Ciccio Merolla: L’Ethno-Rap Made In Naples

Apprezzato da lungo tempo come percussionista al fianco di James Senese, Eugenio Bennato, Osanna e Daniele Sepe, Ciccio Merolla è uno dei fiori all’occhiello dell’ultima generazione di musicisti napoletani. Parallelamente alla sua attività di sessionman dal 2004 ha intrapreso un interessante percorso come solista, dapprima pubblicando per Taranta Power un disco strumentale nel quale si intrecciavano ritmi funky, hip-hop e techno ed in seguito tornando al suo vecchio amore per il rap con il disco Kojoro, nel quale è contenuto il singolo la Femmena Boss. Il suo ultimo disco Fratammè vede il rap contaminarsi di sonorità ethno world che fanno da sfondo a storie di ordinaria violenza. Lo abbiamo intervistato per parlare del suo percorso musicale e del suo ultimo album. 

Quali sono stati i tuoi primi passi come musicista? 
Sono nato nei Quartieri Spagnoli di Napoli e ho iniziato a suonare sin da bambino, ricordo che suonavo sui fustini dei detersivi, sulle pentole, dappertutto. Ho sempre sentito una grande attrazione per il ritmo e per il suono in quanto tale. La vera folgorazione però è arrivata quando avevo quindici anni, fu allora che dopo aver ascoltato un disco di Tupac, mi appassionai al rap e al free style che si aggiunsero alla mia grande passione per le percussioni. A questo va aggiunto il fatto che sono nato e cresciuto in un momento di particolare fermento per la scena musicale napoletana e seguivo molto i vari cantautori e musicisti della città, con i quali successivamente mi sono trovato poi anche a collaborare. 

Parlando proprio delle collaborazioni, in particolare vanno ricordate quelle con Daniele Sepe, gli Osanna, Eugenio Bennato e James Senese... 
Queste collaborazioni hanno avuto una grande importanza per la mia carriera, perchè loro sono stati per me dei veri maestri non solo in ambito musicale ma anche della vita, e questo per la grande esperienza che hanno alle spalle. Avendo avuto modo di collaborare a lungo con loro ciò mi ha permesso in qualche modo di rubargli il mestiere, a partire da come gestirsi fino al modo di proporre le proprie idee. Tutto questo è stato poi fondamentale nel mio percorso come solista. 

La tua passione per la musica come hai detto nasce dall'ascolto di Tupac come sei arrivato poi alla tradizione musicale campana? 
Ho avuto la fortuna di nascere tra Mario Merola e Miles Davis, sai chi nasce ai Quartieri Spagnoli non può far a meno di ascoltare tanto la musica neomelodica quanto quella tradizionale. Inevitabilmente tutto questo ti entra dentro e poi ognuno di noi da una propria interpretazione personale. Ciò che però mi ha influenzato nel mio percorso musicale non è tanto la tradizione del passato, quanto la contaminazione continua che vive quotidianamente Napoli. Sin da quando ero piccolo questa città, specialmente nei quartieri più popolari, è stata sempre abitata da gente di razze differenti indiani, africani, tuttociò mi ha sempre incuriosito molto e ho cercato negli anni ho cercato di riportarlo nel mio modo di fare musica.

Quanto ha pesato la scena Posse nella tua formazione? 
Moltissimo perchè quando sono arrivate le Posse si è sentita quest'aria nuova nella scena musicale a Napoli. Per l'età che ho è stato il movimento che mi ha in qualche modo influenzato di più. 

Dal punto di vista sia del suono sia dei testi però tu hai sviluppato un percorso differente, dando vita all'etno-rap… 
Io nasco come percussionista e questo è stato determinante dal punto di vista prettamente musicale. Il movimento delle Posse nasceva in ambiente universitario e si è sviluppato soprattutto dal punto di vista sociale e politico. Loro hanno raccolto il disagio di Napoli traducendolo in musica. Io nasco invece nel ghetto, e sono io stesso parte di quel disagio che cantavano le Posse. Le storie che racconto le ho vissute in prima persona, e non nascono per sentito dire. Questa è una differenza sostanziale che mi porta poi ad usare un certo tipo di linguaggio e anche un certo stile di composizione. 

Nella tua formazione personale ha avuto un grande peso l'aver abbracciato la filosofia buddista…
La prima cosa che mi affascinò delle percussioni furono i rumoristi della RAI, loro erano abili nel riprodurre i suoni della natura, il fruscio del vento, i passi, un'incendio. Mi colpiva la loro capacità di creare suggestioni e questa è stata la spinta ad applicarmi moltissimo nello studio della musicoterapia ed in particolare sull'effetto che possono avere i suoni in noi stessi e nel nostro corpo. Mi sono avvicinato successivamente al buddismo ed in particolare mi ha sempre colpito molto il fatto che questa filosofia è basata su un concetto importante ovvero, dare un contributo alla società in base a quello che si sa fare. Il mio intento è insomma quello di mettere l'ascoltatore in uno stato d'animo di riflessione sia quando suono sia quando compongono. Il fatto che emerga dalla mia musica non può che rendermi orgoglioso perchè significa che ho raggiunto un mio obiettivo importante. 

Passando al disco mi ha colpito molto il brano di apertura, Arabian Groove… 
Napoli è stata molto influenzata dalla cultura orientale e da quella araba in particolare e non a caso all'inizio del brano dico di sentirmi più vicino ad un tunisino che ad un milanese intendo proprio questo. Questo non significa snobbare i milanesi ma piuttosto un sentirsi più vicini a chi sta vivendo un momento di grande difficoltà. Si tratta di terre con una grande storia alle spalle e dalla loro cultura c'è ancora tanto da imparare, cerco sempre con tutte le mie forze di non farmi trasportare dall'idea di consumismo che c'è da noi ma piuttosto di tornare alle vere radici dell'essere umano e molto spesso questi paesi a noi lontani mantengono viva questa umanità. 

In Arabian Groove parli anche di una religione che divide e di una musica che unisce… 
Quando ho abbracciato il buddismo sono partito dal presupposto che tutte le religioni sono importanti. La preghiera per me è musica e rappresenta un contributo importante da dare all'Umanità. Spesso però le religioni diventano il motivo di guerre e divisioni a causa del fondamentalismo. La musica invece secondo me unisce sempre. 

Fratammè invece racconta una storia vera e purtroppo molto tragica… 
Questa canzone racconta di un mio amico che mentre camminava in uno dei vicoli dei Quartieri Spagnoli venne coinvolto in una sparatoria. Lui era un ragazzo per bene non aveva assolutamente niente a che fare con la malavita eppure si trovava solo a passare in quel posto e in quel momento e fu colpito a morte da un proiettile vagante. Io ho voluto scrivere questo pezzo perchè spesso si sente dire una cosa molto fastidiosa: "Si ammazzassero per i fatti loro, noi chiudiamoci dentro e facciamoci i fatti nostri". Quando però c'è di mezzo una vittima innocente ci rendiamo conto che il problema della malavita riguarda tutti, nessuno escluso. Il messaggio che ho cercato di lanciare è proprio l'invito a combattere insieme questo male che affligge non solo Napoli ma tutta l'Italia, tutta la nostra società. La cosa triste è che tutto nasce dal desiderio di seguire il consumismo, di volere sempre di più, di cercare la felcità in qualcosa che è fuori da noi, la felicità nei soldi, nella bella macchina, nelle vacanze, nella forma fisica. La felicità è un punto ideale che una persona si da, è una scelta, quella di essere felici anche se non si hanno tutte queste cose.

Un'altro brano molto profondo è invece Guerra…
Esistono tanti tipi di guerre. Molto spesso noi ci troviamo in una società nella quale sei ritenuto povero se non hai il telefonino e non se non hai il pane e l'acqua e questa cosa mette le persone in una apprensione continua. I soldi non bastano mai e poi si arriva al punto che si può facilmente delinquere, si può facilmente perdere la nostra vita. La vita in sè non costa niente. A' Vita è A'Vita, poi ci sono le cose che ognuno può conquistare. La filosofia Buddista dice che il tesoro più grande che abbiamo è la vita e i tesori del cuore sono quelli più preziosi che abbiamo. 

Nel brano O'Viaggio racconti invece i viaggi della speranza dei tanti immigrati che approdano sulle nostre coste… 
Le storie degli immigrati le conosciammo tutti, la televisioni ce li mostra continuamente, distrutti, stremati, caricati su questi barconi, nei quali spesso alcuni di loro perdono la vita. Questa è una cosa davvero assurda. Loro vivono con il sogno di venire da noi, in Italia in un paese dove non c'è la guerra, dove si può lavorare per mandare i soldi alla propria famiglia. Invece quando arrivano vengono espropriati della loro dignità. Spesso vediamo genitori che arrivano con i propri figli e davanti a loro sono mortificati. Non è un caso che poi abbia scelto di chiudere il brano chiedendo scusa ad un ipotetico Alì per non essere stati all'altezza di ospitarli come si deve. 

O'Pittbull è invece un brano dal significato metaforico… 
Questo brano racconta di un cane abbandonato sull'autostrada e costretto a vivere per strada si incattivisce ed inizia ad aggredire le persone. Molti vogliono ammazzarlo con le polpette avvelenate, e non si rendono conto che averlo abbandonato da piccolo è proprio la società che ha creato questo mostro. Questa potrebbe essere la storia di tanti esseri umani, sai che il ghetto del mondo è una fetta di popolo che è abbandonata da qualsiasi istituzione. In questi posti vince la legge del più forte, esiste ognuno si fa giustizia da solo. 

Al disco hanno collaborato James Senese ed Eugenio Bennato… 
James ha suonato in O' Viaggio e in Arabian Groove, ed in particolar enella prima mi è sembrato naturale coinvolgerlo con il suo magico sax. Mi è bastato telefonarlo e fargli ascoltare i brani e subito ha accettato in modo entusiastico di venir a suonare. Invece con Eugenio Bennato ho avuto la possibilità di scrivere le canzoni di un musical da cui è tratta l'Assessore, mi è sembrato giusto includerla nel disco perchè in qualche modo racconta una realtà che viviamo tutti i giorni quella di persone che fanno carriera solo per ottenere un potere ma non perchè hanno una sensibilità. Molti non lavorano per rendere migliore la nostra società ma lo fanno solo per scopi personali. 

In conclusione mi piace citare anche Mostro… 
E' la riscrittura di una canzone cantata da Mina, e mi sono davvero divertito a rifarla perchè mi aveva sempre colpito sin da quando la sentivo da piccolo. 

Quali sono i tuoi programmi per il futuro… 
Il tour promozionale del disco sta andando molto bene e stiamo già allestendo i concerti per il tour estivo. La cosa bella è che c'è sempre un bel pubblico e tutti i concerti sono stati molto seguiti con date sempre sold out.


Ciccio Merolla – Fratammè (Ghetto Nobile/Jesce Sole/Edel) 
Nato e vissuto nel ghetto di Napoli, i Quartieri Spagnoli, mentre nella sua città sbocciava il meglio che la musica partenopea avesse mai proposto, Ciccio Merolla è un’artista poliedrico, che unisce l’amore per le percussioni a quello per il rap e il free style senza dimenticare le sonorità della tradizione e la contaminazione. Il suo ultimo album, Fratammè raccoglie undici brani autografi, caratterizzati da grande originalità compositiva dove il rap e il free style si sposano con sonorità ethno-world. Spaziando dalla tradizione afroamericana a quella della sua Napoli, Merolla, ha dato vita ad un racconto a cuore aperto nel quale si intrecciano spaccati della sua città, dei nativi Quartieri Spagnoli, degli ultimi e dei dimenticati, di immigrati e politici corrotti. Dal punto di vista prettamente sonoro particolarmente felice è stata la scelta di suonare ogni strumento senza ricorrere a basi mixate da un dj, e ciò permette al ritmo di colpire dritto nel profondo, dando una cornice perfetta ai vari testi. Ad aprire il disco è la splendida Arabian Groove nella quale brilla il sax di James Senese, si passa poi alla title-track che racconta una triste vicenda autobiografica nella quale Merolla racconta la storia di un suo amico ucciso per sbaglio da un proiettile vagante in un agguato di camorra. Durante l'ascolto emergono poi brani come O' Viaggio nella quale emerge la triste realtà dei tanti immigrati che giungono sull nostre coste sperando in un futuro migliore e trovano solo sofferenza, o ancora la torrida O' Pittbull nella quale un cane abbandonato sull'autostrada diventa una metafora per tutti gli emarginati dalla società, e L'Assessore, scritta in collaborazione con Eugenio Bennato per un musical e che brilla per l'ironico testo. Sul finale non manca anche un divertissment con Mostro, nella quale il musicista napoletano riscrive a modo suo in napoletano la celebre Brava cantata da Mina, e che in questo caso diventa Mostro intesa come campione di bravura o come qualcuno che si vanta troppo. Merolla canta la Napoli degli ultimi, quella maledetta, quella dipinta magistralmente da Peppe Lanzetta nei suoi romanzi, e proprio come lo scrittore napoletano ci ricorda che quella realtà, quelle storie non possono esserci estranea, ma che è parte di noi e noi per primi dobbiamo combatterla superando l'indifferenza. Fratammè è dunque un disco profondo che nasce nell'alveo delle Posse ma che da esse si distacca per dare voce alla Napoli del Ghetto e non a quella del sentito dire.



Salvatore Esposito