’Altra Italia, realizzato insieme con Massimo Priviero e Daniele Bianchessi è l’occasione per ritrovare un grande amico e lettore di Blogfoolk, ovvero Marino Severini, voce ed anima dei Gang insieme al fratello Sandro. Con lui abbiamo parlato ovviamente del nuovo lavoro cogliendo anche l’occasione per un approfondimento politico e sociale dell’attuale situazione italiana, dei vari progetti discografici realizzati dopo la pubblicazione di Controverso nel 2000 e del prossimo futuro. Marino è un fiume in piena e si racconta, come sempre, a cuore aperto e con quella sincerità e franchezza che caratterizza i suoi dischi. 

Avete appena pubblicato Storie Dell'Altra Italia insieme con Massimo Priviero e Daniele Bianchessi, un disco che raccoglie le registrazioni dello spettacolo omonimo che state portando in tour in tutta Italia. Ci puoi parlare di com'è nato questo progetto artistico?
Considero questo spettacolo come lo sfociare di tre torrenti in un grande fiume che è quello della parola o meglio della narrazione. Questo disco è nato sulla strada! Come del resto tutti quei progetti che ci vedono coinvolti da anni. Sulla strada perché è lì che avviene l'incontro, lo scambio e la condivisione. Con Massimo e Daniele siamo amici da tanti anni poi è bastato qualche bicchiere, qualche sigaretta in un qualche camerino e Daniele ha preparato la Carovana, ha organizzato la spedizione ed eccoci a raccontare un'Italia altra, andando su e giù per il paese. Con lingue diverse con stili diversi ma comuni! 

I vostri primi passi nel mondo della musica risalgono agli anni settanta, il vostro massimo successo invece è arrivato negli anni novanta, mentre sulla scia di Tangentopoli emergeva Berlusconi. Come si è evoluto in questi anni il vostro approccio alla canzone di denuncia sociale? 
I primi passi nel mondo della musica risalgono alla nostra infanzia e alla nostra adolescenza come ho avuto modo di raccontare in tante occasioni. Con i Paper’s Gang cioè io e Sandro insieme, nello stesso gruppo, abbiamo iniziato alla fine degli anni settanta. Quanto al “successo" io ci tengo a ribadire che il “il massimo del successo non è che il fallimento" tanto per citare Dylan. Ad essere onesto e sincero posso, anche con gran soddisfazione, dire oggettivamente che oggi mi sento al massimo del “successo". Te lo dico rispetto alle aspettative. Quando noi abbiamo cominciato non cercavo di sicuro quel tipo di fama o successo o record di vendite ma niente altro che l'appartenenza e questa solo oggi posso dire di averla trovata. Se per successo intendi quel periodo in cui qualcuno tipo azienda come CGD o multinazionale tipo WEA investiva sui nostri prodotti io ritengo quel periodo un incidente di percorso utile solo per averci insegnato a non fare più esperienze del genere. Questo non solo per un fatto di esperienza personale ma per rispetto del nostro lavoro. Noi produciamo dei Beni culturali quindi il nostro riferimento e interlocutore è la politica. Chi invece produce merci ha per forza di cose come riferimento il mercato con i suoi metri di misura, le sue regole… che non sono nostre e non appartengono alla nostra cultura. Ci tengo inoltre a precisare che le canzoni che compongo sono solo canzoni, non mi identifico in nessuna categoria che non sia quella della canzone popolare. Questo, per stare dentro le circostanze storiche, appartiene ad una scuola “critica" e culturale che va da Ernesto De Martino e le sue relazioni con Alan Lomax e passa per Diego Carpitella, Gianni Bosio, fino ad arrivare ai Giorni Cantati di Alessandro Portelli. E' in questa storia che si può individuare il lavoro che ho fatto nella canzone italiana, con la peculiarità e l'unicità di aver dato ad essa lo spirito guida o la contaminazione del Rock'n'Roll, inteso come stagione dell'Umanesimo e come una delle Tre Grandi Rivoluzioni del Novecento, insieme a quella dei Soviet del 1917 e a quella della Teologia della Liberazione. Tutto il resto non mi riguarda e credo serva, come tante altre classificazioni, solo ad un commesso di un negozio di dischi per trovare al volo lo “scaffale” giusto! Poi aggiungo che, in quanto appartenente e protagonista di una stagione che è quella delle subculture in Italia, anche la stagione dello stile è finita da un pezzo quindi anche quella classificazione è ormai obsoleta e stantia. Per quello che riguarda i vari mascheroni della cosiddetta politica italiana… sinceramente non credo che abbiano mai più di tanto influenzato le mie canzoni, lo dimostra anche il fatto che le canzoni che scrivo non sono quasi mai cronaca, non hanno l'urgenza del presente, quanto, ripeto, sono storie. Quindi cercano una loro utilità e una loro funzionalità che è quella di ridare e restituire alla cultura popolare il carattere di Eternità più che di universalità. Come dire non cercano consenso e trasversalità ma appartenenza, Mitologia e leggenda. 

Nell'epoca in cui si parla del collasso del sistema economico, quanto è importante cantare la rivoluzione? Si può cambiare il mondo con una canzone? 
Non ci sono dubbi, le canzoni possono contribuire a realizzare la rivoluzione, e per rivoluzione intendo non certo quella che è stata già consumata, quella industriale ma piuttosto, la nostra rivoluzione che consiste soprattutto nel riconciliare la terra con il genere umano. Molte delle canzoni dei Gang sono storie cantate, sono storie di “banditi”, di fuorilegge, quelli che violano le leggi per affermare un principio. Sono prese di posizione rivoluzionarie. Le storie sono la vera grande ricchezza di un popolo perché non è vero che la storia siamo noi. La storia appartiene da sempre ai vincitori. Chi vince s’impossessa della storia e la impone con gli strumenti che ha a disposizione. Noi allora cosa abbiamo? Noi abbiamo le storie, che fanno un’altra storia: quella degli ultimi (che sono e saranno i primi) o meglio ancora, quella dei vinti. Ma proprio perché noi non dimentichiamo l’esclusione, lo sfruttamento, le umiliazioni e le violenze subite significa che siamo…invincibili! Pronti a una nuova rivoluzione. E allora mantenere vivo il sentimento della memoria significa lavorare per la rivoluzione. Ho sempre cercato con le canzoni di contribuire alla costruzione di un futuro migliore per questo paese, un futuro che si fonda sulle sue tradizioni che sono ancora vive. E' proprio nell'incontro tra le tre grandi tradizioni che si realizza la nuova rivoluzione. C'è quella cristiana di Ciotti, Zanotelli, Puglisi, Balducci e Milani, quella comunista con la sua visione della democrazia che ha introdotto i consigli di fabbrica, le società di mutuo soccorso e le case del popolo, e quella delle minoranze, delle sinistre eretiche, di Pasolini o Pazienza, del femminismo, di “un altro mondo è possibile”. Nella nuova Rivoluzione stiamo lavorando per l’Unità, e proprio perché la nuova appartenenza non può prescindere da un nuovo rapporto e relazione con la Terra, la scoperta sta nel ritrovare l’elemento di sacralità che ci unisce, un elemento che non è solo competenza di fede ma anche di storia. Sono e siamo lontani dalle secche e dalle paludi dei “venditori di canzoni-saponetta”, poiché in quelle terre da loro occupate e presiedute non c’è nessun metodo di produzione, oppure dico serenamente che il loro metodo è inconciliabile con il mio. Io sono un uomo libero, in mezzo ai padroni della musica non lo sarei perché mi vedrei costretto a rinunciare al modo con cui faccio il mio lavoro e a metterlo a servizio di logiche che combatto. Non è altro che un conflitto fra sistemi e modi di produzione, fra modelli e valori sociali, culturali e politici diversi, e che sono in conflitto fra loro, nel senso che l’esistenza di uno significa la soppressione dell’altro. Ho imparato a scrivere canzoni avendo chiaro un metodo che è quello dello scambio fra energie, incontro fra percorsi diversi, un lavoro di gruppo che possa arricchire il mio stile e fare più ricco in termini di emancipazione chi poi userà le mie canzoni, facendo del mio lavoro un’esperienza comune. E questo con la consapevolezza di ciò che produco, di perché e come lo produco e per chi lo produco. Questo è oggi impossibile nelle logiche micro e macro industriali della canzone, almeno in Italia. Vorrei aggiungere un’ultima cosa a proposito della rivoluzione. Qual è la parola che l’annuncia? Qual è la Parola pronunciata, scritta e cantata che si fa avvento? La parola è GRAZIE! Quando Noi ricominciamo, dopo una nuova educazione sentimentale a dire grazie - anzi GGGRRRAAAZZZIIIEEEE !!!! - allora la rivoluzione è iniziata. Cos’è il canzoniere dei Gang se non una specie di educazione sentimentale per ridire GRAZIE a Maria Cavatassi, a Don Puglisi, al bandito Trovarelli, a Fausto e Iaio, a Chico Mendes, al subcomandante Marcos, alla Banda Bassotti, ad Andrea Pazienza, ai fratelli Cervi e alla famiglia Mazzarini. Ogni rivoluzione inizia con il giorno del ringraziamento. E si può ringraziare anche con delle canzoni. 

Vorrei aprire una parentesi su Sesto San Giovanni, una delle vostre canzoni più intense. Quanto è ancora attuale quella canzone, anche in relazione all'attuale situazione del mondo del lavoro? 
Oggi la classe operaia non c'è più. Ci stanno gli operai che sono un'altra cosa. Anzi non li chiamano neanche operai ma flessibili, precari, esuberi! Addirittura. Ma una volta c'è stata la classe operaia in questo paese. E la classe operaia è stata una civiltà meravigliosa ! La classe operaia ha avuto una visione grande, potente del mondo. Oggi non c'è più. Ma quando c'era la classe operaia, allora si lottava e si vinceva perché la posta in gioco non erano le cinquanta mila lire in più sulla busta paga, la posta in gioco era un'altra e si chiamava Dignità. Oggi noi non siamo più classe operaia perché non produciamo ricchezza e beni! Noi oggi produciamo semplicemente delle merci, che affannano il respiro del mondo. Noi oggi siamo diventati o meglio ci hanno costretto a diventare dei consumatori! E' questa la vera sconfitta della classe operaia. Noi oggi vogliamo cinquanta euro in più sulla busta paga per andarceli a spendere all'ipermercato sotto casa, questa è la verità. Ma la classe operaia anche se sconfitta va sempre cantata! Ecco perché' una canzone come Sesto San Giovanni che canta la sconfitta e il senso fiero e orgoglioso dell'appartenenza. Da ciò non è che può nascere una nuova classe operaia ma la nuova coscienza, la nuova consapevolezza di chi lotta e lotterà perché' il lavoro sia centrale rispetto ad ogni progetto di trasformazione di questo paese. Il lavoro come strumento di emancipazione, di ri-conquista della dignità. Questa è la vera ricchezza che abbiamo ereditato dalla classe operaia, non altro. 

Qual è la vostra visione attuale dell'Italia, terra di eroi e santi senza peccato, di mafia, P2 e stragi di stato? Quando cantavate che il futuro era già programmato, intendevate preludere a quello che sta accadendo in questi anni? 
Sono più che certo che quello a cui oggi stiamo assistendo è frutto di un percorso o meglio di scelte che sono state imposte a questo paese già a metà degli anni settanta. Oggi raccogliamo quello che in modo scellerato è stato seminato agli inizi degli settanta. Ma questa è un'analisi lunga e magari potrebbe risultare fuori luogo. Premetto che io non sono abituato a trattare in merito a questioni “politiche”, e non vorrei sembrare un tuttologo o cose del genere. Mantengo una passione per la politica , quella vera , perché ritengo sia l’arte della mediazione, la più grande delle arti. Ed oggi quella a cui stiamo assistendo non è affatto la politica come io l’intendo e la conosco ma l’antipolitica, l’ accanimento, lo sputtanamento , l’umiliazione nei confronti della politica fatto da chi come e con i metodi da “banda” si è impossessato dei luoghi della politica , compreso il Parlamento. Per dare una risposta breve devo però constatare che in questo paese ormai si è consolidata un’alleanza fra potere sul territorio , che è anche quello della cosiddetta politica , e il potere del denaro questa sorta di patto non proprio taciuto porta inevitabilmente all’affare ! Ecco allora che chi ha il denaro investe nella politica, o meglio in alcuni “professionisti “ della politica , in coloro che portano i voti e li sposta stano dove a loro conviene. E’ il mercato che si impossessa della politica. A questo modello non si sottrae la sinistra perché molti candidati hanno i loro personali sponsor e prima di fare gli interessi della comunità fanno quelli dei loro sponsor, o nel migliori dei casi cercano di mediare. Ma l’eccezione conferma come sempre la regola o meglio lo stato di assenza di regole opportune al risanamento della politica. A questo punto si possono pure arrestare cento politici corrotti al giorno con i loro corruttori, ma come per il crimine organizzato , per uno in galera ne spuntano fuori altri cento il giorno dopo perché è il sistema che è corrotto e corruttibile fino a che resta quello che è diventato. C'è questa assenza e poi ce n'è un'altra che è quella sinistra anche in Parlamento. Questo è un dato di fatto che determina l'inceppamento del motore della democrazia. E' importante capire perché e per come si è determinata questa situazione. Le motivazioni sono diverse ma sono convinto che la cornice che tiene insieme il paesaggio delle contraddizioni e delle sconfitte sia soprattutto quella dell’essere finita nella trappola del bipolarismo che ha di fatto strangolato quello che restava delle due forze politiche popolari e di massa come gli eredi del P.C.I. e della D.C. e in questo mare mosso la sinistra “oltre il PD” è naufragata. Ed è naufragata soprattutto perché si è imbarcata su una nave che già faceva acqua da tutte le parti, parlo di quello che restava del transatlantico del compromesso storico , ma perché non ha valutato bene i rischi della rotta di navigazione , cioè il riformismo dall’alto. Oggi il nemico vero della democrazia sono le oligarchie economiche questo impone anche alla sinistra “oltre il PD “una radicale revisione di strategia politica. E molte risposte a tanti problemi non li troveremo più di sicuro nel “cielo” della politica. Si ricomincia! Si può e si deve! La questione è oggi più di ieri vitale per tutto il paese , per un rilancio culturale , economico e politico. Si chiama Mediterraneo. Non ci sono altre vie che non siano quelle della sudditanza o del lasciar saccheggiare le ultime risorse rimaste dai predatori di turno. Questo sbocco sarà e già è inevitabile. Questo nostro paese e la sinistra per prima deve trovare la forza e il coraggio di indirizzare culturalmente economicamente e politicamente un intero paese verso questo grande progetto , questa nuova visione di futuro. E in questo progetto il Sud deve ritrovare uno sviluppo negato e un’ opportunità di Risorgimento e di Resistenza. Tutte le questioni fondamentali che riguardano questo paese si possono risolvere solo risolvendo questa direzione. Verso Sud, e diventare la porta del Sud verso l’Europa , sotto tutti punti di vista. Significherebbe trovare un posto e un ruolo e un’identità non solo all’interno del paese o in Europa ma in un pianeta nuovo , questa è la direzione che ci può far camminare insieme al mondo nuovo verso Cosmopoli. Non è vero che si tratti di Utopia e del solito sogno della terra promessa o del “sogno di una cosa” significa cogliere l’occasione che la storia ci consegna. Basti guardare all’America di Obama. Oggi lì avviene lo scontro più forte da cui dipenderà molto del futuro anche nostro. Lì in una battaglia ingaggiata dall’amministrazione Obama con le banche più forti del mondo si stabilirà qual è il centro del potere. 

Tornando alla canzone politica, quanto il vostro modo di far canzone è stato influenzato dalla scena musicale degli anni sessanta, per capirci quella che fa riferimento al Nuovo Canzoniere Italiano? 
I Gang sono un gruppo di rock ‘n’ roll! Punto. E quando dico rock ‘n’ roll intendo il più grande linguaggio e cultura popolare. Anzi ripeto, oltre che essere la più grande rivoluzione del Novecento è stata anche l'ultima stagione di un Nuovo Umanesimo. Intendendo così il rock ‘n’ roll non una cultura ma l'incontro e la sintesi di tante e tante culture diverse. Noi abbiamo mosso i primi passi perché siamo stati “chiamati” da Joe Strummer non da altri. Strummer è stato l'ultimo dei “pontefici “ avendo costruito nuovamente i ponti fra culture linguaggi stili diversi e dando vita ad una nuova stagione della cultura rock ha “mosso” dalle periferie dell'Impero verso il Villaggio Globale. E' il rock ‘n’ roll dopo Joe Strummer il tempo e l'era a cui i Gang appartengono, come c'è un prima e un dopo Cristo così c'è un prima e un dopo Joe Strummer. Nella storia del Rock noi abbiamo inserito in questa cultura degli elementi locali per dare ad essi una possibilità di rivitalizzazione, siano essi culturali, politici e in ultima o prima analisi come preferisci , musicali. Noi non apparteniamo alla tradizione della canzone politica italiana ne' tantomeno a quella cantautorale, questo deve essere chiaro altrimenti vedremmo tutto sottosopra senza forza di gravità o di attrazione e quella forza è unicamente quella del rock ‘n’ roll. E' la forza , il metodo e lo stile del rock ‘n’ roll dopo Joe Strummer che ci ha permesso di riprendere parti delle varie esperienze musicali italiane e farne altro rivitalizzandole dando ad esse nuovo spirito guida , nuova attitudine , nuovo e dolce stil(e). Io sono più che certo che prima dei Gang in Italia il rock ‘n’ roll non c'è mai stato, assolutamente, se non in forme un po' infantili e succubi delle logiche mediocri e mediate del e dal mercato. Per andare bene a fondo su tutto ciò basta un capitolo dei quaderni di Gramsci “Americanismo e Fordismo”, a proposito di modello americano e egemonia culturale. Non basterebbero cento pagine per un'analisi al riguardo. 

Il vostro ultimo disco di inediti risale ormai al 2000 cosa è successo in questi anni? 
Da quando abbiamo deciso di stare alla larga dal mercato musicale italiano dai suoi padroni o meglio feudatari e da tutti i vassalli, valvassori e valvassini. Questo ha significato innanzi tutto essere liberi e lavorare da uomini liberi, privilegiando l'incontro, lo scambio, la condivisione. Oggi nel fare un bilancio posso affermare con grande orgoglio che sono presente in più di cento lavori di altri gruppi e artisti vari, che mi hanno invitato a partecipare ad un loro progetto. Questo indubbiamente significa partecipare da uomo libero alla costruzione della canzone e della musica italiana non solo nell'ambito ristretto del proprio orticello. Oggi posso dire che la mia più grande conquista che segue ,come per tutti gli uomini, quella dell'Appartenenza , è la Libertà vera , alla quale non voglio rinunciare per ragioni che non fanno parte del mio modo e stile di vita, che siano quelle di categorie a me estranee come quelle del pubblico e del mercato. Questo ha significato e significa che se c'è un progetto che mi piace e che conosco per strada, mi ci butto per realizzarlo. Così negli ultimi dieci, dodici anni abbiamo fatto più prodotti stagionali che non di lunga durata come un disco di inediti che ormai da anni mi viene richiesto da giornalisti, pubblico e amici cari. C'è una componente privata che ha contato e conta in questa storia. Nel momento in cui ho iniziato a percorrere questo nuovo corso della vita, ( Io sono figlio del “il privato è politico “degli anni 70) ho ristrutturato un casale in campagna con mio padre, che ha significato vivere con lui per anni e quasi tutti i giorni lavorando , facendo il muratore, il suo mestiere. E finalmente sono andato ad abitare in una casa mia in campagna che era il sogno di tutta una vita , come dire un ritorno all'infanzia. Poi è nata Clara mia figlia che ora ha 11 anni. Di conseguenza per me era importante stare a casa il più possibile, ed in base a questa mia priorità ho organizzato di conseguenza le “cose” dei Gang . Io e Sandro abbiamo messo su un gruppo tutto marchigiano, abbiamo ricominciato a provare tre volte alla settimana. Per dirla in breve è stato di fatto un vero e proprio ritorno. 

In questo viaggio di ritorno verso casa spesso vi siete trovati a collaborare con Gastone Pietrucci de La Macina, con cui avete inciso anche uno splendido disco. Quanto è stato importante per voi riappropriarvi delle radici musicali della vostra terra, le Marche? 
E’ sulla strada o meglio sulle strade del ritorno abbiamo incontrato Gastone Pietrucci de La Macina. Gastone è il custode, il testimone, il cantore della tradizione, della canzone popolare marchigiana. Ci siamo incontrati in un momento in cui a far parte de La Macina erano arrivati dei musicisti molto più giovani di Gastone che ci conoscevano e conoscevano bene il canzoniere dei Gang. Così è nata l'idea da parte di Gastone Pietrucci di fare un concerto in cui ci scambiavamo le nostre canzoni con quelle de La Macina dividendo i rispettivi repertori in base ai temi classici della tradizione popolare , il lavoro, l'emigrazione , la resistenza, la figura della donna ecc ecc. Dal concerto poi è seguita l'idea di realizzare un disco che fosse la testimonianza di quell'incontro e di quello scambio. E’ nato così Nel Tempo ed Oltre...cantando, il cui titolo lo presi in prestito parafrasando quello di una poesia di Alfonso Gatto, uno dei miei poeti italiani preferiti da sempre. 

A distanza di sei anni da Controverso nel 2006 avete dato alle stampe Il Seme e La Speranza. E’ stato quello il disco che ha segnato una nuova stagione per i Gang… 
Il Seme e La Speranza è un’altra tappa del nostro ritorno a casa. Lo abbiamo realizzato con la C.I.A.Marche, confederazione italiana agricoltori e prodotto dalle quattro province marchigiane. Un lavoro tutto ispirato al grande umanesimo di razza contadina, dove l'ispirazione e le storie cantate sono quelle dei fratelli Cervi, anch'essa contadini, dei Mazzarini vittime del nazifascismo, di Chico Mendes e di Victor Jara, di Woody Guhtrie e di Gandhi. In quelle canzoni cantiamo il popolo che “lavora per il pane”. Quel popolo mio che alla fine del giorno ringrazia e condivide il frutto del lavoro, che ancora sa spezzare il pane e bere il vino in comunità. Il Comunismo così come io l'ho appreso fin da bambino. E' questo un lavoro al quale tengo molto poiché si presta a fornire ispirazione alla quella nuova rivoluzione di cui parlavo prima. Il disco poi contiene secondo me alcune delle più belle canzoni che ho scritto come A Maria, E' Terra Nostra e Lacrime del Sole, e anche un manifesto musicato che è Il Lavoro per il Pane. 

Ci puoi parlare del progetto Malagang con i Malavida? 
Il ritorno ha significato anche incontrare le realtà musicali più giovani e legate o meglio influenzate anche dai nostri primi lavori, quelli più vicini al punk, a gruppi come i Clash o gli Stiff Little Fingers. Così un altro incontro ma con le Ali stavolta (visto che La Macina faceva parte delle radici) fu con i Malavida. E con loro nacque questo progetto chiamato Malagang, un cd omonimo e molti concerti insieme, io e Sandro con la band di Filottrano City Rockers. Da cosa nasce cosa e incontrare e condividere con i Malavida ha significato per me conoscere e lavorare da dentro con una realtà culturale e vasta nel nostro territorio di cui i Malavida sono un po' la punta della freccia , quella delle decine di band locali che fanno capo ai Filottrano City Rockers. Una grande tribù che da anni anima e agita le terre nostre e la “meglio gioventù” locale con molte iniziative fra cui un Festival Antirazzista che si tiene alla fine di giugno, a cui partecipano per tre giorni più di quaranta band provenienti da tutta Italia assieme a più di dieci mila persone. 

Come mai avete deciso di riprendere in mano i brani in inglese riproponendoli nel disco Tribes Reunion? 
Anche Tribes Reunion è nato dalla volontà o meglio dalla proposta dei Filottrano City Rockers e dei Malavida. In occasione di una loro iniziativa che è Cajara Unita ci hanno invitato a ri-suonare e cantare le canzoni dei nostri primi dischi, quelli cantati in inglese e noi abbiamo accettato rimettendoci insieme dopo tanti anni. Bum bum alla batteria ossia Giuseppe Serrani, oggi fa il veterinario, e siccome El Kid all'ultimo momento ce l'ha data buca è stato sostituito da Gugo Patchanka, bassista dei Malavida, poi io e Sandro. La richiesta dei giovani rocker locali era dettata dal fatto che nessuno di loro ci aveva mai visto suonare e cantare quelle canzoni. Nella seconda metà degli anni ottanta questi ragazzi e ragazze di oggi avranno avuto si e no cinque, sei anni. E' stata una gran bella Festa, una per sempre. 

Negli ultimi anni avete pubblicato diversi dischi dal vivo. Quanto è importante la dimensione live dei Gang? 
La dimensione del Live è quella che completa più di ogni altra il nostro compito , il nostro ruolo, il nostro lavoro. Cantare insieme ad una comunità che attorno a delle canzoni si scopre tale, è la liturgia del rock, ripropone il rito dell'appartenenza. Girare per il Paese su e giù e giù e su per tanti anni mi ha permesso di conoscerlo bene e di conoscerlo direttamente non attraverso il filtro dei media. L'ho attraversato e mi sono fatto attraversare dalle storie , dai volti dai canti di un popolo che è il mio, a cui appartengo. Questo paese mi ha restituito il bene più grande, l'Appartenenza e di ciò gliene sono e sarò grato per sempre. In questo andare attraverso ho potuto godere della bellezza, dell’ospitalità e della condivisione, del canto comune, degli Abbracci e dei sorrisi, della gioia che c'è quando si sta insieme. Questo è il mio paese, la mia terra e non finirò mai di ringraziare il destino o un Dio, se c'è, per avermi fatto nascere qui, ma soprattutto del fatto che proprio qui , in questo paese, sono cresciuto e sono diventato un uomo. 

Uno dei dischi più belli che avete realizzato negli ultimi anni è Rossa Primavera, puoi parlarci di questo lavoro? 
Anche La Rossa Primavera è un disco nato in questa stagione del ritorno. E' un disco di cover di canzoni ispirate alla Resistenza. Abbiamo rivisitato queste canzoni per comunicare soprattutto alle nuove generazioni un fatto certo , che la Resistenza è stata sempre cantata e che da quella Primavera Rossa bisognerebbe trarre sempre nuova ispirazione per altre e nuove canzoni. Attorno a quel fuoco è bene che ogni generazione si sieda e possa ritrovare un immaginario per costruire il proprio futuro con la consapevolezza del cammino fatto, quello della democrazia di questo paese. Sono tutte canzoni belle perché servono e sono utili a riaffermare un ideale e una tensione che non si deve mai allentare o un fuoco che non si deve mai spegnere, quello della Libertà. E' anche un modo per essere grati verso coloro che hanno patito, sono stati torturati, uccisi perché' noi oggi potessimo godere della libertà. 

Quali sono i vostri progetti per il futuro? 
Mi chiedi del futuro. Quello non è scritto ed è meglio non cominciare a scriverlo adesso. Continuerò ad andare incontro alla vita sulle strade d'Italia per conoscere condividere e Cantare. Non so quello e chi incontrerò, non so quali storie e quale ispirazione per trasformare tutto ciò in canzone. Per ora il cantiere dei Gang è stracolmo di lavori e opere in corso, vedrò di mettere un po' di ordine e dare precedenze. Per il disco di inediti penso che dovremo aspettare alla prossima Primavera. Le canzoni ci sono, forse troppe , e il titolo sarà Sangue e Cenere. Prima di questo lavoro uscirà in aprile un live (cd più dvd) del concerto a Filottrano, a casa nostra, che abbiamo fatto l'anno scorso a settembre per festeggiare i venti anni de Le Radici e Le Ali. Ora ci aspetta la strada e i tanti concerti per l'Italia, almeno fino ad ottobre. 


Gang, Massimo Priviero & Daniele Bianchessi – Storie Dell’Altra Italia Live (L’Altantide/Edel) 
Lo scorso anno, parallelamente alle celebrazioni per il Centocinquantesimo anniversario dell’Unità D’Italia, i Gang, Massimo Priviero e Daniele Bianchessi hanno dato vita ad un interessantissimo progetto artistico a metà strada tra teatro civile e concerto, dal titolo Storie Dell’Altra Italia, con il quale hanno girato tutta la nostra penisola. Le canzoni dei Gang e quelle di Massimo Priviero, intercalate dai recitati di Bianchessi compongono così un racconto per musica e parole volto a raccontare quella storia altra della nostra nazione, quella che passa attraverso gli Alpini italiani impegnati nella sciagurata spedizione in russia con l’ARMIR, la Resistenza, i controversi anni Settanta, la lotta alla mafia e quella per il lavoro. A testimonianza di questo tour e per cristallizzare quest’opera necessaria è stato di recente pubblicato un doppio disco dal titolo omonimo, Storie dell’Altra Italia, che raccoglie nove canzoni e sei brani recitati, quest’ultimi sonorizzati magistralmente dalle tre chitarre di Marino, Sandro Severini e Massimo Priviero con l’aggiunta di Onofrio Laviola alle tastiere. Registrato il 28 ottobre 2011 alla Camera del Lavoro di Milano, il disco mantiene intatta la tensione narrativa del palco, cosicché anche coloro che non hanno avuto la fortuna di assistere ad una delle tappe del tour avranno ben chiaro lo spirito che ha animato questo progetto. La voce di Daniele Bianchessi introduce ai vari brani aprendo di volta in volta lo scenario sull’epoca e sui fatti raccontati dalle canzoni, accade con Storie di Alpini che introduce una struggente versione de La Strada del Davai di Massimo Priviero, ma anche con Storie di Resistenza che apre la strada alla splendida Pane, Giustizia e Libertà del cantautore veneto e a La Pianura dei Sette Fratelli dei Gang, che racconta la vicenda dei Fratelli Cervi. Molto intensa è poi la seconda parte dello spettacolo dedicata agli anni settanta e alla Seconda Repubblica con brani come Nessuna Resa Mai di Priviero e le sempre intentensissime Duecento Giorni a Palermo e Sesto San Giovanni dei Gang. Le canzoni in questa versione acustica brillano per la loro coralità con le chitarre di Marino Severini e Massimo Priviero a reggere la linea melodica insieme al piano di Onofrio Laviola e Sandro Severini all’elettrica a cesellare ogni nota con i suoi assolo. Storie dell’Altra Italia non è, dunque, un semplice disco ma è piuttosto un documento storico importante perché racconta la storia meno nota della nostra nazione, di quella Italia che resiste davvero e che vuole riappropriarsi del presente ma soprattutto del futuro. 


Salvatore Esposito